Renzi: te lo ricordi il conflitto d’interessi?

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Come era facilmente prevedibile, tutti i giornali sono in estasi per il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. Già prima l’ex sindaco di Firenze era amato da praticamente tutta la stampa italiana, dopo la mossa politica con cui è riuscito a far eleggere Sergio Mattarella al Quirinale, trovare una redazione a cui Renzi non piaccia è praticamente impossibile. Chi vi scrive non vuole rovinare questo meraviglioso clima fra politica e stampa, ma c’è una domanda che andrebbe fatta a Renzi: non è che fra una riforma (presunta) ed un’altra (altrettanto presunta) può trovare il tempo di fare una legge sul conflitto d’interessi?

NEI PRIMI 100 GIORNI - Quando era ancora il rottamatore che lottava da solo contro un intero partito Renzi sembrava avere le idee molto chiare al riguardo. Durante il duello televisivo contro Pier Luigi Bersani organizzato per le primarie del 2012 Renzi disse: «Il problema reale che abbiamo è che in questi anni non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interessi e non l’abbiamo fatta quando eravamo al governo noi. Perché quando c’era al governo Berlusconi figuriamoci se riuscivamo a fare la legge sul conflitto d’interessi, neanche Mago Zurlì. Ma nel momento in cui al governo ci siamo stati noi, e ci siamo stati due volte, il fatto di non essere riusciti a realizzare la legge sul conflitto d’interessi è la dimostrazione più drammatica del fatto che abbiamo fallito! Ecco, se io immagino un centrosinistra che non è riuscito a fare quello che doveva fare, immagino due cose. Uno: quando la sinistra radicale e il centro di Mastella hanno mandato a casa Prodi tradendo il messaggio degli elettori. Due: quando non ha fatto il conflitto d’interessi. Su questa cosa qua noi dobbiamo impegnarci, nei primi cento giorni il conflitto d’interessi si fa. E in Italia, spiace dirlo, ha un nome e un cognome ed è quello dell’ex presidente del Consiglio».

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GLI UNICI - Sempre durante la campagna elettorale di quelle primarie Renzi andò a Servizio Pubblico (La7) e, incalzato da Luisella Costamagna, disse: «Quando al governo c’è il centrodestra porre il tema del conflitto d’interessi dopo che noi non lo abbiamo fatto è un tentativo di utilizzare uno specchietto per le allodole (…) Agitare la bandiera del conflitto d’interessi quando si è all’opposizione e non fare niente quando si è in maggioranza è ridicolo». E all’edizione 2012 della Leopolda chiamata “Viva l’Italia Viva. Il meglio deve ancora venire” Renzi disse: «Siamo gli unici a poter dire: ma perché non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi?».

EFFETTI - Una volta i berlusconiani dicevano che parlare di una legge sul conflitto d’interessi è inutile perché agli italiani non cambia niente. Ma non è vero. Disciplinare il conflitto d’interessi significa aumentare la concorrenza e quindi abbassare i prezzi dei bene e dei servizi e, contemporaneamente, alzarne la qualità. Gli italiani, quindi, vedrebbero le concretissime conseguenze di questa legge. E parlando più in generale, fare una legge sul conflitto d’interessi è un’arma imprescindibile per abbattere il capitalismo clientelare che caratterizza l’Italia praticamente da sempre.

Insomma, sull’argomento Renzi ha detto parole assolutamente condivisibili a cui però non sono seguiti altrettanti fatti. Da quasi un anno Renzi è il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, da allora a posto all’attenzione del Parlamento diverse questioni: nuova legge elettorale, riforma della Costituzione, gli ottanta euro, il decreto Poletti, il Jobs act. Possibile che non ci sia stato il tempo di votare, magari insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e il Movimento 5 Stelle, una seria legge sul conflitto d’interessi?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

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