Renzi: il rottamatore della rottamazione

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Senza troppa ipocrisia è bene ammettere che moltissimi italiani ci avevano creduto veramente al progetto di rottamazione e rinnovamento dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi. Ha rappresentato l’ultima speranza che la politica potesse cambiare veramente facendo diventare l’Italia, per la prima volta nella sua storia, un paese normale. Oggi, però, dopo quasi un anno di governo e un anno e tre mesi da segretario del Partito Democratico, alla luce dei fatti e al netto delle chiacchiere, Renzi rappresenta una delle delusione gigantesca.

RIFORME PERICOLOSE - La legge elettorale fortemente voluta da Renzi che entro pochi mese sarà approvata definitivamente farà si che alla Camera la maggior parte dei deputati saranno nominati nelle segrete stanze dei partiti e non dai cittadini. La riforma Costituzionale che si sta discutendo al Senato prevede uno svuotamento dei poteri del Parlamento (per chi se non lo ricordasse, l’Italia è una Repubblica parlamentare) ed un rafforzamento dell’esecutivo, andando così a minare il delicato equilibrio fra i diversi poteri dello Stato che erano riusciti a trovare i padri costituenti. Inoltre, alle elezioni europee dello scorso anno Renzi ha candidato persone che, al 25 maggio 2014, risultavano indagate o imputate: Renato Soru, Giuseppe Ferrandino detto Giosi Anna Petrone, Nicola Caputo. Un primo passo per cambiare verso non sarebbe stato candidare solo persone senza problemi con la giustizia?

VOLTAGABBANA BUONI - Matteo Renzi inoltre non sta governando in maniera diversa rispetto a come faceva Silvio Berlusconi. Nel 2010, quando la parte di Pdl guidata da Gianfranco Fini uscì dalla maggioranza, Berlusconi riuscì a governare per un altro anno grazie al gruppo dei cosiddetti responsabili di Razzi e Scilipoti e il mondo della sinistra si indignò. Oggi Renzi se può continuare a fare le riforme non è grazie al solo Partito Democratico ma grazie ai vari transfughi che stanno arrivando dalle altre forza politiche. In principio furono Andrea Romano (eletto nel febbraio 2013 con la lista di Mario Monti e passato alla fine del 2014 al Pd) e Gennaro Migliore, eletto con Sinistra Ecologia e Libertà e passato al Pd. Negli ultimi giorni otti parlamentari eletti con Scelta Civica (Susta, Giannini, Maran, Lanzillotta, Ichino, Borletti Buitoni, Tinagli, Calenda) hanno annunciato di voler confluire nel Partito Democratico. E, piccole particolare che si tende troppo spesso a scordarsi, il Governo si regge grazie all’appoggio di Ncd, cioè un pezzo di centrodestra eletto per stare con Berlusconi e non con il centrosinistra. Perché questa volta nessuno di indigna con Renzi come si fece con Berlusconi quattro anni fa?

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URGENZE REALI - Renzi inoltre continua a non pensare ai tantissimi italiani che stanno vivendo una situazione economica a dir poco difficilissima. Si dirà: ma il decreto Poletti e il Jobs Act sono stati approvati. Vero, ma di questi provvedimenti beneficeranno coloro che un lavoro ce l’hanno già e in pochissima parte coloro che invece un lavoro non ce l’hanno. Il decreto Poletti prevede l’innalzamento da un anno a tre anni della durata dei contratti a tempo determinato senza causale, i contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di cinque volte in tre anni, è saltato l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro, i contratti di apprendistato avranno meno vincoli, la formazione pubblica per l’apprendistato sarà di nuovo obbligatoria. Il Jobs act prevede invece il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i nuovi assunti, il riordino della cassa integrazione con nuovi limiti all’utilizzo dello strumento, la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione e la rimodulazione dell’assegno di disoccupazione. Sia chiaro, erano provvedimenti che andavano presi. Ma tali norme non sono state accompagnate da un’azione forte per contrastare la disoccupazione.

I CONTI NON TORNANO - Secondo le previsioni di Eurostat pubblicate nello scorso autunno, nel 2014 la disoccupazione in Italia sarebbe stata pari al 12,8%, dato che dovrebbe essere riconfermato nel 2015 e solamente nel 2016 ci dovrebbe essere un leggero miglioramento: 12,6%. Le cose non vanno meglio per quello che riguarda il debito pubblico. Nel febbraio 2014, quando Renzi arrivò al Governo, il debito pubblico era pari a 2.107,2 miliardi. A novembre era pari a 2.160,1 miliardi. In nove mesi di Governo Renzi il debito pubblico è quindi cresciuto di 52,9 miliardi di euro.

Insomma, Renzi doveva cambiare molto. Ma per ora ha combinato pochissimo. Ma la colpa è solo sua? Certo che no. Se il Movimento 5 Stelle invece di cacciare un parlamentare un giorno sì e l’altro pure incalzasse il Governo su temi veri e concreti, forse l’Italia oggi vivrebbe una situazione decisamente migliore.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

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