Renzi “80 euro alle neomamme”. MammAvventura in versione shopping

Leopolda 2013, parte la convention di Matteo RenziSolo nel salotto tv di Barbara d’Urso si poteva arrivare a tanto grazie alla sparata di Renzi: 80 euro alle neomamme ogni mese per i primi tre anni. Il premier ha subito aggiunto saggiamente: «So cosa vuol dire comprare pannolini, biberon e spendere per l’asilo. È una misura che non risolve un problema ma è un segnale». Ma la promessa, per una mamma, non può passare inosservata neppure alla luce di questa cautela, quindi ecco scattare una mammAvventura dedicata allo shopping (sfrenato) che la cifra renziana consentirà.

PANNOLINI – Non a caso è la prima voce menzionata dal capo del governo appena dopo l’annuncio dell’arrivo di 80 euro alle neomamme, perchè decisamente costituiscono la croce e delizia di ogni neo-famiglia. Delizia perchè liberano le mamme da incombenze tipiche delle loro nonne (o anche madri se non sono proprio giovanissime), cioè trascorrere ore a far bollire pannetti e ciripà in uso prima dell’avvento dell’usa e getta. Croce perchè il costo medio di questo prodotto è decisamente elevato, soprattutto considerando i livelli di consumo che possono arrivare in casi estremi fino a 9-10 pezzi al giorno: ogni volta che si sente puzza di pupù – soprattutto fuori dagli orari in cui ce lo si aspetta – il primo pensiero non è sempre la preoccupazione per l’arrossamento del culetto, quanto un repentino calcolo della spesa aggiuntiva che quella cacca fuori programma può comportare!

Appena il neonato arriva a casa, inoltre, la neomamma è solitamente abituata alle performance avveniristiche dei pannolini in uso nel reparto maternità dell’ospedale dove – come riferitomi da uno degli infermieri – questi sono offerti dalle varie aziende come vera e propria forma di promozione pubblicitaria.

Quando ci si rende conto però del prezzo di questi miracolosi pannolini contieni-tutto, vere e proprie dighe progettate per arginare ogni forma di “evacuazione” liquida e solida, le aspettative si ridimensionano drasticamente salvo valutare l’accensione di un mutuo. I renziani 80 euro potrebbero essere abbastanza calcolando attentamente la quantità di cibo da somministrare all’infante in modo che non vi sia un eccessivo “scarto”, in caso contrario per il pargolo si prospetta un’esistenza di pannolini rigorosamente low-cost.

pappa allattamento biberon (blog.pianetamamma.it)BIBERON (SENZA LATTE!) E ASILO (FINCHE’ CE LA SI FA) – Il presidente del Consiglio parla poi di biberon e asilo: sul secondo capitolo una nostra mammAvventura già è abbastanza eloquente, sebbene non si affronti in specifico il problema dei costi. Volendo approfondire la questione si può aggiungere che i fantomatici 80 euro mensili coprirebbero – secondo lo scaglione ISEE della famiglia – un lasso di tempo variabile. Prendendo come esempio il caso di Roma, la cifra basterebbe pure per le famiglie in fascia bassa, ma per la maggior parte sarebbe sufficiente a malapena per qualche settimana, poco più di una per le coppie con reddito ISEE “alto” (oltre 40.000 euro circa) che pagano per il servizio comunale poco meno di 350 euro ogni mese. Capitolo a parte quello del nido privato, per cui mediamente si richiedono 400-600 euro mensili: con 80 euro lo tengono 3-4 giorni…per le restanti necessità Renzi rimanda alla fantasia e alle risorse di mamma e papà!

Discorso più ampio si apre riguardo il biberon: qualcuno dovrebbe spiegare al caro primo ministro che il problema non è tanto  l’acquisto di una tettarella, quanto quello della sostanza da metterci dentro. Provassero pure le mamme ad investire il bonus per fornire al pargolo un nuovo biberon: senza dubbio, passata la fase di curiosità e gioco stimolata da questo grazioso oggetto che si può succhiare e mordicchiare, si transiterebbe a quella delle urla una volta realizzato che il capitale non è sufficiente per garantire a lungo anche l’approvigionamento del contenuto.

SPESE PAZZE – A queste voci se ne possono tuttavia aggiungere molte altre, per avere almeno una vaga idea di quanto gli 80 euro alle neomamme possano drasticamente cambiare la vita! Se si può per esempio ammortizzare la spesa per la pappa nei primi mesi di allattamento al seno, con lo svezzamento ecco la voce “vitto” subire una prima impennata: come ignorare infatti le direttive del pediatra che raccomanda di preparare i primi brodini di verdura con ortaggi rigorosamente bio (che si sa non sono proprio regalati…)? E pure la mela e la pera da grattugiare devono provenire da agricoltura a Km 0: ma se sono a Km 0 perchè li pago come se me li dovesse portare un caccia F35 a reazione supersonica dall’altro capo del Pianeta?  E poi c’è la carne (biologica anche quella) e il pesce (secondo voi?)…e va bene che i piccoli non ingurgitano pranzi o cene da Trimalcione, tuttavia difficilmente 80 euro – da spartire tra tutte le necessità del bilancio famigliare – potranno garantire la copertura mensile. Anche qui, come per i pannolini, i bebè rischiano di passare dalle coccole alimentari della boutique del gusto al discount.

Ma non disprezziamo la buona volontà del caro Renzi, perchè a ben vedere gli 80 euro alle neomamme – lo diceva pure una vecchia pubblicità – non risolvono, ma aiutano. E poi siamo o no abituate alle mammavventure?

MammAvventura

foto: blog.pianetamamma.it;

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