Referendum ed elezioni: le sinistre pronte a vincere…sempre divise

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Nuovo Ulivo

RomaUn milione e 200 mila firme pro-referendum elettorale possono significare 2 cose: tra breve la legge sarà cambiata e vedremo come; tra poco si vota.

In realtà, l’Esecutivo di Silvio Berlusconi, in seguito al successo dell’opposizione sulla raccolta firme, può concludersi in 3 differenti modi. Uno. Il Governo cambia subito la legge mediando un accordo con le proposte dell’Udc di Pier Ferdinando Casini evitando il referendum e avvicinando il Terzo Polo per le future elezioni. Possibilità praticabile ma la Lega è contraria. Essa desidera la riforma elettorale compresa in quella costituzionale, gradirebbe il ritorno al Mattarellum e non vuol spartir nulla con Casini. Due. Aspettare il 2012 e fare contenta la Lega, ma questo non assicurerebbe Berlusconi dal rischio di un governo tecnico. Tre. Aspettare. Lasciare che il referendum passi e, se possibile, che finisca la Legislatura cosa che, però, farebbe partire il centrodestra in gravoso svantaggio nella futura campagna elettorale. Questo in sintesi.

Le sinistre – Il punto è che – alla luce dei fatti – gli scandali giudiziari del Cavaliere, le vicissitudini finanziarie mondiali, le liti della maggioranza e una generale sfiducia dell’elettorato di centrodestra per le riforme liberali annunicate dal premier e mancate in toto, si tradurranno probabilmente in un unico risultato: vinceranno le sinistre. Queste lo sanno e quindi si stanno preparando al boccone, dolce o amaro, a seconda dei punti di vista.

Prendiamo Pier Luigi Bersani (Pd), ad esempio. Il buon Gigi è corruciato. Impelagato tra i tanti alleati. Da una parte c’è Antonio Di Pietro (IDV) che vorrebbe costringerlo ad annunciare senza indugi la saldatura dell’asse Nuovo Ulivo, insieme al Sel di Nichi Vendola. Per Tonino è una necessità poiché l’unione dei democrat farebbe da contrappeso alla popolarità in ascesa del filosofo comunista super favorito nel ruolo di futuro candidato premier, al posto del buon Gigi.

Inoltre, Di Pietro non rinuncia al bacino elettorale del Pd, un piatto ghiotto e dal quale sarebbe più facile pasteggiare tenendosi accanto Bersani.

L’altro lembo della giacchetta del leader del Pd è tirato da Casini. Questi è in attesa delle proposte della maggioranza (previa condizione vincolante: le dimissioni del Cavaliere) e osserva con attenzione le mosse di Bersani.

Questo – dal canto suo – avrebbe gradito arrivare alle urne con il Porcellum, non ha dunque ritenuto dover firmare per la raccolta e, poi, si è visto travolgere dall’ondata referendaria. Conclusione: Gigi è più che mai inviso ai suoi perché il Pd non ha potuto ufficialmente fregiarsi della partenità dell’operazione pro-Mattarellum insiema ad Idv e Sel. Figuraccia.

Fuoco incrociato – Non è finita. Il fuoco incrociato in cui pena il buon Gigi, dipende anche dall’impossibilità per Udc e Sel di trovare un’intesa qualsiasi.

I 2 non si capiscono, non si parlano, non sposano le stesse prospettive e si rivolgono a 2 elettorati diversi. Inevitabile che Bersani sia in imbarazzo. E il fastidio si fa davvero scomodo quando Casini pretende prove di fedeltà.

Il 30 settembre scorso, il leader Udc ha chiesto a Bersani di chiarire se il cosiddetto Nuovo Ulivo (nel quale Pierferdy non ha alcuna intenzione di entrare) sia d’accordo con i punti elencati dalla BCE nella lettera inviata al Governo: riduzione degli stipendi statali,

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Matteo Renzi

revisioni delle norme contrattuali (art. 18), liberalizzazioni, privatizzazioni, abolizione delle Province, delle municipalizzate, degli ordini, indicatori di produttività per ospedali e tribunali, ecc. Tutta roba liberale necessaria all’economia europea e fondamentale per quella nazionale. Bersani deve ancora battere colpo.

In compenso Vendola ha risposto. Ieri alla manifestazione, Ora tocca a noi, indetta dal Sel a Piazza Navona e al quale era presente Di Pietro e assente Bersani, Vendola ha chiarito di essere profondamente in disaccordo con ‹‹l’Europa monetarista e liberista, l’Europa di Trichet, che sta mandando al macello il popolo greco. Un’Europa del pareggio di bilancio senz’anima […]››. Capito? E tanti saluti alla Ue.

Colpo di scena – Ora, il clima politico è caotico. Senza dubbio. Al punto che è quasi sfuggita una notizia che se confermata, potrebbe ribaltare la scena pre-elettorale dalla sera alla mattina: il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, vuol candidarsi alle primarie del Pd. Anzi, ha già stretto parecchie alleanze politiche (Piero Fassino, Sergio Chiamparino, Mario Adinolfi recente dimissionario dal Pd di Bersani), intellettuali (Alessandro Baricco), bancarie (Fabrizio Palenzona, il “camionista”-vicepresidente di Unicredit). Insomma, il rottamatore ha l’intenzione, ha i promoter e ha lo spirito liberista che vuole la BCE. Adesso, bisognerà capire se avrà anche i numeri per smontare le intese in essere e puntare a Palazzo Chigi. Se così fosse, ben tornata Ue e tanti saluti Vendola.

Chantal Cresta

Foto || lettera43.it; il giornaleieri.blogspot.com; wikipedia.org

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