Recensione – Quando l’amore è una ‘Questione di tempo’

Il poster del film

Il poster del film

Sarà distribuito a partire da domani nelle sale italiane About Time – Questione di tempo, il nuovo film tutto all’inglese scritto e diretto dalla penna ormai celebre di Richard Curtis. Il regista, sceneggiatore pluripremiato per i film Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones, ma anche coautore di esordio della fortunata serie Mr. Bean, torna questa volta con una favola che sarebbe riduttivo definire una semplice storia d’amore. Anche in questo caso infatti, è un piacere constatare come il nome di Richard Curtis si riconfermi degna assicurazione per il gusto, l’umorismo e l’accuratezza che ci si aspetta di trovare in sala. In Questione di tempo, Curtis sceglie Domhnall Gleeson (Anna Karenina, Il Grinta, Harry Potter e i doni della morte) e Rachel McAdams (To the Wonder, Sherlock Holmes: Gioco di ombre, Midnight in Paris) per guidare un film attraverso un plot che è commedia sentimentale e storia d’amore, ma anche saga familiare e romanzo visionario, ottenendo come risultato una pellicola di rara bellezza.

La storia raccontata è quella di Tim Lake (Domhnall Gleeson), un placido e timido ragazzo, che all’età di ventun anni, scopre di poter viaggiare indietro nel tempo per cambiare quello che accade nella sua vita. È suo padre, interpretato dall’eccezionale Bill Nighy, a rivelarglielo, confessandogli anche che si tratta di un dono condiviso da sempre da tutti gli uomini della sua famiglia. Fresco padrone di questo immenso potere, Tim si trasferisce dalla casa di famiglia, in Cornovaglia, a Londra, per intraprendere la carriera di avvocato. Tim ha già scelto di utilizzare il suo dono di famiglia per trovare l’amore e, quando incontra Mary (Rachel McAdams), farà di tutto per farla innamorare di lui, anche sfruttando “replay temporali” sorprendenti. D’altra parte, Mary è un concentrato di dolcezza e gentilezza ed è per lei che Tim costruirà teneramente il loro primo incontro e una proposta di matrimonio perfetta, e cercherà, driblando il tempo, di salvaguardare la loro unione dalle catastrofi quotidiane. Eppure, soprattutto nell’utilizzo del suo dono bizzarro, Tim scoprirà che non gli è possibile evitare le sofferenze e gli alti e bassi della vita e che sono proprio le sue imperfezioni a renderla degna di essere vissuta.

Domhnall Gleeson e Bill Nighy in una scena del film

Domhnall Gleeson e Bill Nighy in una scena del film

Guardando Questione di tempo, Il primo merito da riconoscere a Richard Curtis è, senza dubbio, quello di non aver reso egocentrico il rapporto a due, che diventa solo il punto di partenza per la costruzione del suo protagonista. I ruoli collaterali, infatti, dalla figura del padre, in cui Curtis racchiude il senso della saggia onniscienza, a sua sorella Kit Kat (Lydia Wilson), esempio della passione consunta, riescono, prima ancora di completare Tim Lake, a contestualizzarlo emotivamente e socialmente, permettendo allo spettatore di godere di un racconto la cui evoluzione narrativa merita un plauso convinto, perché è frutto di una sceneggiatura di encomiabile fattura che, partendo dalla storia d’amore, progredisce verso la saga familiare. Insomma, Questione di tempo è una commedia brillante e magnificamente costruita, che ha saputo sfruttare le pause e i dialoghi in maniera virtuosa, regalandoci un esempio di umorismo inglese assolutamente magistrale.

D’altra parte, Richard Curtis è un concentrato entusiasmante di buone idee, sagacia e umorismo sottile, doti che sa esaltare senza dover ricorrere ad antitetici drammi o tragedie moraliste di sorta, custodendo il segreto della ricetta perfetta per la commedia pulita, trasparente e cortese, ma non per questo meno avvincente. Il merito risiede senza dubbio nella capacità dell’autore neozelandese di saper trasformare tra le sue mani storie banalmente semplici in capolavori leggeri, da “leggere” tutti d’un fiato: si, perché andare al cinema con lui dà la sensazione di sfogliare esattamente un bel romanzo.

La bella Rachel McAdams nel ruolo di Mary

La bella Rachel McAdams interpreta la svampita Mary

E Questione di tempo non fa certamente eccezione: sarà per le interpretazioni dei suoi attori, tutte impeccabili, sarà per i ben misurati elementi visionari e surreali dei quali Curtis li circonda (conditi per altro di un’ottima colonna sonora), oppure sarà per il suo modo mai scontato ed ironico di servire la morale di fondo attraverso lampi di commovente quotidianità. O, probabilmente, sarà per via di tutti questi motivi insieme che i lavori di Curtis conquistano l’attenzione assoluta dello spettatore. L’unico dato certo è che anche Questione di tempo, per la sua intera durata, riesce a far dimenticare qualsiasi cosa sia rimasta fuori dalla sala e regala la sensazione che, al suo interno, non vi sia un solo elemento sbagliato o inopportuno.

A Bill Nighy va infine l’ultimo pensiero: attore cinematografico e teatrale di indubbio spessore, sa comunicare per Curtis con il sorriso sardonico di chi, anche stavolta, ha già capito troppo. A lui ci si affeziona per forza, d’altra parte è proprio la sua figura paterna ad insegnare che nell’affanno quotidiano di gestire e comandare il tempo, il segreto più grande di tutti è quello di riuscirci a guardare attraverso…e questo è un dono che non ha niente a che fare con il surreale e che fa di un film un omaggio alla vita, quella vera, senza poteri fuori dal comune.

(Foto: sceglifilm.it; starssystem.it)

 Valentina Malgieri

@V_Malgieri

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