Recensione Looper. Grande fantascienza tra Akira e Philip Dick – Video

looperNel 2070 il viaggio temporale sarà non solo inventato, ma anche bandito dalla legge a causa delle possibili implicazioni ad esso legate. Solo l’ambiente malavitoso continuerà ad utilizzarlo clandestinamente: quando ci si vuole “liberare” di qualcuno lo si manda trent’anni indietro dove un “looper”, un killer professionista, è pronto ad ucciderlo facendo sparire il cadavere, un corpo che nel 2040 non esisterà. Niente di più facile…forse.

Così il Joe del 2040 presenta le linee guida dell’ultima, ottima, prova del regista e sceneggiatore Rian Johnson (Brick – Dose mortale e The Brothers Bloom). Looper, prodotto da Tristar Pictures e Film District, è un film che si fa portatore di un lunga tradizione fantascientifica, sia cinematografica che letteraria. Se il viaggio nel tempo richiama a gran voce Terminator di James Cameron, l’intelaiatura narrativa rimanda, con la sua sovrapposizione di storie personali e di coinvolgimenti sociali di ampio respiro, a certi esempi letterari che non facciamo fatica a riconoscere nell’opera dello scrittore americano Philip K. Dick.

Looper appare sin dalle prime scene come un film lucido e intelligente, in cui sparatorie, inseguimenti ed effetti speciali sono ridotti al minimo. Tra le intenzione del regista americano, infatti, c’è la pretesa di offrire una visione del futuro decisamente low-tech, opaca, in cui nulla luccica e tutto sembra ristagnare, l’economia va male e gli abitanti guidano macchine dei giorni nostri. Un film che richiama, per alcuni tratti, i futuri disegnati dal Niccol di Gattaca – La porta dell’universo o del più recente In Time, distopie che negano ogni speranza tecnologica in favore in uno approfondimento fanta-politico o fanta-sociale la cui scintilla scaturisce dallo iato insanabile tra sviluppo e progresso.

La vita dei “looper”, però, non è così semplice. Per ognuno di loro arriva il momento in cui le grandi organizzazioni criminali decidono di sciogliere il contratto; per fare ciò costringono i killer a uccidere il proprio sé del 2070. La chiusura del loop, da qui il nome “looper”. E questo è ciò che accade a Joe, ma le cose vanno storte e non riesce ad uccidere il Joe trent’anni più vecchio che riesce a scappare e a comunicargli che nel futuro, un super boss venuto dal nulla con la mandibola d’acciaio – forse un novello Palmer Eldritch? – avrebbe sconvolto le vite di molti e cercato di chiudere tutti i contratti dei “looper”.

I due Joe, Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis

L’incontro tra i due Joe, Joseph Gordon-Levitt (Inception, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Lincoln) da una parte e Bruce Willis (Die Hard, Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore) dall’altra, è il punto di snodo dell’intera vicenda. Come detto precedentemente, su una storia del tutto personale, che riguarda addirittura lo stesso individuo, ma scisso temporalmente, si sovrappone una vicenda più grande e più grave che costringere il nostro protagonista – dopo aver incontrato uno strano bambino dai poteri telecinetici – a riconsiderare le proprie sorti per un bene più grande. Ma chi è questo bambino? Con Cid, questo il suon nome, Johnson ci offre una figura a metà strada tra l’Akira di Ōtomo e l’Emmanuel di Divina Invasione, secondo libro della trilogia di Valis di Dick. Figura angosciante e ottimamente delineata che costringere, filosoficamente, ad investire il presente delle responsabilità atte alla creazione del futuro. E questo a scanso di egoismi individuali.

Looper è un bellissimo film di fantascienza che sembra iniziare come un possibile epigono di Terminator e di altri film sui viaggi temporali, ma che finisce per essere un opera riflessiva, sia sulla tradizione fantascientifica, sia sulla nostra realtà. Ed è questo il compito della migliore sci-fi: investigare l’essere umano e deterritorializzarlo in maniera da poter affrontare i grandi temi che lo circondano e che lo affliggono.

 

Emanuel Carlo Micali

Foto | http://ia.media-imdb.com,

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