Recensione – Gli ‘Anni Felici’ di Daniele Luchetti

Locandina del film

Locandina del film

Siamo nell’estate del 1974, e in un’assolata Roma si svolgono le vicende di una normale famiglia medio-borghese. Ad interpretarne i due poli, due noti volti del cinema italiano, già visti insieme in Questione di cuore di Francesca Archibugi: Kim Rossi Stuart (Romanzo Criminale, Vallanzasca) e Micaela Ramazzotti (Tutta la vita davanti, La prima cosa bella), ovvero Guido e Serena; a fare da specchio, i loro figli, Dario e Paolo, di dieci e cinque anni. Guido è un artista irrisolto che sente minata la sua espressione artistica dal contesto di conformità ed appartenenza familiare che gli ruota intorno e del quale non sa se vuole o meno liberarsi; anelando ad appartenere all’avanguardia artistica di quegli anni, si ritrova schiacciato dall’ossessione di non essere mai all’altezza. Serena è sua moglie, vittima inconsapevole e innocente del troppo amore che prova per lui. Legati da una passione profonda che li fa appartenere l’uno all’altra nonostante le imprevedibili situazioni della vita, Guido e Serena trasportano nel loro valzer emotivo di gelosie e ricatti, tradimenti e risoluzioni, i loro due giovanissimi figli che, provvisti di una spontanea e piacevolissima ironia, sapranno, a fatica, conquistarsi il loro spazio.

Anni Felici è il tredicesimo lungometraggio del regista romano Daniele Luchetti, vincitore di un David di Donatello alla miglior sceneggiatura nel 2007 per Mio fratello è figlio unico e di uno alla miglior regia per La nostra vita nel 2011. Il film, presentato al Toronto International Film Festival proprio quest’anno, racconta stralci verosimili di vita familiare degli anni ’70, immersa in nuovi equilibri di genere, rivendicazioni libertarie, avanguardie artistiche e sociali che, fortunatamente, resteranno solo il quadro di sfondo del film, evitando scontate didascalie e stigmi stravisti. Indiscutibile la bravura dei due protagonisti: quella di Micaela Ramazzotti, in un ruolo pienamente nelle sue corde, sfaccettato e poliedrico, e, soprattutto, quella di Kim Rossi Stuart, che ha dimostrato di saper fornire la giusta profondità a un personaggio cui non sono riservati specifici voli pindarici e che, tuttavia, richiama l’affezione del pubblico. Con il suo Guido resta in piedi l’unico ruolo maschile del film, in una trama dove le protagoniste principali sono le donne, incarnazione concentrata di una miriade di possibilità: prima fra tutte, la femminista Helke, interpretata da Martina Friederike Gedeck (Le vite degli altri), cui si sommano le partecipazioni di Benedetta Buccellato e Pia Engleberth, responsabili della sintesi tra autorità e autorevolezza, rigidità e concessione. Fondamentali, inoltre, i piccoli Dario e Paolo (i giovanissimi Samuel Garofalo e Niccolò Calvagna), che diventano nella storia forse il fulcro di maggiore interesse, oltre ad essere la rappresentazione soggettiva del regista. Attraverso i loro occhi, infatti, si mettono a fuoco i contenuti più profondi del film, perché trasversali ai tempi e alle generazioni.

Una scena del film

Una scena del film

Anni Felici parla soprattutto di rapporti indissolubili e risolti, di quelli che legano i figli ai genitori e che diventano sani proprio nel momento in cui i primi accolgono ed accettano l’imperfezione dei secondi e, di conseguenza, anche la propria. Un processo di digestione noto a tutti e che subisce i tempi e i traumi magari tipici e diversi per ogni epoca, ma che si dimostra la prima dinamica sociale con la quale ogni essere umano si ritrova, prima o poi, a fare i conti.

D’altra parte, Luchetti non ha certamente fatto mistero del suo legame autobiografico con la pellicola, intesa, per altro, sia come insieme effettivo di tessuto narrativo, sia come supporto fisico dei frame. Il film infatti è forse uno degli ultimi girati in pellicola 35 mm, cui si somma un 16 mm ed un nostalgico super 8. Anni Felici è, quindi, un omaggio composito alla famiglia e, allo stesso tempo, alla pellicola e al suo profumo, in un’epoca in cui il digitale chiede di lasciarsi alle spalle una ritualità ormai mistica i cui odori, a detta dello stesso Luchetti, appartengono a quegli Anni Felici passati che, dal 3 ottobre prossimo, saranno in sala per un assaggio dalle tinte retrò.

(Foto: SW Service S.r.l.)

 Valentina Malgieri

@V_Malgieri

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