Recensione – ‘Come il vento’, l’ardua prova di Valeria Golino

(Da sinistra) Marco Simon Puccioni, Valeria Golino e Francesco Scianna al Festival di Roma

(Da sinistra) Marco Simon Puccioni, Valeria Golino e Francesco Scianna al Festival di Roma

Marco Simon Puccioni presenta al Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione Fuori Concorso, Come il vento, la storia di Armida Miserere, una delle prime donne a dirigere un carcere in Italia negli anni ‘80, ritrovatasi in poco tempo a capo dei più difficili e nevralgici centri della nostra Amministrazione penitenziaria (fino al carcere palermitano dell’Ucciardone con i suoi numerosi detenuti per delitti di mafia). Se nella vita pubblica e professionale Armida (interpretata da Valeria Golino) riuscì ad affrontare con coraggio e determinazione ogni problema che le si presentasse, accettando incarichi di lavoro sempre più impegnativi, nella vita privata si dimostrò indifesa e troppo “umana” per sopravvivere in un mondo che con ingiustificata efferatezza sembrava volerle strappare via tutto ciò che la tenesse in vita.

In Come il vento, la bellissima vita di coppia tra la “fimmina bestia” (come fu ribattezzata dai detenuti siciliani) e il premuroso Umberto (Filippo Timi, educatore dei detenuti nel carcere di Opera) viene, infatti, distrutta da quelle logiche irrazionali che sono alla base della criminalità nella società umana, da promesse non mantenute o pretese troppo grandi, su cui Armida indagherà per anni fino a far emergere la verità sull’identità degli assassini del marito. Ma dal momento in cui il suo ruolo istituzionale si insinua prepotentemente nella vita privata, la “servitrice dello Stato” inizia inesorabilmente a perdere se stessa. Diviene sempre più dura, i segni del tempo che passa e del dolore che non si placa le scavano nel volto due occhiaie pesanti. Legata ormai soltanto alle sue sigarette e al suo senso del dovere, si trascina dietro i nuovi cuccioli di pastore tedesco, presi per sostituire i due precedenti uccisi dalla stessa violenza che le aveva portato via Umberto, e confessa a se stessa di sentirsi ormai svuotata di ogni forma d’amore.

Valeria Golino e Filippo Timi in una scena di 'Come il vento'

Valeria Golino e Filippo Timi in una scena di ‘Come il vento’

Grande prova di attrice per Valeria Golino, che supera persino le aspettative e riesce a dare al suo personaggio il duplice aspetto di donna tenace in ufficio ma fragile e incompleta nei sentimenti. Merito del regista senz’altro è quello di non aver voluto fare una celebrazione della protagonista, perché qui non si trattava di incoronare un’eroina ma di narrare la storia di una donna, calandosi il più possibile nei suoi tormenti e nella sua difficoltà di continuare a vivere.

L’ultimo atto volontario che Armida sceglie di compiere è quello che può riportarla tra le braccia dell’unico uomo di cui si fosse realmente innamorata, perché i successi professionali, la stima e il prestigio conquistati con fatica negli anni più difficili della lotta dello Stato contro la criminalità organizzata, non contano nulla se lei stessa non è più in grado di sentire quella vitalità umana che l’aveva sempre animata.

(Foto: tiscali.it)

Giulio Luciani

@julienlucien

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