Re Lear al Globe Theatre – La recensione

Il Silvano Toti Globe Theatre re lear

Il Silvano Toti Globe Theatre

Roma – La rassegna teatrale del Silvano Toti Globe Theatre si chiude quest’anno con Re Lear (dal 12 al 22 settembre 2013), una delle tragedie più amate di Shakespeare e sicuramente tra quelle più malinconiche scritte dal maestro.

Re Lear, giunto ben oltre la soglia della vecchiaia, decide di dividere il suo regno e di donarlo alle figlie Goneril, Regan e Cordelia, a patto che le donne dichiarino in modo appassionato il loro amore per il monarca. Spinto dal desiderio di adulazione, Lear ascolta compiaciuto le lusinghe mosse dalle prime due e attende con gioia di sentire cosa dirà la sua figlia prediletta, Cordelia. Ma la giovane, incapace di mentire al padre e spinta da verità e giustizia, invece di cantare le lodi del suo re, si limita a confermare il suo amore con parole sincere, tuttavia prive dello slancio necessario a compiacere l’uomo.

Lear, furioso, ripudia la figlia e divide il regno in due parti, senza ascoltare le suppliche di Cordelia e del fidato conte di Kent, e infine dà pieni poteri ai suoi due generi, lasciando per sé solo il titolo di re e una scorta di 100 uomini. Questo gesto sconsiderato, frutto di un ego senza pari, porterà l’uomo alla rovina, oggetto dei soprusi di Goneril e Regan, le quali lentamente lo derubano anche del poco rispetto che si dovrebbe a un padre. Lear è vittima di se stesso, del desiderio di lusinga e dell’incapacità di vedere dietro a questa. Convinto che nessuno oserà sfidare la sua autorevolezza, anche se esautorata da ogni vero potere esecutivo e confidando in un amore filiale inesistente, Lear finirà per rimpiangere amaramente le sue scelte e morirà vecchio e pazzo, re fantoccio di un regno senza terre e senza sudditi.

Il Re Lear diretto da Daniele Salvo si basa su un principio che non si può non apprezzare, se non altro per l’interesse verso i giovani attori. I regista, infatti, ha voluto “abbassare” l’età degli interpreti in scena scegliendo un cast a supporto del protagonista (interpretato dall’eccellente Graziano Piazza) molto più giovane di quello che ci si aspetterebbe per l’allestimento del dramma. Ecco quindi salire sul palco una giovanissima Cordelia (Mimosa Campironi, già vista e apprezzata in Giulietta e Romeo di Proietti a luglio) insieme a tutto un apparato di attori che, seppur privi di una esperienza ultra-decennale, sono riusciti a restituire al pubblico una gamma molto ricca di emozioni in cui rispecchiarsi; impresa questa non così facile.

Graziano Piazza e Francesco Biscione durante le prove dello spettacolo

Graziano Piazza e Francesco Biscione durante le prove dello spettacolo

Il rischio più grande era quello di esasperare ogni gesto ed emozione perché poco vicine al sentire moderno, ma, seppur con qualche difficoltà e qualche errore di percorso, gli attori non hanno deluso le aspettative, perché se è pur vero che l’indiscusso protagonista, colui che incarna tutti i mali e gli errori, è sempre Re Lear, è anche vero che senza la combriccola dei seduttori, infingardi, assetati di potere (Goneril, Regan ed Edmund) a fare da scudo ai nobili d’animo (Cordelia, il conte di Kent, Edgar), il dramma non avrebbe motivo di essere.

Tutto è lasciato, in fondo, alla bravura degli attori, se pensiamo anche alla semplicità dell’allestimento - altra scelta fortemente voluta dal regista – che ha preferito limitare i costi e giocare tutto sull’utilizzo di luci e suoni e di uno telo su cui proiettare gran parte delle scenografie. L’eclissi di luna, la tempesta, le battaglie combattute tra gli eserciti appaiono tutti in trasparenza, a metà strada tra la scena e gli attori, a metà strada soprattutto tra verità e inganno.

E così, a far da pilastro a tutta l’impalcatura, rimane solo il vecchio e stolto Re Lear che come abbiamo già detto incarna tutti i mali del mondo e la loro lenta e inesorabile decadenza. Re Lear dovrebbe incarnare la saggezza dei suoi anni, ma in fondo è solo un uomo schiavo del suo titolo. A incarnare la vera saggezza sotto le mentite spoglie della follia è il suo buffone, lo specchio riflettente della verità.

Un vecchio che non riesce a capire in tempo che il potere non lo fanno gli appellativi ma la forza degli eserciti, che un re senza terre è poco più di un re bamboccio e che un re che non è amato finisce prima o poi per essere detronizzato. È un uomo che, soprattutto, rinnega la verità per le lusinghe tanto, troppo care al suo ego e che pagherà ogni bugia a carissimo prezzo, rimasto solo con i suoi errori su cui rimuginare fino alla follia, fino a perdere il senno.

Elisabetta  Tirabassi

Re Lear

Laboratorio e regia di Daniele Salvo
traduzione di Emilio Tadini
Prodotto da Politeama Srl
Silvano Toti Globe Theatre
Largo Aqua Felix (Piazza di Siena) – Villa Borghese, Roma
dal 12 al 22 settembre 2013 -  ore 20.45, lunedì riposo

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