Rating: S&P declassa gli Usa per la prima volta nella loro storia

 

Si prospettano tempi duri per Obama (libriebit.com)

Per la prima volta in settant’anni, gli Stati Uniti perderanno il loro rating di tripla A: una decisione di portata storica, dunque, quella presa dalla celebre agenzia Standard & Poor’s che, dopo un lungo ed estenuante braccio di ferro con il Tesoro americano, ha stabilito che il debito Usa sarà  da domani classificato come AA+.

Appare a questo punto evidente che l’accordo di compromesso raggiunto qualche giorno fa dal Congresso non è bastato per rassicurare S&P: i titoli di stato americani non sono più considerati tra i più sicuri al mondo. Nel commento alla decisione arriva infatti, senza mezzi termini, la critica dell’agenzia di rating nei confronti del piano di risanamento approvato dagli Stati Uniti: ”La nostra opinione è che il piano non sia adeguato a quello che sarebbe necessario per stabilizzare il debito. Il downgrade riflette come l’efficacia, la stabilità e la prevedibilità della politica americana si sia indebolita in momento in cui e’ necessario affrontare sfide fiscali ed economiche”.

Parole dure, cui fa seguito anche un monito ulteriore: “Il rating potrebbe essere abbassato ad AA nei prossimi due anni se i tagli alle spese saranno inferiori a quello che ci si e’ accordato o emergano nuove pressioni di bilancio che possano far salire il debito”.  L’amministrazione Obama è avvertita.

Il Tesoro americano tuttavia non ci sta e, attraverso il suo portavoce, rilancia: “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sé». In effetti, l’annuncio del declassamento ha seguito un iter quantomai complesso. S&P è stata costretta a rinviare il suo annuncio rispetto ai tempi prestabiliti quando, visionata la bozza dell’agenzia, il dipartimento statunitense guidato da Timothy Geithner ha fatto rilevare sviste pari a duemila miliardi. Il comunicato ufficiale di Standard & Poor’s è stato dunque posticipato ma, contrariamente alle più rosee aspettative del Tesoro, nulla è cambiato dopo la revisione dei dati.

A questo punto, dunque, agli Usa non resta che accantonare la polemica e iniziare a guardarsi le spalle dai creditori e, in particolare, dalla Cina. La reazione di Pechino alla notizia del downgrade non si è in effetti fatta attendere: “La Cina, il più grande creditore degli Stati Uniti, ha tutto il diritto – si legge in una nota diffusa dall’agenzia Nuova Cina – di chiedere oggi agli Usa la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari”.

Redazione

Foto homepage via: n-tv.de

 

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