Rapinato, minacciato, sequestrato e ignorato dalle forze dell’ordine

L’Italia che non si smentisce è sotto gli occhi di tutti. Ecco a voi una storia che WakeUpNews vuole rendere pubblica affinchè non si ripetano certe “leggerezze”

di Claudia Landolfi

Roma – Sono circa le due di notte quando un ragazzo, che vuole rimanere anonimo, si ferma lungo la Tuscolana per prelevare ad un bancomat. Neanche il tempo di arrivare allo sportello automatico, che due uomini, sembra dell’est,  lo circondano. Da questo momento in poi ha inizio un vero calvario.

Partono le minacce verbali seguite da quelle fisiche. I due sono armati di coltello e costringono il ragazzo a prelevare il denaro. Ma lo spiacevole episodio non si conclude qui. I malviventi hanno bisogno di qualcuno che li scorti in giro per Roma; stanno cercando qualcosa, quasi sicuramente droga. Lo costringono a risalire a bordo della sua auto seguendo luoghi, mete e tappe ben precise.

Il quartiere interessato è quello di San Basilio, una zona di Roma che si trova andando fuori sulla Tiburtina. Incontri notturni tra piazze e vie, ma la cosa si rivela più lunga del previsto, c’è da aspettare forse. Diversi stop; i giri si moltiplicano tra attese fatte di passaparola.

Sono le 5:30 della mattina ormai. Il cielo comincia a far luce e le vie iniziano ad essere più trafficate, mentre i primi bar cominciano ad aprire le serrande. A questo punto il ragazzo, simulando un attacco d’ansia, convince i due a fermarsi ad un bar per prendere almeno un bicchiere d’acqua. I sequestratori accettano. Siamo di fronte alla metro di Rebibbia. Il ragazzo, ormai esausto e spaventato, scende dall’auto, stacca le chiavi e scappa dentro la metro dirigendosi direttamente agli uffici di sicurezza.

La storia finisce qua? No. La storia, quella vera, quella all’italiana, comincia solo adesso.

Una volta giunto davanti allo sportello il ragazzo batte contro il gabbiotto. Esorta, incita, chiede aiuto. «Presto ci sono due uomini nella mia macchina, mi hanno sequestrato», urla. Dall’altra parte del vetro un uomo, ancora nel pieno del suo sonno, fa cenno di aspettare. Si gira intorno nella sua stanza, poi finalmente trova l’ombrello. Esce fuori e forse un po’ incredulo chiede cosa sia successo.

Il tempo passa, con tutta probabilità i due delinquenti dell’est avranno avuto non solo il tempo di andarsene comodamente, ma anche quello di riposarsi un altro po’ nell’auto. Bisogna raccontarla nuovamente questa storia, ma con molta meno enfasi e più pacatamente. Solo così, finalmente, l’agente afferra il concetto, ma con  un guizzo di logica risponde: «Con tutta probabilità i due uomini se né saranno andati», e e chiaramente nella macchina non c’è più nessuno.

A questo punto l’unica cosa da fare è chiamare il 113. Ma nella risposta delle forze dell’ordine c’è più sarcasmo che altro. «Sequestrato! Ah si!» Il ragazzo riprende fiato e spiega come l’accaduto sia vero e reale. Non è né uno scherzo, né un gioco. Le risposte incredule lasciano il tempo che trovano – qualsiasi cosa a questo punto è inutile, chissà dove saranno ora i due uomini – e a lui danno un solo consiglio: andare in questura a fare la denuncia. La telefonata si chiude dopo poche parole e non viene mandata neanche una volante per verificare lo stato del povero giovane o per controllare nei dintorni.

A questo punto l’agitazione a lasciato ampio spazio allo sgomento. Il ragazzo si dirige verso la questura della Romanina, racconta nuovamente l’accaduto e chiede di poter sporgere denuncia. Ma il servizio non è momentaneamente disponibile. Che significa? Manca l’ispettore, l’atto non può essere formalizzato. Un solo consiglio, quello di andare a casa e farsi una bella doccia per tranquillizzarsi un po’.

Ormai si è pienamente affacciato il nuovo giorno. La vittima, probabilmente più stremata che spaventata, decide di dirigersi verso casa e ritentare l’impresa il giorno seguente. Causa lavoro riesce a presentarsi solo la notte successiva, ma questa volta cambia questura e va alla sede della Tuscolana. Sarà forse un caso di epidemia del personale, ma anche qui non è possibile momentaneamente sporgere denuncia: manca il sottoufficiale. La brutta disavventura si sta trasformando in una barzelletta tutta stile italiano.

Il ragazzo, ormai sconcertato, chiede dove è possibile andare per eseguire l’operazione. Romanina, Appio, insomma una questura qualsiasi, questo sembra voler dire il funzionario di turno. Ma il ragazzo insiste e chiede se può chiamare prima di rischiare un altro viaggio a vuoto. Il poliziotto evidentemente scocciato si dirige dietro un’altra stanza e durante la chiamata si scusa con i suoi colleghi per il disturbo: «Ma ragazzi! Qui c’è uno che rompe proprio i coglioni!». La risposta è Appio, e tanti cordiali saluti.

Ma forse il nostro protagonista inizia a non reggere più i colpi, e così dopo un breve scambio di opinioni divergenti, decide di tornare nella stessa sede il giorno successivo.

Finalmente il tentativo va a buon fine. La denuncia viene sporta, anche se a questo punto sembra più una formalità che altro. Il nostro protagonista avvisa anche del trattamento ricevuto il giorno prima. Un po’ di imbarazzo da parte degli agenti – verranno presi senz’altro dei provvedimenti – ma noi chiaramente questo non lo sapremo mai.

La vicenda ha però un ultimo risvolto; uno dei due uomini dell’est sembra avere una fama che precede il suo nome. Così al ragazzo viene presentata una foto dove lui riconosce uno di questi.

Potremmo dire che le domande sono tante. Perché un uomo già segnalato e registrato dalle forze dell’ordine va in giro a prelevare con bancomat altrui? E perché in Italia vince solo l’emergenza, il “caso nero” e non si decide di intervenire prima? Forse se il ragazzo fosse stato accoltellato a questo punto la notizia starebbe passando su tutti i giornali e telegiornali nazionali. Magari ci avrebbero mostrato una storia un po’ diversa, quella di una Italia efficiente, dove basta poco per mettere a soqquadro una mafietta di quartiere fatta da piccoli spacciatori di zona, portando via con sé anche quelle facce che aspettano le notti per agire indisturbati.

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