Rai, Sanremo & Celentano. Ma i cantanti che fanno? Le “cornici” per lo share

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Francesco Renga

Roma – ‹‹Non contiamo una fava››. La sintesi più eloquente di questo 62imo Festival di Sanremo l’ha fatta il cantautore Francesco Renga intervitato a La Zanzara di Radio24, partecipante pressocché ignorato – insieme agli altri concorrenti – da media troppo impegnati a disquisire sulle entrée del Molleggiato per eccellenza: Adriano Celentano. E non solo lui.

Leggiucchiando i giornali, versione on-line o cartecei, come preferite, le notizie principali intorno a Sanremo riguardano nell’ordine: Celentano che inveisce contro la Chiesa; Celentano che tuona contro la Consulta; Celentano che vuole la chiusura dei quotidiani cattolici L’Avvenire e Famiglia Cristiana, con buona pace della libertà di stampa e dell’inviolabilità della Giustizia (il Popolo Viola si rassegni); Celentano che dice parolacce; i comici Luca e Paolo che dicono parolacce; Gianni Morandi che dice parolacce; le polemiche Rai su Celentano; la Chiesa che ribatte a Celentano; il commissariamento di Sanremo da parte del dg Rai, Lorenza Lei (chissà perché non di Celentano); le polemiche sulla performance “gay” dei comici di MTV, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, duo de I soliti Idioti; il sistema di voto in tilt; Belen Rodriguez che sale in scena senza mutande; Rocco Papaleo che sale in scena in loden e ventiquattrore improvvisandosi Mario Monti e ironizzando sulla sobrietà del Festival; Monti che pensa di riorganizzare la Rai; la Rai che giura riorganizzerà il Festival; e via così.

Da clamore in clamore, da tonfo mediatico in caduta di stile, in un turbinio di voci e rumori dove quella del Molleggiato si sente di più solo perché se ne dà più enfasi. Certamente più di quella offerta ai cantanti che dovrebbero essere i veri protagonisti della kermesse e che invece sono stati costretti a fare i figuranti. Anzi, dice Renga, le ‹‹cornici››. E quello che è accaduto al Teatro Ariston prima e durante il monologo di Celentano della prima serata, gli dà ragione. Vediamo.

Per giorni gli artisti hanno dovuto accamparsi all’Ariston, chiuso e sorvegliato per consentire a Celentano di preparare in totale riservatezza la sua performance. Risutato: 14 big e 8 giovani proposte sono stati costretti a prove ridotte e veloci per non infastidire la Star. Meglio non è andata durante la serata: i 50 minuti del Molleggiato hanno interrotto la competizione, causando il panico dietro il sipario. Tra coloro che dovevano ancora esibirsi si sono viste scene deliranti di artisti nell’ordine: seccati, arrabbiati, nervosi, impauriti, angosciati. Poi, quando è stato deciso il nuovo voto la sera successiva causa inconveniete tecnico, si dice vi fossero discografici in preda alle risate isteriche mentre cantanti e sponsor si aggiravano per le quinte in lacrime. Star system sull’orlo di una crisi di nervi.

Da qui lo sfogo di Renga, divenuto portavoce della rivendicazione canora dell’anno: ‹‹Morandi si deve scusare con questi artisti ridotti a comparse di contorno!››.  Giusto. Ma ci sarebbe da aggiungere anche qualcosa d’altro.

Che Sanremo sarebbe diventato il Festival di Celentano condito con l’ultimo gossip anziché quello della canzone era scontato nel momento stesso in cui la Rai ha contattato il Molleggiato, lo ha pregato, gli ha ficcato 750 mila euro nelle tasche che ne facesse quel che crede e, infine, gli ha accordato la totale libertà di movimento. Come dire: il palco è tuo, fanne ciò che vuoi.

La moneta di scambio era l’audience ed audience fu. Tanto che nella prima puntata si è sfiorato quasi il 50% di share, che significa oltre 14 milioni di persone davanti alla TV, che magari incollate non erano viste le critiche da ogni dove, ma c’erano. E questo porta ad un’altra considerazione.

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Francesco Mandelli e Fabrizio Bggio – I soliti Idioti

Che la Lei si scandalizzi per toni e parole di Celentano&Co, pare piuttosto ipocrita quanto bacchettone. Se si invitano ospiti “hot” non si può essere così ingenui da credere che solcheranno il palco in smoking offrendo fiori al pubblico a casa. Sarebbe onesto, invece, ammettere quello che Renga e colleghi hanno capito al volo: poiché nessuno scommetteva su un Festival affidato alle sole canzonette, si è preferito centrare lo spettacolo su qualcosa che sfondasse lo share. Detto, fatto e a scapito di tutto e tutti. E allora, viene da domandarsi un’ultima cosa: a che serve un Festival della canzone che non sforna né successi nè insuccessi discografici ma solo pacchianate da talk-show qualsiasi finanziate a base di denari pubblici?

In attesa della risposta, si resta in attesa della prossima esibizione del Molleggiato prevista per sabato. Certamente accadrà qualcosa d’altro perché, si sa, Sanremo è sempre Sanremo.

Chantal Cresta

Foto || liberoquotidiano.it; televisionando.it

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