Questa settimana nei negozi di dischi: Teho Teardo e Blixa Bargeld per Still Smiling

Teho Teardo e Blixa Bargeld (rockit.it)

La copertina dell'album di Teho Teardo e Blixa Bargeld "Still smiling" (rockit.it)

E fu così che ad oltrepassare il confine italiano, accortosi della effettiva presenza di una sorta di sopravvivente qualità artistica circostante, fu anche un certo Christian Emmerich. «E chi sarà mai, costui?», dirà qualcuno. Molto semplice: si tratta del reale nome di battesimo di Blixa Bargeld, nientemeno che voce e compositore di una delle band tedesche più seminali di sempre, ovvero gli Einsturzende Neubauten, da una decina di anni anche dimissionaria chitarra dei Bad Seeds di Nick Cave. Ordunque, in pausa artistica dalla sua principale band di provenienza, il buon uomo ha visitato il suolo tricolore per incontrare quella specie di genio compositivo che risponde al nome di Teho Teardo. «E chi è, pure quest’altro?», dirà spazientito sempre quel qualcuno. Semplice anche qui: si tratta di un importante compositore italiano meglio noto per splendide colonne sonore di film quali La ragazza del lago e Il gioiellino di Andrea Molaioli o L’amico di famiglia e Il divo di Paolo Sorrentino, tanto per citarne qualcuno. Entrambi, da sempre, dediti a qualsivoglia forma di sperimentazione sonora (in molti ancora ricordano i traumi esistenziali provocati dagli esordi di Kollaps, in casa Bargeld), la loro elevata arte si incontra in questo primo disco in comune, Still smiling, denso di sonorità elettro-classiche (cifra stilistica dello stesso Teardo) tramutate in vero e proprio trampolino di lancio per destrutturazioni, smembramenti acustici decontestualizzati e ricontestualizzati in composizioni al limite di una sublimazione ideologica e musicalmente filosofica, con tanto di analisi linguistiche che spaziano dall’italiano, all’inglese e al tedesco. Magari non imperdibile ma sicuramente da testare in termini di godimento e rinnovamento artistico anche in ambito di semplice ascolto.

Spaziando, invece, in ambito, sì, di battaglia elettronica innovativa ma circoscritta da un nettamente maggiore alone di compulsività compositiva, ci imbattiamo nel nuovo atteso lavoro di Tricky dal titolo False idols. L’undicesimo album in studio dell’ex Massive Attack arriva a tre anni di distanza dal precedente Mixed race e si presenta all’ascolto come qualcosa di ancora più disinibito in termini produttivi (vedremo anche da un punto di vista concettuale, memori di passate esperienze di censura) fosse anche solo per l’essere divulgato per tramite di una personale etichetta discografica, la False Idols, per l’appunto. Stando a quanto ha dichiarato lo stesso autore, «non importa se alla gente piaccia o meno, sto facendo quello che voglio fare, che è quello che ho fatto per il mio primo disco. Se alla gente non piace, non mi interessa perché sono tornato dove ero una volta». Non resta, dunque, che attendere e assaporare con attenzione.

Su ben altre sponde sonore, anche se non così lontane per quanto riguarda un certo estro compositivo di matrice a tratti fortemente sperimentale, fa sempre molto piacere e desta sempre molta curiosità e interesse incrociare nuovi lavori a nome di quel genio della seicorde che risponde al nome di Pat Metheny. Questa volta, però, non si tratta di un album di inediti, bensì di un dvd live registrato in Giappone e anche retrodatato, per l’appunto We live here – Live in Japan, con, al seguito, il suo fedelissimo Pat Metheny Group. Questa ristampa digitale, dunque, ci porta indietro fino al 1995, anno in cui, dopo l’uscita dell’omonimo album, Metheny riuscì a stupire nuovamente i palcoscenici mondiali seguendo in eterno una scia compositiva di matrice jazzistica ma sempre molto votata a sperimentazioni fusione e, talvolta, anche elettroacustiche. Stiamo parlando, nella sostanza, di una sorta di pietra miliare visiva della sua intera carriera, in questa sede, nella fattispecie, forte della sua costituzione migliore (la line up comprensiva di Lyle Mays e steve Rodby). Imperdibile non tanto per gli appassionati del genere (che ne conosceranno già molto bene le gesta) quanto per i nuovi adepti ad un simile concetto di composizione sonora.

Tricky False idols (doridro.com)

La copertina del nuovo album di Tricky "False idols" (doridro.com)

Infine, svoltando drasticamente il volante del nostro discorso, fa sempre piacere ritrovare una delle band più estrose in ambito post-punk-rock, vale a dire i Chk-Chk-Chk, freschi di negozio con il nuovo album Thr!!!er, lavoro in studio che, ancora una volta, l’ennesima,punta a stravolgere generi e sottogeneri per tramite di un’impostazione punk-funk stavolta ancora più intrisa di innesti (nientemeno che) ai limiti della dance-house pur mantenendo un solido approccio nell’ambito delle sempre presenti aperture di improvvisazione, laddove possibile. Certo, sempre inferiori a mostri sacri del concetto stesso di sperimentalismo soprattutto ritmico (Talking Heads in cima), la band di Sacramento, questa volta, ha un po’ esagerato nelle intenzioni sperimentali, rischiando forse troppo di lasciare il prodotto in un formato analitico che, spesso e volentieri, rischia la poco gradita piattezza. Ad ogni modo, vale sempre la pena, naturalmente, quantomeno passare in rassegna qualcosa di nuovo, anche se proveniente da una band con ben diciassette anni di carriera alle spalle.

Buon ascolto.

(Foto: rockit.it / doridro.com)

Stefano Gallone

@SteGallone

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