Questa settimana nei negozi di dischi

Depositati agnelli, pastiere di grano, colombe, pizze piene, pizze con l’erba e casatielli in stomaci presumibilmente soddisfatti, è tempo di rimettere piede nei negozi di dischi dopo il fatidico Record Store Day che di chicche ne ha portate eccome in termini, soprattutto, di riesumazione definitiva di un supporto che, in sostanza, non è però mai morto: il vinile. E allora giù con, tra gli altri, il 10 pollici del Boss Bruce Springsteen Gotta get the feeling / Racing in the street (’78) in presa diretta da Asbury Park, il 45 giri di firma AC/DC Shoot to thrill / War machine (tracce inedite registrate durante il Black Ice Tour del 2009), il doppio lp An introduction to Syd Barrett (remaster con registrazioni del diretto interessato sia soliste che con i primissimi Pink Floyd), il 7 pollici a nome Deep Purple Hush / Speed king (BBC session), il Live in Puerto Rico del 1972 di Emerson, Lake & Palmer e, gran bel gioiellino, Medium rare dei Foo Fighters, lp composto di 13 cover di artisti del calibro di Prince, Paul McCartney, Ramones o Pink Floyd.

Ma tornando sugli scaffali in tempo di pace (ahimé solo discografica, purtroppo), ecco rispuntare il vessillo degli scozzesi Glasvegas con un Euphoric /// heartbreak che sembra uscito dritto dritto dagli anni ’80 per via di un pop-rock sperimentale che li ha resi, per alcuni, definibili come, pressappoco, gli eredi di mostri sacri come i Jesus And Mary Chain. Rispetto all’omonimo precedente e lievemente più monolitico Glasvegas, questo nuovo lavoro si propone come tassello fondamentale per un’evoluzione sonora orientata verso un maggiore colorito compositivo che, però, nulla toglie ad un impatto energetico sempre e comunque di notevole fattura. Un primo accenno al desiderio di maturità, insomma.

Scorrendo la lista, ci imbattiamo in una vecchia ed eternamente gradita conoscenza delle più disparate frequentazioni da negozio di dischi underground. Signore e signori, diamo un caloroso bentornato all’intramontabile Joe Lally, bassista, fondatore e anima dei devastanti Fugazi (tutt’ora non sciolti ma in longeva pausa artistica da quel geniale The argument del 2001). Il nuovo lavoro solista dell’animale da palco statunitense, anche ex Minor Threat, ormai cittadino romano, Why should i get used to it, arriva, come di consueto, a spaccare in quattro le vetrine dei negozi che scelgono di venderlo a suon di fucilate noise da corde metalliche e forte di un rinnovato amore per l’assalto ai watt da amplificazione ma anche ad una intelligentissima distribuzione di arrangiamenti al limite delle capacità umane di assorbimento. Produzione interamente italiana, con Elisa Abela alla chitarra e Emanuele Tomasi alla batteria, al suo fianco già da diverso tempo.

Rimanendo più o meno coerenti in termini di genere, è da segnalare il nuovo lavoro dei Meat Puppets, Lollipop. Malgrado un nome apparentemente smielato, il disco dimostra di essere tutto tranne che clemente con i palati sonici dei più appassionati. Veterani del punk hardcore, infatti, il trio di Paradise Valley (Arizona), sciolto nel 2000 e ricostituito nel 2007, si ripropone in un eretico miscuglio di aggressività e pacatezza da folk-country-psichedelia. Non sono lontani gli echi della piena decade ’80, ma nemmeno le elegie a nome Neil Young o Grateful Dead. Tra brani in estrema miscela di classicismo rock ed ecltettismo pazzoide underground, dunque, questo nuovo lavoro non manca dell’inossidabile tentativo di coniugare in eterno il verbo “osare”.

In conclusione, troviamo con piacere la nuova creatura ad opera del chitarrista/cantante John Darnielle, titolare del progetto The Mountain Goats. All eternal deck (questo il titolo del nuovo lavoro in studio) non manca di coraggio nel proporre vere e proprie canzoni intrise, a livello tematico, di una certa fascinazione che lo stesso fondatore sembra nutrire per l’occulto. Sotto un velo di indie rock sincero e ben affilato, dunque, si nasconderebbero i fantasmi di ossessioni biograficamente lontane che, in sostanza, renderebbero il tutto un tantino lugubre ma comunque appetibile per i palati più raffinati.

Buon ascolto

Stefano Gallone

 

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