Questa settimana nei negozi di dischi

Esplorare il territorio artistico entro il quale viviamo non è mai un così grande patema da chissà quale incurabile allergia culturale. In effetti, scavando oltre le voragini lasciate sugli scaffali sotto l’etichetta “italiani”, troppo spesso tappate con discutibili sugheri ammuffiti come l’ennesima raccolta di quarta mano di Al Bano, Gianni Togni e compagnia bella, volendo è anche possibile trovare un nome sconosciuto ai più ma di importanza fondamentale per quanto riguarda l’underground autoctono. Gionata Mirai, infatti, oltre ad essere il tellurico chitarrista dell’altrettanto teutonica band (ormai famosissima a livello indipendente) del Teatro Degli Orrori, nonché leader dei precedenti ma, per questo, non meno importanti, Super Elastic Bubble Plastic (ascoltare per credere), è giunto anche alla sua prima esperienza solista con Allusioni, un ep strumentale molto particolare, scritto ed interpretato completamente in acustico con una semplice chitarra a dodici corde, attraverso la quale il bravo artista mantovano interpreta delle vere e proprie variazioni attraverso arpeggi complessi ma suggestivi e capaci di creare atmosfere alquanto inedite, pur rifacendosi a certi fraseggi in stile Nick Drake o John Fahey per una sorta di folk acustico sperimentale non di poco conto. Suddiviso in 5 parti anonime (Allusioni #1, #2, #3, #4, #5), il disco è interamente ascoltabile a questo indirizzo. Curiosa anche la copertina, recante un messaggio che bene esprime ciò che, invece, può non essere necessario esternare in maniera sonoramente verbale: “Credo che entro un margine di tempo relativamente breve ci troveremo a dover fronteggiare un momento in cui sarà necessario e obbligatorio compiere una scelta che avrà a che fare con i reali motivi per cui ci troviamo nel punto in cui ci troviamo e con le conseguenze delle strade che intraprenderemo. Anche l’immobilità sarà scegliere, come pure il silenzio. E puoi anche distrarti o chiudere gli occhi, che il gioco si compie comunque. Forse vale la pena esserci, anche solo per vedere come va a finire”.

Sempre in località italiana, ma spostandoci nella capitale, non si può non considerare l’approdo sugli scaffali del secondo lavoro in studio (dopo un esordio di fuoco e un ep live altrettanto emotivamente massacrante, basti considerare l’essenza della cover hendrixiana Voodoo Child) dei Bud Spencer Blues Explosion. Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, dunque, tornano con Do it (acronimo di “Dio odia i tristi”), un lavoro potente ma forse leggermente più ragionato del precedente in ambito di arrangiamenti e struttura stessa dei brani. Pur essendo un duo (chitarra e batteri), i “BSBE” sono già da tempo riusciti ad istruirci a suon di rock duro di matrice rock-blues alla Black Keys ma sviluppata anche in diverse direzioni sia formato canzone che grunge, il che male non fa visto il globale contesto saturo di esperienze innovative, elementi che, invece, i due ottimi ragazzi si sono presi la briga di fornirci già da qualche anno a questa parte. Obbligatorio.

Cambiando notevolmente registro, anche se non si tratta di una novità in termini di lavoro composto da brani inediti, va comunque segnalata un’ennesima uscita a nome Disturbed. L’alternative metal band statunitense, infatti, ha dato alle stampe il primo “best of” della sua carriera, composto, però, da b-sides e ulteriore materiale inedito, fondamentalmente inutile per chi non ha ancora tentato l’approccio con un genere, si, abbastanza commerciale ma gestito dagli stessi in maniera mai inutilmente conforme ad eccessive dinamiche da mercato (come saggiamente operato da band anche più importanti come Deftones, Korn o i maestri Faith No More). Di vitale importanza, invece, per i fan della band stessa e per gli appassionati del genere, The lost children racchiude molti dei tasselli mancanti per la costruzione del puzzle completo e costituente la miglior immagine dell’agglomerato di Chicago, comprensivo, tra le altre chicche, anche di due cover, ovvero Midlife crisis dei Faith No More (considerata da David Draiman e soci la band di riferimento) e Living after midnight dei Judas Priest.

Infine, sempre restando in tema di “best of”, stavolta non di marchio puramente da collezione, rispunta il nome dei mitici Inxs per The very best of, disponibile anche in una versione “deluxe” che, oltre ad abbracciare il meglio della trentennale e fortunata carriera della rock band australiana, fornisce agli appassionati, su triplo cd, anche spezzoni inediti, b-sides e rarità varie, oltre ad un DVD comprendente un importante documentario e diversi videoclip promozionali.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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