Questa settimana nei negozi di dischi

In barba a chi continua a sostenere, effettivamente senza validi motivi, che il panorama musicale italiano è completamente morto (affermazione in larghissima parte vera) senza, però, gettare uno sguardo minimamente attento a realtà discografiche alternative e indipendenti (si vedano le produzioni di stampo La Tempesta dischi) né alla (pur molto complessa) realtà offerta dalle proposte inserite in rete, di tanto in tanto ci riserviamo l’onore di poter elevare alla preziosa attenzione degli appassionati alcune band emergenti di qualità, tanto di un genere quanto di un altro, quanto di nessun genere in particolare. Proprio questa ultima dicitura sembra essere la sostanza, dunque, di Slow Motion Genocide, progetto avellinese (Atripalda, per la precisione) capitanato da Federico Preziosi (ex Fade Out, altra notevole band irpina di matrice più noise), con Pasquale Tomasetta (ex Neraneve, una delle svariate rockband a fare di Avellino, in un passato non molto lontano, tuttora in recupero, una delle città più prolifiche a livello artistico giovanile) a sedere metronomicamente dietro le pelli e Raffello Pisacreta alla seicorde. Il tutto allo scopo di miscelare progetti recenti (Fade Out e Deny) oltre che generi e sonorità di svariata provenienza, forti di un’attitudine prevalentemente basata sul senso delle ritmiche (Preziosi, in tal senso, è uno studioso degli esperimenti di Béla Bartòk), situazioni sulle quali si innestano con caparbietà melodie indie, post rock, post punk, e (addirittura) concezioni musicali di stampo esotico. Come ben esprime il nome stesso della band (i cui brani sono stati usati di recente anche dal Tg2 Dossier per alcuni servizi), l’obiettivo è quello di generare sensazioni e stati d’animo con la sola forza delle composizioni e attraverso la salvaguardia della necessaria contaminazione di intenti, esperimento che ben riesce con questo ep d’esordio omonimo (produzione New Model Label records, distribuzione Audioglobe) da ora disponibile anche presso iTunes e Amazon. Assolutamente degno di attenzione.

Rientrando, invece, in ambiti relativamente mainstream (e cambiando completamente genere), incontriamo con molto piacere il nuovo lavoro in studio dei Thievery Corporation, ovvero Culture of fear, disco che presta dignitosissimamente fede alle caratteristiche del gruppo di Rob Garza ed Eric Hilton, ovvero una band in perpetua miscela tra lounge, acid jazz, dub, elettronica ambient e downtempo. Come in una sorta di ritorno (a tratti) al capolavoro The richest man in Babylon, riemergono gli approcci melodicamente sensuali alle composizioni digitali (un grande aiuto arriva, in merito, dalla bella voce di LouLou nel bel singolo Take my soul, ad esempio), così come si riscontrano nuovamente arrangiamenti molto precisi e direzionati al fine di ricreare atmosfere opportune al senso stesso dello stile musicale adottato da 14 anni a questa parte (spot Martini permettendo).

Infine, è da segnalare anche una nuova uscita in casa Tuxedomoon, storica ed innovativa band statunitense (quasi trentacinquenne) di new wave e post punk di matrice elettronica sperimentale. Unearthed, dunque, è un doppio disco (contenente il cd Lost cords e il dvd Found films) che presta bene fede alle direttive della band: sperimentazione, innovazione sia tecnologica che compositiva, proiezione mentale ed esecutiva verso un ipotetico futuro architettabile…anche nel corpus di un “best of” in formato box celebrativo.

Buon ascolto

Stefano Gallone

 

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