Questa settimana nei negozi di dischi

Potrebbe risultare superfluo aprire di nuovo il discorso Clarence Clemons per prestare fede a pur veritiere ed inequivocabili discussioni in ambito compositivo e, soprattutto, di devastante impatto live che la famigerata famiglia E Street Band perde per cause di forza maggiore. Eppure, neanche a farlo apposta, una sorta di spirito protettore aleggia sulle aureole del Boss Bruce Springsteen a braccetto con l’anima dell’altro eterno amico e fratello, ovvero Danny Federici. Una specie di parabola dell’eterno ritorno rock’n'roll, dunque, trascende dalle vibrazioni che emana questo Live at the main point 1975, fondamentale documento audio di ciò che è stata per decenni (a partire dalla data espressa dal titolo) la potenza, la forza interiore e lo spirito di fratellanza sonora che “il futuro del rock’n'roll” cominciò ad incarnare proprio in quegli anni memorabili. Siamo di fronte ad un bootleg, certo. Ma da che mondo è mondo, e da che il Boss è il Boss, è proprio questa sterminata serie di registrazioni più o meno pirata ad essere l’oggetto di culto che più di tutto (oltre ai dischi in studio, ovviamente) ha attirato i fan più sinceri nella incessante ricerca di brani inediti (una miriade, si veda il recente e meraviglioso The promise), nuove versioni e cover storiche. Pertanto, proprio uno di questi tasselli, tra i più amati e più ricercati dai fan, viene oggi riproposto in veste ripulita e sistemata in termini di capacità di riproduzione (operazione di marchio LeftField). Il motivo di tanta eccitazione è molto più che semplice: siamo di fronte all’ennesima testimonianza di quanto sia stato (ed è tuttora) importante, per la salvezza del mondo del rock, quello che Jon Landau ha portato ai vertici sia della fama mondiale che, soprattutto, del senso più puro che muove la voglia umana di sprigionare energia da tutti i pori anche a 62 anni suonati. E allora, “back to the future” verso le glorie di Born to run anche grazie a cover introvabili e memorabili come I want you di Bob Dylan o versioni ancora acerbe di Thunder road come Wing for wheels. Quanta carica, quale impatto graffiante. Una lezione che in molti, ancora, dovrebbero imparare.

Tornando un attimino coi piedi per terra, ci imbattiamo, stavolta, in un DVD. Trattasi di Scenes from the suburbs di casa Arcade Fire. Evitando l’inganno di un titolo che potrebbe farci pensare ad una sorta di documentario backstage parallelo alla riedizione del fortunato The suburbs, la strada battuta dalla band è, invece, un bel progetto curato dal regista Spike Jones e riferito alla produzione di un vero e proprio cortometraggio di fiction. Nonostante una trama non delle più innovative (due amici si separano alla fine dell’estate mentre, nella loro periferia, incombe una guerra tra polizia e comuni mortali; nulla di più, insomma, rispetto ai temi già affrontati dal disco), il progetto di collaborazione interessa molto per le doti artistiche di entrambe le fazioni in società. Non nuoce gettarvi un’occhiata.

E finalmente si viene a sapere che i mitici Incubus hanno, alla fine, deciso la data di uscita del nuovo atteso lavoro If not now when? in arrivo a ben 5 anni di distanza dal precedente e titubante Light grenades. Chi ha già avuto modo di recepirne alcuni assaggi si è espresso in maniera non molto sorridente seppur costatando un sostanziale mantenimento dello stile che ha fatto la fortuna della band di Brandon Boyd e soci a partire dallo splendido Make youself. Una nota di merito va considerata, però, se si legge il nome del produttore designato per la costruzione del prodotto, ovvero il rinomato Brendan O’Brien che tanto aiuto ha dato ad artisti epocali come Pearl Jam, lo stesso Springsteen o Rage Against The Machine per la costruzione di veri e propri muri di suono organici e compatti. A detta dello stesso vocalist, però, si tratterebbe di un lavoro più delicato, melodico e raffinato, discorso assolutamente credibile se si considera il valore complessivo della band statunitense. Basta ascoltare per verificare, insomma.

In conclusione, ci congediamo dalla lista settimanale con una gran bella riedizione in versione deluxe ad opera R.E.M. per Lifes rich pageant, ovvero l’ennesimo lavoro del quartetto (ora trio) capitanato da Michael Stipe a compiere il venticinquesimo anno di età. Era il 1986, infatti, quando il nuovo lavoro in studio di una delle (all’epoca) più promettenti band degli Stati Uniti, nonché dell’intero pianeta, veniva consacrato come una sorta di capostipite del cosiddetto“college rock”. Non siamo ancora alle esplosioni commerciali, mature e stilisticamente innovative di Out of time (che arriverà cinque anni dopo), ma abbiamo comunque modo di riscoprire uno dei tasselli fondamentali di quel rock alternativo che tanto ha influenzato centinaia di band nel corso della decade successiva fino ai giorni nostri (anche grazie alle prime incursioni, nei testi, di tematiche prettamente politiche e sociali). A consolidare una simile premessa arriva, dunque, una nuova edizione con tanto di bonus disc per dare largo spazio a b-sides, outtakes vari, demo e versioni alternative.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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