Questa settimana nei negozi di dischi

Gli esami non finiscono mai. Lo diceva Eduardo, lo dice chiunque si trovi ad affrontare aspetti o momenti della vita particolarmente significativi in termini di apprendimento personale. E allora (perché no) lo diciamo anche noi, specialmente se questi esami altro non sono che continue prese di coscienza relative al fatto che ci troviamo nel terzo millennio e, volenti o nolenti, certi esperimenti bisogna per forza di cose provare a farli e, di conseguenza, a recepirli e testarli sulla propria pelle.

Tra le pagine del nostro sito, abbiamo avuto modo proprio in queste ore di portare alla vostra cortese attenzione l’originalità del nuovo album dei Kaiser Chiefs, The future is medieval, ponendo un giusto confronto con In Rainbows dei Radiohead relativamente all’accentatura di innovativa distribuzione. Riteniamo sia il caso di dover rimandare la vostra attenzione al suddetto articolo perché la cosa, signore e signori, non è affatto da poco. Anzi. Che sia, questa trovata, una sorta di rinascita epocale come lo fu il sonoro per il cinema (con dovuti dubbi e pur comprensibili polemiche)? Probabilmente si. Anche se il non aver la piena possibilità di ritrovarsi tra le mani il prodotto finito nel senso di come l’ha pensato l’artista, già bello e impacchettato, può far storcere il naso ai nostalgici più scettici. Ma forse, l’elemento portante, sta proprio nel trapiantare il fondamentale e benedetto concetto di “intermedialità”, finalmente, anche al reparto musica. Seguiremo con interesse gli sviluppi.

Tornando, invece, sugli scaffali, quelli reali dei negozi di dischi che, nonostante tutto, restano in piedi e anche bene, seppur con le incontrastabili difficoltà (a pensarci bene, che ne sarà di loro se il pianeta adotta la causa Kaiser Chiefs?), non possiamo non considerare la nuova attesissima uscita discografica di David Sylvian. L’ex (ma molto ex) leader degli storici Japan (di recente reduce anche da notevolissime collaborazioni con personalità del calibro di Ryuichi Sakamoto) ha, infatti, dato alle stampe questo interessante Died in the wool, nel quale, in sostanza, non si esplorano terreni di nuovissima composizione ma, nell’arco di una struttura a doppio disco, l’artista inglese punta a rileggere, alla luce di rinnovati arrangiamenti, alcuni brani del precedente Manafon per poi, però, aggiungere sei brani inediti e una lunghissima traccia (When we return you won’t recognise us) che occupa l’intera durata del secondo disco in quanto colonna sonora completa di un’omonima installazione commissionata dalla Biennale delle Canarie 2008-2009. Sperimentazione, dunque, in perfetta sintonia con la personalità di riferimento: estremamente prolifica e sempre in cerca di nuovi spunti per continuare a donare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, nuova luce al concetto stesso di composizione.

Rientrando tra i ranghi di una certa normalità, poi, ritroviamo i mitici Coldplay di Chris Martin e soci, che ritornano a far traballare le classifiche con il nuovo singolo Every teardrop is a waterfall (già in rotazione tra radio, mondo web e distribuzione in formato split), brano portante che dovrebbe essere contenuto nel nuovo lavoro in studio in uscita a data ancora da destinarsi. Usiamo il condizionale perchè, a quanto pare, si tratterebbe (stando alle diciture dell’eclettico fansite www.wikicoldplay.com) di una composizione derivante da una ispirazione che lo stesso Chris Martin avrebbe tratto da un brano degli I Go To Rio di Peter Allen e Adrienne Anderson contenuto nella colonna sonra del film Biutiful di Alejandro Gonzalez Inarritu. Pertanto, Allen e Anderson risulterebbero accreditati come coautori del brano, elemento che potrebbe far decidere alla band britannica di non includere il pezzo nel prossimo lavoro in studio del quale, comunque, si attendono ancora titolo e data di rilascio.

In conclusione, segnaliamo con piacere, cambiando completamente genere, un particolarissimo “best of” del camaleontico Alice Cooper. Questo Old school 1964-1974, presentato in forma di megagalattico box set, si rende particolarmente interessante perché, come si evince dal titolo stesso, pur restando, nel concreto, una raccolta di brani passati, punta, però, a racchiudere tra le proprie viscere quanto di meglio prodotto nel periodo forse più artisticamente intenso dell’eterno ragazzaccio dark di Detroit (fatta eccezione per il successo commerciale dei primi anni ’90 con il famosissimo Trash). Il cofanetto, infatti, si compone di ben 4 cd, un lp in vinile, un 45 giri, un dvd documentario e un booklet di 64 pagine affiancato ad una serie di gadget e memorabilia, tra cui anche riproduzioni di biglietti di concerti dell’epoca e cartoline. Nella sostanza, i brani riproposti fanno riferimento davvero ai primissimi albori dell’artista per mezzo di vere e proprie chicche per i fan come, soprattutto, una ricca serie di inediti in studio. Inoltre, ad incorniciare il tutto, arrivano alcuni demo dell’epoca e, in particolar modo, Killer tour live in St. Louis, probabilmente il bootleg più smistato in circolazione a nome Alice Cooper, qui riproposto adeguatamente rimasterizzato e ripulito. Certo, il prezzo sfiora i 230 euro, ma per i fan collezionisti più accaniti è un vero e proprio investimento obbligatorio.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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