Questa settimana al cinema: Kerouac sul grande schermo

Settimana interessante sia per l’arrivo in sala di pellicole degne di importante considerazione che per altre, francamente, di dubbio gusto (intramontabile prerogativa del più recente concetto di arte a tutto tondo). È il caso, dunque, di segnalare in primo luogo un film estremamente atteso come la trasposizione cinematografica di uno dei romanzi più influenti ed intergenerazionali di sempre. Si tratta di On the road, tratto, naturalmente, dall’omonimo ed immortale libro di Jack Kerouac (seminale per veri e propri stili di vita alternativi), per la regia di Walter Salles (già alle prese con il “road movie” nel 2004 con il famoso I diari della motocicletta) e le interpretazioni, tra gli altri, di Sam Riley (lo Ian Curtis di Control), Kristen Stewart (ahinoi, l’amante dei vampiri tardoadolescenziali), Viggo Mortensen e Kirsten Dunst.

A breve ci occuperemo di parlarvene in maniera molto più approfondita. Nel frattempo vi invitiamo comunque ad entrare in sala per gustarne le gesta di traduzione per immagini. La storia è nota praticamente a chiunque. Usa, seconda metà degli anni ’40. Dopo aver perso il padre, Sal Paradise (newyorkese appassionato di letteratura e aspirante scrittore) incontra Dean Moriarty (giovane bello e fedifrago) che il padre ce l’ha ancora ma non sa dove possa essere. I due stringono subito amicizia condividendo lo stesso sogno: vivere una vita senza regole né vincoli. La strada, allora, diventa la loro effettiva dimora e le continue peregrinazioni tra States e Messico mutano in unico elemento realmente vitale per le loro esistenze.

Proseguendo su strade meno sacre ma non per questo men oimportanti, torna dietro la macchina da presa il nostrano Paolo Virzì con il suo nuovo Tutti i santi giorni (con protagonista il bravo Luca Marinelli, il protagonista di La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, e, tra gli altri, Federica Johanna Victoria alias Thony, Micol Azzurro, Claudio Pallitto, Stefania Felicioli), storia di Guido, ragazzo estremamente timido, riservato e colto che di professione fa il portiere di notte. Il giovane, esclusivamente la mattina presto, quando cioè stacca dal lavoro, incontra praticamente sempre Antonia, ragazza irrequieta, permalosa e consapevolmente ignorante. I due, dopo non molto, finiscono per diventare amanti e si innalzano a protagonisti assoluti di un risvolto morale possibile (quello della serenità e del benessere interiore) in una città incattivita e, ormai, più che difficile come Roma. Il loro amore e la loro felicità sembra indistruttibile, almeno fino al momento in cui il desiderio di avere un figlio mette in modo una catena di conseguenze imprevedibili.

Ciò che invece non ci convince molto ma che, forse, vale comunque la pena passare in rassegna, anche solo per avere un quadro più o meno completo della situazione, è il dichiarato remake (pratica tutta hollywoodiana) di Total recall – Atto di forza, originariamente diretto da Paul Verhoeven, qui rispolverato in chiave effettisticamente moderna da Len Wiseman (con Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel) per la riproposizione, anche se in chiave differente, del basilare romanzo di Philip Dick qui espresso, forse, in chiave maggiormente introspettiva a livello psicologico, anche se sono sempre e comunque gli effetti speciali e l’azione a prevalere su qualsiasi altro elemento (da buoni americani puri). Doug Quaid, dunque, è un operaio della Colonia che quotidianamente viaggia verso il centro della Terra per raggiungere l’Unione Federale Britannica, presso la quale lavora al settore di costruzione degli automi che costituiscono il nucleo della polizia federale. La notte, però, Doug è costantemente assalito dagli incubi: per questo, decide di provare a rivolgersi alla Rekall per farsi impiantare ricordi fittizi. Vorrebbe tramutarsi interiormente in spia ma, al momento dell’impianto, gli vengono scoperte memoria da reale spia già presenti e perfettamente combacianti con i suoi incubi. La sua vita quotidiana, dunque, comincia ad apparirgli come un mucchi odi falsità pericolose.

Sempre dagli Stati Uniti arriva, poi, Killer Joe del conosciutissimo William Friedkin (con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Thomas Haden Church), vicenda incentrata sullo spacciatore ventiduenne Chris Smith, il quale, pur consapevole di non valere granché nel settore, decide di voler provare a centrare il grande colpo. Quando, però, tutta la merce di cui dispone gli viene strambamente sottratta dalla madre, il suo problema diventa quello di trovare 6.000 dollari al più presto: pena la morte. Disperato, dunque, chiede aiuto a suo padre, dal quale riceve la proposta di mettere in piedi un piano terribile: la madre di Chris ha un’assicurazione sulla vita capace di coprire il suo debito, perciò, morendo, la donna permetterebbe al figlio di incassare la somma necessaria. Entra, qui, in scena, dunque, l’agente Joe Cooper, uno spietato killer con modi da gentiluomo che, quindi, dovrebbe portare a termine il lavoro. Il problema, però, riguarda il fatto che Joe chiede ben 25.000 dollari per l’azione e li vuole in anticipo.

Infine, forse di minor interesse ma comunque da segnalare è Taken 2 (di Olivier Megaton, con Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen), sequel della precedente pellicola che segna il ritorno sul grande schermo dell’agente CIA in pensione Brian Mills, stavolta praticamente costretto ad arruolare a tutti gli effetti la figlia Kim per liberare dalla prigionia lui stesso e la moglie, catturati durante una vacanza ad Istambul, a suon di chirurgiche eliminazioni fisiche.

Buona visione.

Stefano Gallone

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