Questa settimana al cinema: Effetti collaterali, Soderbergh e la fame di film

Effetti collaterali (comingsoon.it)

La locandina del nuovo film di Steven Soderbergh "Effetti collaterali" (comingsoon.it)

È a tutti gli effetti vera e propria fame di cinema quella che attanaglia una delle personalità artistiche statunitensi non solo più prolifiche ma anche (speso soprattutto) interessanti della sfera audiovisiva internazionale (caratteristiche, queste, che non sempre, anzi quasi mai, combaciano apertamente). Con il suo nuovo Effetti collaterali (con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum), infatti, il buon Steven Soderbergh torna sulla scia del suo genere forse prediletto, ovvero il thriller, per avanzare una proposta narrativa consapevolmente provocatoria e, in questo, non molto distante, anzi praticamente in scia con il precedente e interessante Contagion.

In questo caso, il fulcro della vicenda filmica è costruito attorno a Emily Taylor, giovane donna affetta da depressione e costretta a far fronte anche alle ansie che derivano dall’uscita di prigione del marito Martin. Lo stato emotivo della ragazza peggiora tanto da farle sfiorare il suicidi. È a questo punto di quasi non ritorno che emerge il suo rapporto con il dottor Banks, psichiatra di successo che la imbottisce di pillole capaci, però, di provocare, appunto, effetti collaterali non del tutto indifferenti. Quando Martin viene trovato morto in casa sua in seguito ad una pugnalata, le tracce delle indagini conducono proprio alla giovane moglie che, però, non ricorda assolutamente niente.

Sempre sulla scia thriller anche se con nettamente maggiore tinta da poliziesco (per molti, tra l’altro, anche mal riuscito) si colloca Il cecchino del nostrano Michele Placido (con Daniel Auteil, Mathieu Kassowitz, Olivier Gourmet), anche se di produzione completamente francese. Di passaggio allo scorso Festival del Film di Roma, seppur accolto in maniera abbastanza fredda e molto poco soddisfacente (per questo, forse, ora rimontato e ridotto), il film narra di Mattei, capitano della Polizia parigina ad un passo dal riuscire ad incastrare una famigerata banda di rapinatori. Ad impedirgli di raggiungere questo obiettivo, però, è un cecchino che, dal tetto di un edificio, con il suo lavoro permette ai suoi complici la fuga. Successivamente, Mattei riceve unba telefonata anonima che gli indica l’indirizzo completo del sicario che, quindi, viene catturato e sottoposto ad interrogatorio continuo che lascia trapelare anche un’informazione importante: in una precedente missione in Afghanistan, l’uomo è stato creduto morto. Nel corso delle indagini, però, il cecchino riesce a fuggire con l’intenzione di stanare la talpa che lo ha denunciato. Prenderà il largo, dunque, una vera e propria caccia all’uomo che porterà Mattei e il sicario a condividere un oscuro segreto.

Tralasciando il fenomeno trash del momento, ovvero Il commissario Torrente – Il braccio demente della legge (di Santiago Segura, con, oltre allo stesso Segura, Kiko Rivera, Xavier Deltell, Canita Brava), solo perché ne abbiamo già parlato più apertamente in un articolo precedente, e bypassando la scia di un inutilità stavolta, però, davvero mirata a rasentare veramente l’insulso ridicolo rappresentato da Hansel & Gretel  – Cacciatori di streghe (di Tommy Wirkola, con Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Janssen e, purtroppo, un sempre sprecatissimo Peter Stormare), è il caso di elogiare, speriamo a buon rendere, l’importanza di una pellicola italiana, anche se proveniente dalla prima esperienza registica di un nome tutt’altro che nuovo come quello della ben nota attrice Valeria Golino. Il suo Miele (con Jasmine Trinca, Carlo Cecchi, Libero De Rienzo, Iaia Forte), infatti, pone un considerevole accento sul tema del libero arbitrio nell’ambito del suicidio assistito incentrando l’attenzione sulla figura di Irene, giovane pseudo infermiera esperta proprio nell’assistenza di questa particolare pratica di consapevolezza e determinazione. Mantenendo l’anonimato per via dei rischi legali che la sua attività comporta, Irene viene chiamata s somministrare sostanze letali al capezzale di malati terminali in cambio di denaro. Un giorno, però, a chiedere i suoi servizi è l’ingegner Grimaldi, un intellettuale settantenne sano ma dotato di un male che lui stesso giudica come peggiore di molti altri: il male di vivere. Irene, dunque, dovrà vivere un forte contrasto sia interiore che nei confronti delle potenziali motivazioni che inducono l’anziano ad invocare una simile soluzione.

Infine, per lasciare aperto sempre e comunque uno spiraglio di maggiore e pur lecito relax, la commedia nostrana Benur – Un gladiatore in affitto (di Massimo Andrei, con Nicola Pistoia, Paolo Triestino, Teresa Del Vecchio, Stefano Fresi) spiattella sullo schermo la goffa figura di Sergio, un ex stuntman di Cinecittà infortunatosi sul set di un film statunitense. Il buon uomo, ormai, si arrangia accettando impieghi poco consoni ai suoi desideri, tra cui anche il ruolo di attrazione turistica consistente nel vestire i panni di fatidico Centurione ai piedi del Colosseo. Un giorno, però, Milan, immigrato clandestino bielorusso, stravolgerà la sua vita in quanto disposto a tutto pur di lavorare con lui. Sostituendosi, quindi, a Sergio nel ruolo di Centurione turistico, Milan attirerà subito l’attenzione di molti diventando ben presto l’idolo dei turisti costruendo (forte della sua laurea in ingegneria) una biga identica a quella usata nel film, appunto, Ben Hur. Di qui, dunque, l’evolversi di vite diverse ma votate ad un unico scopo: far fronte alle miserie sociali e alle difficoltà dell’arrivare vivi e vegeti a fine mese, in netto contrasto con l’apparenza di una Roma sempre più distaccata da quello che realmente era un tempo.

Buona visione.

Stefano Gallone

@SteGallone

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