Questa settimana al cinema: Claudio Bisio al Colle in Benvenuto Presidente

Benvenuto Presidente (comingsoon.it)

Locandina del film "Benvenuto Presidente" (comingsoon.it)

In tempi come questi, specie per quanto riguarda le ore più recenti, è sempre molto difficile esprimere la propria opinione (qualora se ne avesse una seria e reale) senza destare una qualche protesta per questa o quella cosa detta o non detta. Il cinema italiano, fatto anatema su un certo impegno passato o retroattivo effettivamente vitale al trasporto di senso critico da una base statica in una direzione saggiamente e crudamente polemica, ha molte più volte utilizzato la commedia (non si è mai ben capito se davvero) per sdrammatizzare certi aspetti della vita sociale e politica che invece, forse, andrebbero trattati con molta più fermezza e serietà. Ma, d’altra parte, la storia del cinema tricolore offre lezioni memorabili se non proprio monumentali. E allora, l’ennesimo tassello di questo mosaico comunque mai (ormai) sufficientemente e necessariamente diretto ed esplicito è la nuova pellicola di Riccardo Milani intitolata Benvenuto Presidente (con Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Remo Girone, Beppe Fiorello, Cesare Bocci). Il protagonista della stramba ma interessante vicenda non colpa alcuna se non quella di portare con sé un nome imponente: Giuseppe Garibaldi. Mentre il buon (per gli amici) Peppino se ne sta tranquillo e sereno nel suo minuscolo paesino di montagna, da buon ottimista malgrado sopravvivere a certe condizioni non sia del tutto semplice, un paio di politici non proprio maestri commettono un errore madornale: per sbaglio o per gioco, lo nominano presidente della Repubblica Italiana. Letteralmente strappato alla sua vita tranquilla, quindi, Peppino si ritrova a ricoprire un ruolo per il quale sa benissimo di non avere il feeling giusto, ma i suoi gesti e le sue riflessioni semplici e istintive finiscono per essere incredibilmente efficaci. Gioia, follia, umanità e onestà, dunque, sorprendono letteralmente le istituzioni finendo per recuperare una vasta fiducia da parte di una vasta schiera di elettori ormai scettici se non proprio delusi o arrabbiati. Ma, si sa, la vita di “palazzo” è tutt’altro che tranquilla, anche per chi nella tranquillità ci è praticamente nato e cresciuto.

Sempre di provenienza italiana ma di fattura ben più impegnata, profonda e direzionata in senso umanamente (e, perché no, politicamente) riflessivo, è Su Re (con Fiorenzo Mattu, Pietrina Menenas, Tonino Murgia, Paolo Pillonca), versione sarda della Passione di Cristo vista in maniera non poco personale dal bravo Giuseppe Columbu il quale, proprio per questa scelta particolare ma non unica nel suo genere (si veda l’esempio maestro del divino Pier Paolo Pasolini per Il vangelo secondo Matteo e La ricotta), riprende la più nota delle storie per farne qualcosa di puramente isolano sia nel linguaggio che nelle ambientazioni, allo scopo, forse (chissà quanto), di raggiungere i medesimi obiettivi di ben più illustri predecessori. Sullo schermo, dunque, si ripercorrono le ultime dodici ore di vita di Gesù Cristo, dal rinnegamento di Pietro al processo e alla flagellazione fino alla crocifissione, inverosimilmente alloggiata sulle pietre di Supramonte. Esperienza notevole, da testare sicuramente.

Sempre in tema religioso, anche se stavolta ben più prossimo all’accusa più pura, diretta e, a tratti, violenta, il documentario Mea maxima culpa – Silenzio nella casa di Dio (di Alex Gibney, premio Oscar per Taxi to the dark side), come lascia già intuire lo stesso titolo, si pone come vessillo profondamente accusatorio proprio in ambito ecclesiastico, in particolare per quanto riguarda il suo lato oscuro fatto di reati a sfondo pedofilo. Con fare meticoloso e dettagliato, Gibney passa in rassegna i casi più scioccanti che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli ultimi anni per tentare di portare alla luce del sole verità nascoste allo scopo di smascherare l’essenza più omertosa dell’istituzione religiosa.

Tornando alla fiction, invece, in particolare sul versante thriller, La madre (di Andreas Muschietti, con Jessica Chastain, Nicolaj Coster-Waldau, Megan Carpentier), pellicola prodotta dal signor Guillermo Del Toro, pone in essere la storia di due bambine che, di punto in bianco, spariscono tra i meandri di un bosco nel giorno in cui i loro genitori restano uccisi. A distanza di anni, le due piccole vengono ritrovate e, in qualche modo, invogliate a costruirsi una nuova vita ma, ben presto, qualcuno o qualcosa, di notte, ancora desidera far loro visita per rimboccare le coperte.

Mea maxima culpa (screenweek.it)

Locandina del film "Mea maxima culpa" (screenweek.it)

Per sdrammatizzare un po’ i toni, però, ci vengono incontro, infine, almeno due pellicole leggere ma godibili. La prima è il nuovo atteso lavoro del maestro Pedro Almodòvar Amanti passeggeri (con Antonio De La Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martì), interamente incentrato sullo spazio di un aereo a rischio collisione per un guasto tecnico, a causa del quale i piloti fanno del loro meglio al fine di trovare una soluzione insieme ai colleghi della torre di controllo. Nel frattempo, però, gli assistenti di volo, rigorosamente omosessuali, strani ma pittoreschi se non proprio barocchi, cercano di “allietare”, fin dove possibile, i passeggeri in attesa di una soluzione.

La seconda, invece, è il simpaticissimo film d’animazione I Croods (regia di Chris Sanders e Kirk De Micco, con le voci originali di Nicholas Cage, Emma Stone, Ryan Reynolds), preistorica commedia d’avventura al seguito del viaggio intrapreso dalla prima famiglia esistita sulla superficie terrestre, pellegrinaggio al quale la famiglia stessa è costretta a causa del crollo della caverna di appartenenza. Proseguendo sul loro cammino, quindi, i Croods incontreranno un intero mondo popolato da creature fantastiche e del tutto singolari che faranno loro compagnia cambiando per sempre ogni potenziale visione del mondo.

Buona visione.

(Foto: screenweek.it / comingsoon.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

 

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