Questa settimana al cinema

Settimana in cellulosa, ahimé, molto povera di contenuti, questa. Non ci credete? Guardate un po’ qui che nomi. Quasi tutti horror, anche dove si tratta di semplici cartoni animati (in quel senso, l’orrore rischia di essere la trama) o dove è il soggetto a spaventare letteralmente (e non in senso positivo).

Winnie the Pooh, tanto per cominciare. E si, perché ne sentivamo davvero la mancanza. Qualcosa di nuovo, insomma. Sotto la direzione dell’orchestra virtuale di Stephen J. Anderson, lo straconosciuto orsacchiotto giallognolo Pooh si sveglia al mattino con un problema esistenziale tra i filosoficamente peggiori: il pancino brontola e non c’è più miele in casa. Uscendo per andarlo a cercare in giro, l’orsetto si imbatte nel dramma del moggio asinello Ih-Oh che, poverino, ha perso misteriosamente la coda. Nel tentativo di riportare la coda all’amichetto, quindi, Pooh riunisce tutti i compagni del bosco dei Cento Acri. Ma Christopher Robin non si trova più da nessuna parte e il gufo Uffa sostiene sia stato rapito dal mostro Appresto. La giornata, quindi, si fa insidiosa e carica di intrighi per un orsetto che era uscito di casa solo perché voleva del miele. Buono per i bambini più bambini dei bambini. Niente di più.

Justin Bieber: never say never. E mai dire mai, allora, anche al desiderio di liberarsene una volta per tutte. Basta, non se ne può più (pure la statua di cera, gli hanno fatto). Ora anche un film, come, tra l’altro, era facilmente prevedibile nella perfetta circoscrizione mercantile pseudoartistica. Un documentario, per la precisione, per mezzo del quale Jon Chu (già regista di altri due film di puro e solo intrattenimento come i capitoli 2 e 3 della serie Step Up) assembla i frammenti visivi relativi ai dietro le quinte del fondamentale My World Tour, culminato col megagalattico spettacolo in 3D al Madison Square Garden di New York (tempio profanato a scapito di mostri sacri come Pearl Jam, Bruce Springsteen, Grateful Dead, Allman Brothers e chi più ne ha più ne metta a volontà). Tra sold out e successi commerciali chissà quanto a lungo termine, il documentario ripercorre l’infanzia del cantante (infanzia…ma se è ancora un bimbo!) tra le strade di Stratford nell’Ontario. Interviste a parenti ed amici ed immagini di repertorio dei primissimi concerti si pongono l’obiettivo di ricostruire le origini della pop star attualmente più gettonata tra gli adolescenti. Una volta c’erano i Black Sabbath e i Led Zeppelin. Mah…

Ma aspettate. Non scappate. C’è ancora dell’altro. C’è questo Cappuccetto rosso sangue (regia di Catherine Hardwicke, con Amanda Seyfried, Billy Burke), il cui titolo già lascia desiderare un porno snuff pur di non lasciarsi sopraffare dalla valanga di vaccate in prospettiva. Fa specie, inoltre, vedere comparire nel cast un’eminenza attoriale del calibro di Gary Oldman che, Cavaliere Oscuro a parte, non è che, nel corso degli ultimi anni di carriera, abbia operato per scelte chissà quanto appropriate. Strano. In un piccolo villaggio di foresta, dunque, gli abitanti sono terrorizzati dalla presenza di un lupo mannaro, mentre la giovane Valerie, oltre a convivere con questo terrore, ha anche qualche altro problema: sin da piccola, infatti, è innamorata di Peter, ma i suoi genitori, per contro, la vogliono in sposa al ricco Henry. Così, Peter e Valerie fuggono insieme ma il licantropo, nel villaggio, continua ad uccidere. Questa volta, la vittima è la sorella di Valerie. Il lupo mannaro ha, però, violato una specie di tregua con gli abitanti che, invece, l’hanno rispettata offrendogli degli animali in pasto come sacrificio. E allora giù con la vendetta tra chi vuole lo specialista padre Solomon e chi, invece, vuole fare giustizia da sé.

Dal meno peggio (ma sempre peggio rischia di essere) forse si può pescare World Invasion (regia di Jonathan Liebesman, con Aaron Eckhart, Michelle Rodriguez, Ramon rodriguez), storia basata sulle vicende di una fantasmatica Citta degli Angeli improvvisamente preda di forze sconosciute che chiamano in causa il sergente maggiore dei Marine e il suo intero nuovo plotone in immediato soccorso. Mentre l’invasione colpisce le strade di Los Angeles, quindi, i Marine diventano l’unica reale forza nella difesa. Interessa? Chi lo sa. Forse.

Ad ogni modo, buona Pasqua. E a qualcuno, lassù ai vertici di produzione, buona resurrezione (si spera).

Stefano Gallone

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews