Questa settimana al cinema

Pur non presentandosi come una settimana inzuppata di succose offerte da grande schermo, anzi molto asciutta e scarna, ci ritroviamo comunque di fronte ad un paio di uscite interessanti. Di fondamentale importanza, soprattutto, sembra essere Diaz – Non pulire questo sangue (di Daniele Vicari, con Claudio Santamaria, Elio Germano, Jennifer Ulrich, Davide Iacopini, Renato Scarpa). Ricorderete benissimo i tragici fatti del luglio 2001, quando, cioè, si teneva il G8 in quel di Genova. Ebbene, con particolare approfondimento su uno dei tanti enigmistici e discussi accadimenti del periodo, il film vuole concentrarsi (come sottolinea lo stesso titolo) sui fatidici fatti della scuola Diaz, nel quartiere di Albaro. Era la sera del 21 luglio, infatti, quando, in concomitanza con altri istituti quali il Pertini e il Pascoli, il VI Reparto Mobile della Polizia di Stato faceva irruzione in quelli che erano divenuti una sorta di centro di coordinamento per il Genoa Social Forum guidato da Vittorio Agnoletto. Risultato: 61 feriti dei quali 3 in prognosi riservata. 125 poliziotti finirono sotto processo per aver letteralmente pestato a sangue dei semplici manifestanti che si erano accampati lì per passare la notte. Trasformando il tutto, dunque, da un punto di vista prettamente narrativo, la pellicola focalizza su Luca, un giornalista della Gazzetta di Bologna (un giornale di centro destra) che decide di andare a constatare di persona l’entità di quello che sta accadendo nel capoluogo ligure, dove un ragazzo, Carlo Giuliani, è stato appena ucciso. Dall’altra parte, Alma è un’anarchica tedesca che ha partecipato ai violenti scontri ed è impegnata nella ricerca dei dispersi. Nick, ancora, è un manager francese arrivato a Genova per un seminario; Anselmo è un anziano militante della CGIL che ha preso parte al corteo pacifico; Bea e Ralf cercano solo un posto dove dormire; Max è un vicequestore aggiunto che, però, ha deciso di non prendere parte alla carica perché consapevole di operare un pestaggio nei confronti di persone innocenti. Storie, vite, vicende ed accadimenti, allora, si mescolano al fine di ricordare, descrivere e, forse, giudicare ciò che Amnesty International sembra aver etichettato definitivamente come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».

Alleggerendo di molto i toni, invece, Laura Morante passa oltre le Alpi e anche dietro la macchina da presa per dirigere il suo esordio da regista, ovvero il semplice e spensierato Ciliegine (con Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carrè), storia di una donna, Amanda, che ha sempre avuto rapporti complicatissimi con il sesso maschile. Giudicandoli ineluttabilmente inaffidabili, guarda gli uomini con sospetto e sempre pronta a deriderne l’arroganza, la propensione al tradimento e la relativa indifferenza. Secondo un bravo psicologo, che poi è anche il marito della sua migliore amica, Amanda è affetta da androfobia: avrebbe, quindi, letteralmente paura degli uomini. Durante un veglione di capodanno, però, la donna incontra Antoine e con lui sembra, d’un tratto, diventare gentile, dolce ed indulgente. In realtà, Amanda è convinta che Antoine sia gay e, quindi, assolutamente innocuo. Pertanto, quando l’amica se ne rende conto, il marito psicologo la dissuade perché convinto che si tratti dell’unica occasione possibile di far riavvicinare Amanda al sesso femminile. Antoine, dunque, dovrà fingersi effettivamente omosessuale.

Forse un pizzico di interesse in più è destato da Bel ami (regia di Declan Donnellan, con Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott, Cristina Ricci), ambientato nella Parigi di fine ottocento nella quale Georges Duroy fa ritorno dopo aver combattuto in Algeria. Non avendo più uno straccio di soldo in tasca, incontra in un locale Charles Forestier che gli dona del denaro per comprarsi almeno un abito decente per fare il suo ingresso in società. Così, George ha modo di conoscere Madeleine, la moglie del suo benefattore, e Rousset, un editore intenzionato a far cadere il governo, la cui figlia, ancora bambina, dona al reduce l’appellativo di Bel Ami. Un po’ tutte le donne della storia vengono attratte da lui e cercheranno di usare la sua misteriosa bellezza. Saranno proprio loro, però, ad essere calpestate dalla fame di conquista sociale dello stesso George.

Infine (perché i prodotti interessanti di questa settimana si contano davvero sulle dita di una sola mano), la sete di disimpegnato spettacolo che assale una onnipresente fetta di pubblico potrebbe forse essere soddisfatta da Battleship (regia di Peter Berg, con Taylor Kitsch, Hamish Linklater e un Alexander Skarsgard presumibilmente migliore sotto la direzione di uncerto Lars Von Trier per un certo Melancholia), pellicola che, a quanto pare, ha addirittura bisogno della pop star Rihanna per attirare l’attenzione su una specie di accozzaglia di battaglie marittime, terrene e aeree computerizzate votate alla difesa della razza umana dalla crudeltà di perfide forze aliene (cotto, stracotto, mangiato, digerito e rigettato, dunque). Una trama? Si suppone che non serva.

Buona visione.

Stefano Gallone

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