Questa settimana al cinema

Tra i soliti alti e bassi produttivi, ormai abbiamo imparato a destreggiarci con agilità tra i meandri delle produzioni nazionali ed internazionali che, puntualmente ogni settimana, arrivano a riempire di proposte le sale cinematografiche italiane. Malgrado una certa dimestichezza con questa sorta di metodo selettivo, però, ancora non sappiamo come affrontare l’approdo sullo schermo di almeno un paio di pellicole potenzialmente di dubbio gusto. La prima è l’attesissimo seguito della strafortunata commedia Benvenuti al sud, ovvero (ovviamente) Benvenuti al nord (regia di Luca Miniero), tra i cui fotogrammi l’ormai consolidata coppia Alessandro Siani (meglio a teatro) / Claudio Bisio prende con forza il sopravvento nell’interpretare Alberto e Mattia, un napoletano e un milanese ormai amici ma giunti ad una crisi matrimoniale con le rispettive mogli dopo circa un paio di anni dalla loro consocenza. L’una (Angela Finocchiaro) detesta Milano a causa delle polveri sottili, dell’ozono troposferico e accusa il marito di non pensare alla famiglia tanto quanto si dedica al suo lavoro. Nel frattempo, Mattia, per ridestare l’attenzione della propria consorte, finge di minacciare di trasferirsi a Milano ma non fa i conti con alcuni colleghi che, per mancanza di un certo livello di intelletto, lo prendono sul serio. Così facendo, il nuovo incontro tra i due amici è destinato a diventare realtà. Dov’è il problema? Seppur ben costruita, efficace e comunque divertente, una commedia di questo stampo, proprio come il capitolo precedente, rischia di addentrarsi troppo nel campo degli stereotipi più qualunquisti e sempliciotti. Staremo a vedere.

Qualche dubbio in più viene lasciato scintillare, ahimè, da un’altra produzione italiana, ovvero Sleeping around (regia di Marco Carniti, con Anna Galiena, Dario Grandinetti, Danilo Nigrelli, Marco Foschi), pellicola drammatica (comunque da vedere, fosse solo perché nostra connazionale) incentrata su un’ambientazione metropolitana odierna (ma vista con occhi futuristici) nella quale un’importante agenzia di comunicazione internazionale, tramite conferenza stampa, introduce una straordinaria innovazione tecnologica di importazione cinese con l’obiettivo di modificare definitivamente il concetto stesso di pubblicità: attraverso una lente, cioè, sarà possibile proiettare, con l’ausilio di un potentissimo satellite, marchi pubblicitari direttamente sulla superficie della luna piena. Da questo assunto, dunque, parte la storia di diversi protagonisti le cui sorti saranno drammaturgimanente legate da un unico filo conduttore. Dov’è il problema, anche qui? Forse nella nostra doverosa costrizione di sperare che il fattore “lunare” sia solo un McGuffin per meglio sviluppare qualcosa di ben più concettuale.

Spostando la nostra attenzione ad un livello mainstream interplanetario, invece, Underworld – Il risveglio, in 3D (si potrebbe ormai anche evitare di puntualizzare nel titolo l’ormai consueta ed innovativa tecnologia…così, tanto per non sfigurare cme se fosse uno scatolone di detersivo in polvere per lavatrici), per la regia del duo Mans Marlind / Bjorn Stein (con Kate Beckinsale, Stephen Rea, Michael Ealy), riparte da dieci anni dopo l’eccidio che il genere umano ha messo in atto contro i vampiri e lycan (ormai anche troppo di moda) per consentire a Selene di risvegliarsi dalla lunga ibernazione con la quale era stata fatta prigioniera dall’azienda biotecnologica Antigen. Tornata all vita, dunque, Selene scopre di avere una figlia. Nata dalla relazione della madre con l’amatissimo Michael, Eve è dunque la primissima donna ibrida di sangue sia vampiro che lycan, il che le conferisce dei poteri eccezionali ancora formalmente da scoprire. Proprio grazie a queste sue nuove qualità, però, anche i nemici si sono potenziati, le due dnne si troveranno fianco a fianco per combattere quello che forse è rappresentato come il peggior antagonista dell’intera saga, un lycan superpotenziato in quanto geneticamente modificato. Più per gli appassionati che per i “comuni mortali”.

Fa specie, invece, vedere il bravo Emile Hirsch (il celebre protagonista dell’ormai quasi cult Into the wild di Sean Penn) prendere parte ad una pellicola forse troppo poco digeribile per un attore di simile qualità (confidiamo, dunque, nel prossimo lavoro di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini che lo vedrà protagonista assieme a Penelope Cruz). Le adolescenziali invasioni aliene di L’ora nera forse poco convincono nel loro basarsi sulla storia di Sean e Ben, due giovani programmatori atterrati a Mosca con l’intenzione di vendere un’innovativa applicazione per telefoni cellulari a dei magnati russi. I due, però, vengono presto a sapere che un collega svedese ha rubato l’oro l’idea concludendo un ottimo a fare. Per consolarsi, dunque, i due decidono di passare la serata in uno dei locali più glamour della capitale, all’interno del quale conoscono due turiste americane. Proprio mentre stanno per approcciare, però (quando si dice la sfiga), la città viene paralizzata da un enorme black out: dal cielo cominciano a scendere strani fasci di luce che, una volta giunti a terra, iniziano a disintegrare ogni cosa seminando in tutta la città panico e distruzione.

Salendo un tantino di qualità, invece, The help (regia di Tate Taylor, con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard) incentra la propria narrazione su tre donne straordinarie del profondo sud statunitense. Anno 1962. La ventiduenne Skeeter ha appena fatto ritorno a casa dopo la laurea da le Miss, fatto che però non accontenta la madre che, invece, la vorrebbe vedere sposata. A questo si aggiunge il fatto che la tanto amata confidente / cameriera di Skeeter, Costantine, la donna che l’ha praticamente allevata, è sparita e non si riesce più a ritrovare. In parallelo, scorre anche la storia di un’altra donna, la domestica di colore Aibileen, una donna saggia e regale che sta per allevare il suo diciassettesimo bambino bianco ma con un profondo e radicale cambiamento interiore dovuto alla perdita del proprio figlio.

Ritornando in ambito italiano, infine, una pellicola molto interessante è invece Sette opere di misericordia dei pluripremiati gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio (con il geniale Roberto Herlitzka, un ritrovato Ignazio Oliva, Olimpia Melinte, Stefano Cassetti), opera prima (dopo una serie di documentari e cortometraggi di ottimo valore intrinseco) ambientata a Torino, città che ospita Luminita, una giovane clandestina romena che riesce a sopravvivere grazie a borseggi per i quali deve versare la rispettiva percentuale ai suoi padroni. La ragazza, però, ha già in mente un piano per sfuggire per sfuggire al loro controllo e procurarsi dei documenti falsi. Così inizia la propria operazione solitaria scegliendo una prima vittima a caso, Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di quasi degrado e che è costretto a farsi ricoverare periodicamente in ospedale. La ragazza lo incontrerà e comincerà a seguirne le vicissitudini.

Buona visione.

Stefano Gallone

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