Questa settimana al cinema

Come abbiamo già accennato la settimana scorsa, si tratta di un periodo di vitale fermento per le produzioni cinematografiche internazionali. È doveroso, però, prorogare questa avvertenza anche per la settimana prossima per l’arrivo di pellicole di non minore importanza. Restate sintonizzati, dunque. Rimanendo, invece, alla più stretta attualità, questo weekend vede, finalmente, l’approdo sugli schermi italiani del nuovo lavoro di uno dei migliori artisti del settore cinematografico nostrano. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino e del suo This must be the place, pellicola di produzione europea e costituente un primo importante banco di prova per espatrio per quanto riguarda le infinite possibilità di diffusione planetaria legate al talento di uno dei maggiori registi italiani attuali. Facendo scudo ad una già importante storia di base con la potenza indiscutibile di attori di primissimo livello come il premio Oscar Sean Penn, Frances McDormand e, addirittura, un ritrovato Harry Dean Stanton (attore feticcio di maestri indiscussi come Wim Wenders e David Lynch tra gli altri), il regista partenopeo narra la vicenda di Cheyenne, una ex rockstar ormai cinquantenne che, mantenendo ancora il suo look in stile mistro tra Robert Smith dei Cure e un Alice Cooper datato, vive di rendita assieme alla moglie Jane in quel di Dublino. La morte dle padre, con il quale, però, non ha più rapporti da diverso tempo, lo spinge comunque a tornare a New York. In ultima visita al genitore, dunque, Cheyenne scopre che l’uomo aveva maturato un’enorme ossessione: vendicarsi col diretto interessato di una pesante umiliazione subita in un campo di concentramento. L’ex rockstar, allora, anche se in costante dubbio, prosegue nella ricerca della persona incriminata dal punto in cui il padre era stato costretto a smettere per cause di forza maggiore, dando principio ad un vero e proprio viaggio di redenzione nei meandri degli Stati Uniti. Potenzialmente imperdibile.

Meno imperdibile, anche se curioso, potrebbe essere Cpwboys & aliens (regia di Jon Favreau, con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde), una sorta di miscela di generi western (ma di quale periodo?) e fantascientfico (ma di quale sostanza?) che, onestamente, almeno dal titolo e dagli accenni di trama a nostra disposizione sembra più vicino a una specie di morettiano Maciste contro Freud che ad un Alien vs predator dell’ultima ora (poco importa la produzione firmata Steven Spielberg, onestamente). Ad ogni modo, sembra che la trama narri di uno straniero privo di memoria che, nell’anno 1875, arriva in New Mexico, nella cittadina di Absolution (che fantasia anche il nome…) privo di memoria, ferito e con al polso uno stranissimo bracciale metallico. Il nuovo arrivato, però, non è affatto gradito dagli abitanti del luogo, esseri viventi letteralmente dominati dalla dittatura del colonnello Dolarhyde. Lo sceriffo, dunque, non esita ad arrestare lo straniero riconoscendolo come un pericoloso pregiudicato. Tutto cambia radicalmente, però, quando Absolution viene attaccata da strani oggetti volanti che seminano il panico in un batter d’occhio. Emerge, così, sia una parte della memoria dello straniero che un senso di fratellanza da parte degli abitanti del posto: uniti, daranno battaglia agli strani visitatori. Fate voi.

Stupisce, poi, come ci sia ancora bisogno di raccontare la storia dei Tre Moschettieri di Dumas (regia di Paul W.S. Anderson, con Milla Jovovich, Logan Lerman, Christoph Waltz), a meno che non si tratti di qualcosa di innovativo e lievemente divergente dalla già conosciuta storia di base (al di là del fattore tecnico-visivo del 3D).Fatto sta che il film è comunque ambientato nel XVII secolo e narra le vicende del celeberrimo D’Artagnan, il quale decide di recarsi a Parigi desideroso di entrare a far parte del corpo dei Moschettieri. Ma una volta arrivato nella capitale francese, scopre che la milizia reale è stata sciolta e che solo tre uomini sono ancora fedeli al proprio sovrano: Athos, Porthos e Aramis. Dopo essere riuscito comunque ad unirsi a loro, il giovane affronta una serie di avventure per difendere il Re e la madre dalle trame del perfido Cardinale Richelieu e dei suoi alleati Milady De Winter e il conte di Rochefort.

Scadendo nel rischio di demenza e mancanza di rispetto epr tematiche che, invece, potrebbero non difficilmente godere di una narrazione ben più efficiente (nei limiti del possibile, ovviamente). Amici di letto (regia di Will Gluck, con Justin Timberlake, Emma Stone, Mila Kunis), dunque, è l’ennesima produzione di intrattenimento con scarso quoziente intellettivo e buona per passare una serata spensierata in compagnia di amici altrettanto scanzonati. Uscita da una relazione amorosa disastrosa, una donna spigliata sceglie il suo migliore amico come partner per serate di puro sesso senza amore, situazione che, stando ai patti, dovrà avere finire qualora tra i due dovesse nascere qualcosa. Inizialmente, il piano sembra funzionare, ma ben presto l’amore si insinua tra i due costringendoli a rivalutare il loro rapporto. Sostanzialmente inutile ma, anche qui, fate un po’ voi.

Infine, I want to be a soldier (regia di Christian Molina, con Fergus Riordan, Ben Temple, Danny Glover e un’insolite e, onestamente, inattesa, Valeria Marini), invece, porta sullo scherma un tema importante come la violenza di provenienza mediatica per mezzo di una storia incentrata sul piccolo Alex, un adolescente desideroso di diventare, da grande, un astronauta. I suoi genitori, distratti e non ancora pienamente adulti, cercano di accontentare le sue richieste almeno riempendogli la camera di giocattoli e decorazioni spaziali. Alex, però, previa somministrazione incontrastata di programmi televisivi particolarmente violenti, genera un amico immaginario, il capitano Harry, che, complice anche l’arrivo in casa di due gemelli appena nati, contribuirà a fare del ragazzino una personalità violenta e irruenta.

Buona visione.

Stefano Gallone

 

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