Questa settimana al cinema

Il caldo batte alla testa? Si direbbe di si se permettiamo l’arrivo in territorio italiano di prodotti che, onestamente, farebbero bene a restarsene in territorio autoctono se non fosse per l’esigenza di arrivare a stravolgere il già povero assetto di neuroni di una certa (si spera sempre minima) fetta di pubblico. Va bene trovarsi ormai ad agosto, in piene vacanze estive e nel bel mezzo di un periodo che di impegno non vorrebbe più sentirne parlare almeno per un po’ (una strizzatina ai nostri amatissimi politici senza distinzione di coordinate), ma ciò che videogame era videogame dovrebbe restare (proprio come predecessori che rispondono al nome di Street fighter e Mortal kombat: orrore. Domanda: perché non si trasforma in film, invece, ciò che di cinematografico ne ha già da regalare a iosa come il geniale Metal gear solid?) se in cima alla lista cronologica troviamo addirittura la riproposizione filmica del fatidico Tekken di casa Playstation (regia di Dwight H.Little, con Jon Foo, Kelly Overtone, Cary-Hiroyuki Tagawa). La scusa di fare cassa (fino a che punto, poi? Dove si spera di arrivare?) viene celata dietro una trama che chiamare così sembra essere un complimento: da una civiltà completamente distrutta nasce un nuovo ordine mondiale (seh…) dove il controllo del pianeta è in mano a sette potentissime corporation (vabeh…). La Tekken Corporation detiene l’America per mano del totalitario Heihachi Mishima, la cui sede centrale è a Tekken City. Chi vive fuori le mura trascorre il proprio tempo nella paura, nella disperazione, nell’emarginazione. Lottare per sopravvivere, dunque, è all’ordine del giorno. Seppure l’idea di base non è cattivissima, l’aver scelto di farvi evolvere un videogame potrebbe non essere una scelta che spinga ad accaparrarsi un biglietto. Poi fate voi.

Un esperimento interessante, invece, potrebbe essere quello rappresentato da In the market (con Ottaviano Blitch, Marco Martini, Rossella Caiani) per mano dell’esordiente Lorenzo Lombardi, ex studente del DAMS. Seppur vietato ai minori di 18 anni e con seri dubbi da parte nostra riguardo la qualità delle performance attoriali (un discorso a parte va fatto, forse, per Blithc, già bravo e temibile coprotagonista dell’opera seconda di federico Zampaglione Shadow), si tratta comunque di un prodotto che va testato in quanto proveniente da una giovane personalità registica assolutamente indipendente che, nel corso di questi ultimi mesi, si è avvalsa del fondamentale contributo della rete (Facebook in particolare) per assoldare tecnici, autori, spettatori e personaggi di diverso stampo purché utili alla produzione e alla diffusione di un film a budget limitato. Il risultato è un horror disarmante che dovrebbe valere (forse) da (chissà, anche qui, fino a che punto) risposta alla esponenziale popolarità di film terrificanti quali Saw e Hostel. Finita la scuola, allora, tre giovani intraprendono un viaggio a bordo di una jeep, avendo come unico traguardo un concerto della loro band preferita. Quando, però, si fermano ad una stazione di servizio per fare benzina, i tre vengono derubati da tre rapinatori. Privati di ogni bene, allora, i ragazzi sperano di trovare aiuto in un supermarket dove, però, finiscono per passare la notte. L’incontro con strane presenze, dunque, è dietro l’angolo. Molto in dubbio in termini di qualità ma da sperimentare.

Probabilmente salendo di consistenza, anche se solo fino ad un certo punto, ci imbattiamo in L’arte di cavarsela (regia di Gavin Wiesen, con Freddie Highmore, Emma Roberts, Michael Angarano), una sorta di elenco delle controversie vissute dal giovane George in ambito scolastico, situazioni dalle quali è riuscito quasi a fuoriuscire indenne pur non avendo mai aperto un libro. Anche durante le lezioni di Arte, verosimilmente la sua materia preferita, invece di ascoltare ed apprendere preferisce scarabocchiare e divagare col pensiero. Insomma, tutto per lui va bene fuorché impegnarsi, tanto a scuola quanto nella vita. A un passo dal diploma, però, comincia sempre più ad isolarsi e ad assentarsi dalla classe. Per lui, davvero tutto comincia a perdere fascino o un benché minimo interesse, anche l’idea di doversi cercare un college per portare avanti la propria esperienza di vita, oltre che di formazione. In un giorno qualunque, però, prende le difese della ragazza più carina della scuola, appena scoperta a fumare sul tetto dell’edificio. Per ricambiare il gesto, dunque, la ragazza lo tira letteralmente nel mezzo di una vita mondana fatta di feste, visite ai musei e passeggiate cittadine senza un preciso scopo.

Infine, constatiamo, come avevamo già annunciato la settimana scorsa, l’arrivo tempestivo (ahimé) del secondo capitolo di Diario di una schiappa (regia di David Bowers, con Zachary Gordon, Devon Bostik, Steve Zahn). Si torna a scuola, insomma, dopo le vacanze estive (tanto valeva farlo uscire a settembre) e la coppia fraterna Greg / Rowley non é più novella. Anche se la furiosa Patty continua a farla da padrona, nella scuola arriva una nuova ragazza: la bionda e bella Holly. Per Greg è amore a prima vista. Nel frattempo, i rapporti col fratello maggiore Rodrick sono sempre più in disfacimento anche se i genitori fanno davvero di tutto per cercare di riappacificarli. Ma proprio la scelta di lasciarli entrambi a casa da soli, nella speranza di una cooperazione, sarà la scintilla per nuovi e aspri dissapori per l’esistenza stessa del giovane protagonista.

Buona visione.

 

Stefano Gallone

 

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