Questa settimana al cinema

Potremmo considerare quasi una fortuna la possibilità di constatare, di settimana in settimana, l’approdo nelle sale cinematografiche tanto di fenomeni da baraccone quanto di pellicole irrimediabilmente interessanti, per quanto esse possano comunque rischiare di risultare (ahimé) di poco conto deludendo, dunque, determinate attese. La speranza è che non si tratti, per questa settimana, del caso Michael Zampino, regista italo-francese con all’attivo, fino a ieri, ben cinque cortometraggi e il fondamentale indottrinamento cinefilo alla New York University. Dopo aver spopolato a livelli internazionali con l’ultimo breve lavoro Goodbye Antonio (targato 2004), pluripremiato in giro per festival tra Los Angeles, New York, Londra e Salonicco, è giunta l’ora della prova lungometraggio con L’erede (con Alessandro Roja, Guia Jelo, Davide Lorino), opera prima al sapor di noir e incentrata su Bruno, un medico milanese al quale la morte del padre frutta la proprietà di una vecchia villa immersa nella natura selvaggia degli appennini. La conoscenza del vicinato, però, gli renderà la vita difficile dal momento che lo costringerà a precipitare in una spirale di timori e sospetti che influiranno pesantemente sulla sua stessa persona. Da testare con curiosità ed attenzione, come per ogni opera prima.

Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo per speranze qualitative che, subito, si risprofonda nel baratro del potenziale semi-idiota con Ancora tu! (di Andy Fickman, con Kristen Bell, Sigourney Weaver, Odette Yustman, Jamie Lee Curtis), ennesima commedia probabilmente inutile ed incentrata su eterni e fasulli filoliceali anche se ormai in età avanzata. La PR di successo Marni, infatti, torna a casa per il matrimonio del fratello maggiore che, guardacaso, sta per prendere come moglie proprio l’odiatissima compagna di liceo che tanto l’ha importunata a suon di bullismi e bassezze varie. In una situazione simile, però, piombano anche le rispettive madri. E allora giù con vecchie ferite mai cicatrizzate e con l’affrontare problemi magari anche seri con il ghigno sul volto di cellulosa tumefatta. Fate voi.

Forse sulla stessa linea, anche se con un cast più brillante e meno appariscente, potrebbe risultare In viaggio con una rockstar (di Nicholas Stoller, con Jonah Hill, Russel Brand, Katy Perry) se non fosse per un’argomentazione più leggera e, proprio per questo, forse più appetibile al sorriso spensierato. Il rockettaro inglese Aldous Snow, oltre ad essere una brillante rockstar, è anche una vera e propria macchina del sesso che, però, quasi non ne può più dello stile di vita che non riesce più a scucire dalla propria pelle. Ma la volontà di dare un senso alla propria esistenza sembra avere artigli più graffianti, se non fosse che, però, il buon uomo proprio non riesce a trattenersi dal desiderio di concedersi un po’ di “svago”. Quando scopre che l’unico vero amore della sua vita è in California, aldous farà di tutto pur di inseguire e riconquistare. Ma il percorso è lungo e articolato tra spacciatori, risse, locali notturni e quanto di peggio.

Dal fronte asiatico, poi, ritorna Wayne Wang per portare sugli schermi italiani Il ventaglio segreto (con Bingbing Li, Hugh Jackman, Jeon Ji-Hyun), pellicola liberamente tratta dal libro di Lisa See Fore di neve e il ventaglio segreto e decantante le vicende di Fiore di neve e Lily, due bambine di sette anni vissute nella Cina del XIX secolo. Le piccole subiscono la fasciatura dei piedi nello stesso giorno e alla stessa età, per poi vedersi unire i rispettivi destini attraverso un legamo consociuto come “laotong”, una sorta di vincolo più o meno spirituale che le unirà in eterno. Una volta sposate, isolate nei loro rispettivi matrimoni, le due studieranno comunque un metodo di comunicazione segreta attraverso linguaggi in codice scambiati tra le pieghe di un ventaglio di seta.

Cambiando completamente genere e ritornando in circoli di scadente meschinità, la setta produttiva hollywoodiana rifila al nostro paese (che accetta) anche Big Mama: tale padre, tale figlio, scemotta commedia di firma John Whitesell (con Martin Lawrence, Jessica Lucas, Max Casella) e ruotante attorno alla figura dell’agente FBI Malcom Turner in compagnia del nipote diciassettenne Trent, infiltrati in incognito nella Performing Arts School per ragazze dal momento che Trent sarebbe testimone di un omicidio. Ma i due sono costretti ad indossare (letteralmente) i panni di Big Mama e Charmaine per scovare l’assassino prima che lui scovi loro.

Ritornando su sponde più affidabili e propositive in termini qualitativi, riscontriamo volentieri L’albero (con Charlotte Gainsbourg, Marton Csokas, Morgana Davies) per la regia di Julie Bertuccelli, figlia di papà (Jean-Luis Bertuccelli) ma già aiuto regista addirittura del maestro Krzysztof Kieslowski per capolavori come, a suo tempo, Film blu e Film bianco. La vicenda narrata focalizza su Simone, una bambina di dieci anni tragicamente orfana di padre. In una delle desolate notti trascorse in casa con la madre e i fratelli, la piccola sente delle voci provenire da un albero situato in giardino. Simone, in esse, riconosce il timbro del padre scomparso con il quale, nonostante le derisioni dei fratelli, instaura un duraturo dialogo che si trasforma in legame ossessivo. Ma l’interlocutore resta comunque una semplice pianta che una tempesta distruttiva non tarderà a sradicare, costringendo la piccola a ricercare e costruire una nuova e definitiva vita.

Buona visione

Stefano Gallone

 

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