Questa settimana al cinema

Si appresta ad adagiarsi sugli schermi delle sale cinematografiche una settimana all’insegna della prolificità distributiva, seppur a discapito, per molti versi, come al solito, di una certa qualità sempre e comunque richiesta da un pubblico che, per l’ennesima volta, non viene soddisfatto più di tanto. Cercheremo di estrapolarne alcune costole.

È infatti alquanto improbabile che gli appassionati di cinema sia italiani che, più apertamente europei, abbiano davvero bisogno di film com Libera uscita (regia di Bobby e Peter Farrelly, con Owen Wilson, Jason Sudeikis, Jenna Fisher), vero e proprio melodramma travestito da commedia per affrontare tematiche come l’iperattività sessuale del quarantenne Rick che, seppur sposato con figli, proprio no ce la fa a starsene buono per fatti suoi, preferendo correre, come un adolescente, dietro alla prima stangona che attira la sua attenzione. Come potete notare, l’argomento suscita davvero un interesse assoluto, per cui veramente bisogna alzare i tacchi e correre a vederlo, pena la non comprensione di argomenti fondamentali per la sopravvivenza intellettuale. Ma (è chiaro) fa tutto parte del mercato, dell’atroce business in cellulosa. Pazienza. Se lo conosci, lo eviti.

Si potrebbe essere dello stesso avviso con la nuova prova attoriale di Nicholas Cage in L’ultimo dei templari (regia di Dominic Sena), se non fosse per una trama probabilmente sviluppata meglio e incentrata si argomenti, si, ripetitivi e da baraccone d’oltreoceano, ma pur sempre coerenti con la consapevolezza stessa di girare e produrre un film. Behmen e Felson sono due templari da tempo combattenti nelle vesti di Crociati, ormai famosi per la quantità di nemici uccisi. Per primi, però, riescono a comprendere che le guerre sante altro non sono che un gratuito strumento di luttuosa offensiva a scopi di lucro e prestigio personale di pochi eletti. Catturati, perciò, come disertori, vengono liberati solo a patto di scortare una presunta giovane strega verso un monastero.

Sul versante fantasy miscelato a thriller/horror (rischio di inutilità anche qui), incontriamo Priest (regia di Scott Stewart, con Paul Bettany, Cam Gigandet, Maggie Q), resoconto visivo di una vera e propria guerra apocalittica combattuta tra uomini e vampiri, in cui proprio il “Priest”, il leggendario prete guerriero dell’ultima Guerra dei Vampiri, sceglie di vivere nell’oscurità, insieme ad altri esseri umani, in una città murata e controllata dalla Chiesa. Ma quando la nipote diciottenne viene rapita da un branco di vampiri, costui non può rinunciare a rompere i sacri voti per dare sfogo alla sua vendetta.

Estrapolando unicamente il fattore thriller e miscelando ad esso (non si capisce bene se questo rappresenta un pro o un contro) alcuni spruzzi di sentimentalismo, si ottiene una rivisitazione di I guardiani del destino di Philip K. Dick (regia di George Nolfi, con Matt Damon, Emily Blunt, Shohren Aghdashloo), in cui David Norris, un uomo con il vizio della politica, si candita come senatore nello stato di New York. In vantaggio sul suo imponente avversario, David punta la sua campagna sulla sua giovane età e su una spiccata dote di affabulatore. Ma uno foto apparsa su un giornale mette seriamente in dubbio la sua vittoria, pur assicurandogli, però, la simpatia, la fiducia e il voto di Elise, una promettente ballerina incontrata per caso nel bagno degli uomini.

Rivolgendo l’attenzione, invece, a cose ben più serie e di gran lunga più interessanti, spicca Venere nera (regia di Abdel Kechiche, con Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Jonathan Pienaar), quasi tre ore di narrazione ambientata nella Parigi del 1817, nella quale, all’Accademia Reale di Medicina, una parte del calco del corpo di Saartjie Baartman viene riconosciuta come “una testa umana più simile a quella di scimmia”. Ma, sette anni prima, Saartjie lasciava l’Africa del sud, col suo padrone Caezar, per andare ad offrire il suo corpo al pubblico delle fiere e degli zoo umani londinesi.

Di pari passo, a livello espressivo, non è da meno The Hunter (regia di Rafi Pitts, con Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi), controversa e sperimentale storia di un cacciatore, appunto, che, escluso dal mondo e in atto di vendetta, uccide casualmente due agenti di polizia. Nella successiva fuga, questi scappa nella foresta, dove, però, viene arrestato da altri due ufficiali. Ma a farla da protagonista è il bosco con il suo immenso e labirintico spazio selvaggio, immerso in un paesaggio desolato dove la linea che divide cacciatori e prede è davvero molto sottile.

Infine, in qualche modo la spunta bene anche il genere documentario per tramite del nostrano Giovanni Piperno, direttore d’orchestra per Il pezzo mancante, importante documentario su Edoardo Agnelli, figlio di Gianni, morto suicida a soli 46 anni dopo essersi tenuto, per tutta la vita, più o meno volontariamente ai margini se non fuori dagli affari di famiglia. Si tratta di un vero e proprio viaggio sia storici che psicologico tra le abitudini e le gerarchie di una famiglia che ha sempre equiparato il proprio statuto interno a quello aziandale. Attraverso le testimonianze di Gelasio Gaetani, amico di Edoardo, Piperno mira anche a raccontare un secolo di storia italiana.

Buona visione

Stefano Gallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews