Questa settimana al cinema

Settimana altalenante, questa, tra produzioni di qualità discutibile ed altre di eventuale interesse comune. Ad eccezione dell’attenzione quasi globalmente catalizzata sul red carpet del Festival di Cannes, la distribuzione di nuove pellicole non si arresta. Diamo, allora, come di consueto, uno sguardo alle uscite odierne.

A partire dal genere d’azione tendente, però, ad una maggiore introspezione drammatica, Rachid Bouchareb dona alle sale mondiali il suo Uomini senza legge (con Jamel Debbouze, Sami Bouajila, Roschdy Zem; in concorso a Cannes e candidato al premio Oscar come miglior film straniero), pellicola sostanzialmente impegnata ed impegnativa nel suo offrire all’occhio e all’anima dello spettatore la storia di tre fratelli coinvolti nella lotta per l’indipendenza algerina. Appartenenti ad una famiglia sfrattata senza particolari giustificazioni dalla propria terra, i tre sopravvivono al massacro di Setif del 1945 e, successivamente, si ritrovano in Francia, dove due di loro militano nella lotta per l’indipendenza mentre il terzo non condivide affatto le scelte dei fratelli. La battaglia di Parigi, dunque, devasterà le loro esistenze sia in termini personali che di reciproco rapporto umano.

Sul purtroppo immancabile versante “qualità discutibile”, le produzioni maggiori ci propinano questo Beastly (regia di Daniel Barnz, con Vanessa Hudgens, Alex Pettyfer, Mary-Kate Olsen), evitabile sorta di remake della celebre storia La bella e la bestia, basata, però, come per stare al passo con tempi non del tutto riferibili a simili scelte, al solito su un’ambientazione liceale tra le cui mura Kyle Kingston, figlio adolescente di uno dei più rinomati giornalisti di New York, sembrerebbe essere lo studente modello candidato per le elezioni da rappresentante di istituto. Arrogante e spavaldo, Kyle è un vero e proprio cultore dell’aspetto esteriore, fattore che non esita ad usare per ottenere, incontrastato, successo e popolarità. Ma è davvero l’unica arma esistente? A voi la scelta (più che altro di andarlo a vedere).

In termini di quantità, invece, Red (regia di Robert Schwentke) è un ottimo esempio di come certe produzioni maggiori puntino prima sulla corposità del cast da botteghino e poi, forse, ad una buona storia. E allora giù con nomi esplosivi del calibro di Bruce Willis, Morgan Freeman e John Malkovich tra gli altri, tutti al servizio di un surrogato azione/thriller derivante da un fumetto DC Comics (ormai è una prassi modaiola redditizia) avente come nucleo portante la storia di un ex agente CIA in pensione, Frank, ritirato in una villetta poco appariscente e deciso, dunque, a fare della sua restante esistenza qualcosa di altrettanto poco appariscente. Ma purtroppo per lui e per Sarah, una ragazza ingenua e sognatrice che ha conosciuto al telefono, i segreti di stato in eterno possesso lo hanno reso un vero e proprio bersaglio dell’Intelligence.

Sfociando nel quasi horror, poi, ci imbattiamo in Con gli occhi dell’assassino (regia di Guillem Morales, con Belen Rueda, Lluis Homar, Pablo Derqui), produzione spagnola incentrata sulla storia di Julia, un’affermata professionista che percepisce, improvvisamente, qualcosa di grave accaduto alla sorella gemella Sara. Anche se le due non si vedono da mesi, quindi, Julia si precipita da Sara con, al fianco, il marito Isaac. A casa della sorella, però, Julia trova Sara appena con una corda al collo. Per la polizia si tratta di suicidio, dal momento che la donna soffriva di una perdota progressiva della vista, fattor eche l’avrebbe lasciata sprofondare nella depressione. Ma per Julia non è così: la sorella sperava di guarire ed era in ansiosa attesa di un donatore per un’operazione risolutiva.

Scorrendo la lista, poi, leggiamo di Un perfetto gentiluomo (regia di Shari Springer Berman e Robert Pulcini, con Kevin Kline, Katie Holmes, John C. Reilly), commedia sviluppata a partire dal personaggio di Louis Ives, giovane insegnante di letteratura presso un liceo di Princeton. L’uomo ha seri problemi di timidezza, ma nutre anche l’ossessione per la biancheria intima femminile. Una volta sorpreso dalla direttrice dell’istituto ad indossare un reggiseno, Louis decide di trasferirsi a New Yorkper cercare di mettere ordine nella sua identità sessuale. Qui trova casa presso Henry Harrison, un eccentrico intellettuale di mezza età convinto di aver scritto una sola epocale opera teatrale sottrattagli dal precedente coinquilino. Ispirazione alleniana o ennesima folle inconsistenza?

Per concludere, non mancano i riferimenti (sempre troppo pochi, però) provenienti dal territorio italiano, nella fattispecie di Il mercante di stoffe (regia di Antonio Baiocco, con Sebastiano Somma, Emanuela Garuccio, Marta Bifano), pellicola (non si sa fino a che punto) drammatica incentrata sulla storia di Marco e Luisa, due giovani italiani arrivati in un villaggio abbandonato nel sud del Marocco per la ricerca di un medaglione utile a scoprire la storia d’amore tormentata, nata negli anni trenta, tra il mercante di stoffe italiano Alessandro e la bellissima Najiiba. Il tutto allo scopo, probabilmente, di riunire due mondi così lontani come Islam e Occidente, eppure così vicini con la sola forza dell’amore. Incerto ma da testare.

Buona visione

Stefano Gallone

 

 

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