Quello che (non) ho: il ritorno in tv della coppia Fazio-Saviano

Fabio Fazio e Roberto Saviano

Ritorno sul piccolo schermo per Fabio Fazio e Roberto Saviano, il conduttore e il giornalista, con il programma Quello che (non) ho, in onda in questo momento su La7. L’autore di Gomorra entra in scena e con le sue parole («Interloquire è una parola che può non piacere, ma è vera») apre una serata in cui tra i primi temi torna quello che – a Vieni via con me – aveva scatenato la reazione di Roberto Maroni: le infiltrazioni mafiose (e affini) al Nord.  «Dicemmo che la ‘ndrangheta cercava di interloquire con tutti i partiti, anche con la Lega. Ci dissero che era inammissibile pensare una cosa del genere. Invece il tesoriere della Lega interloquiva eccome, conosceva benissimo i broker del clan De Stefano»: così Saviano ha riassunto il recente scandalo Lega, triste conferma di qualcosa di cui lo scrittore aveva avuto – come spesso succede – il coraggio di parlare prima di altri.

Già pochi minuti dopo l’inizio della trasmissione Twitter è ‘impazzito’ al cinguettio dell’hashtag ufficiale  (#qchenonho), balzato subito al top tra i trends mondiali. Sempre sul social network è rimbalzata la polemica Ferrara-Saviano: il primo ha lanciato la sua crociata sul «Foglio» («Basta con Saviano, guru anti camorra diventato fenomeno da salotto»),  il secondo ha risposto senza peli sulla lingua («Non sa fare niente e va su tutto, é di un grigiore penoso») e  tra i due si è inserito Gad Lerner – tra gli ospiti della prima serata – con un certo sarcasmo («La stampa di destra stronca Quello che (non) ho di @robertosaviano e @FabioFazio6. Buon segno»).

Non stupisce tanto clamore – tra i commenti su Twitter anche quello di Gianni Riotta – considerando l’attesa per il ritorno della coppia alla guida di un programma in cui si è scelto di trattare temi importanti ma scomodi, come i suicidi.

Questo l’argomento al centro del primo monologo di Saviano, dove l’appello al governo ad aprire sportelli di ascolto suona come la prima proposta concreta per dare una risposta ad malessere che ha spinto troppe persone ad uccidersi: «Non è possibile scegliere la morte dinanzi a un problema economico. Aprire sportelli dove la gente possa rivolgersi per capire come affrontare il debito, le tasse, il denaro per pagarle, sarebbe già qualcosa». Lo scrittore ha insistito sul fatto che «è un problema che riguarda tutti», lavoratori dipendenti e imprenditori strozzati dai debiti, impotenti davanti alle banche che non concedono più mutui e crediti, un problema davanti a cui lo Stato non può e non deve abbandonare i suoi cittadini («Lo Stato dovrebbe difenderti, le leggi dovrebbero difenderti, ma questa cosa non succede»).

Laura Dabbene

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