Quei politici indegni di essere eletti

Il presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia, Giuseppe Pisanu, scoperchia il calderone delle liste elettorali delle amministrative, affermando che ci sono politici immeritevoli di rappresentare i cittadini

di Sabina Sestu

Sergio Rizzo: nel suo libro “La casta” ha con Gian Antonio Stella fatto i nomi di molti politici “indegni” del loro ruolo di rappresentanza

ROMA – Sembra che finalmente qualcuno si sia preso la briga di darsi da fare per la legalità. Almeno stando a sentire ciò che emerge dai lavori di alcune Commissioni d’inchiesta, organi importanti che hanno il compito di affiancare la magistratura in casi gravi di indagini, che ora pare abbiamo deciso di mettersi seriamente all’opera. La materia in questione è importantissima, diciamo pure fondamentale per un paese civile. Pisanu, il presidente della Commissione Antimafia, ha reso delle dichiarazioni forti riguardanti le ultime elezioni amministrative, che dai lavori della commissione risultano tutt’altro che trasparenti.

«Emergono candidati ed eletti diciamo “irregolari” per reati diversi da quelli che il nostro Codice di autoregolamentazione prevedeva – ha infatti affermato il presidente Pisanu – cosicché l’immagine complessiva che se ne ricava è che la disinvoltura nella formazione delle liste sia molto più allarmante di quella che noi abbiamo immaginato. Sono liste gremite di persone che non sono certe degne di rappresentare nessuno». E, scorrendo i nomi che compaiono sulle liste, c’è da credergli. Anche se non meraviglia nessuno. Tanto meno il giornalista Sergio Rizzo, autore insieme a Gian Antonio Stella del libro La Casta,  che è andato a scovare i nomi di alcuni dei politici immeritevoli, per usare un eufemismo, eletti nelle amministrative.

Nome molto discusso è quello di Pietro Diodato, consigliere della regione Campania e in seguito nominato anche presidente della Commissione Attività Produttive, che ha subito una condanna definitiva a un anno e mezzo per i disordini del 2001 avvenuti nei seggi elettorali e per la stessa vicenda è stato oltremodo interdetto per cinque anni dai pubblici uffici. Nel Consiglio Regionale campano sono stati sospesi anche altri due consiglieri di centrodestra: Roberto Conte, ex Verdi poi Pd, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorrista e successivamente coinvolto in altri due procedimenti penali, tra cui uno per corruzione, e Alberico Gambino, Pdl, condannato in appello con l’accusa di peculato. Fa riflettere anche “l’efficacia” della sospensione. Ai consiglieri sospesi spetta infatti il 50% dell’indennità, 2.250 euro netti al mese, una beffa per tutti i contribuenti.

Anche l’ndrangheta in Calabria ha trovato la strada spianata per infiltrare i suoi referenti nella politica. Come l’assessore del comune di Amantea Tommaso Signorelli, ex Pd in seguito passato ai Socialisti Uniti, il quale è stato arrestato nel 2008 quando il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Mentre Antonio La Rupa, figlio del consigliere regionale calabrese Franco La Rupa arrestato nel 2008 con l’accusa di scambio elettorale politico mafioso, ha invece avuto l’ottima idea di ritirare la sua candidatura. Pisanu ha preso in esame anche questa problematica, ossia i rapporti di parentela e le frequentazioni dei candidati, chiedendone conto alle Prefetture.

uno slogan che dovrebbe trovare immediata applicazione

Certo che prevenire è meglio che curare, per cui forse sarebbe meglio investigare prima sui nomi dei futuri candidati piuttosto che permettergli di gestire la res pubblica per le associazioni mafiose di riferimento o per tornaconto personale ed essere in seguito mantenuti dallo stato attraverso un vitalizio che viene riconosciuto a tutti coloro che hanno ricoperto cariche politiche. Come ha giustamente affermato il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.   «Pisanu ha sollevato un problema reale e molto grave ed ora non è più rinviabile l’approvazione di una legge per il ‘parlamento pulito’ – ha sottolineato Donadi – c’è un deficit di etica e di legalità nella politica italiana, ma manca la volontà di risolvere il problema. Da cinque anni giace in parlamento una proposta di legge dell’Idv che prevede due cose molto semplici: chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato non può essere candidato e chi è stato rinviato a giudizio per reati gravi non può assumere incarichi di governo. Basterebbe approvare questa legge per rendere più pulita e trasparente la nostra classe dirigente. E’ una legge che tutti i partiti dovrebbero sostenere e che in un paese civile sarebbe approvata in un minuto».

Ci auguriamo che la Commissione Antimafia vada avanti con la sua opera di monitoraggio sulle candidature immorali delle amministrative. Così come auspichiamo che prenda provvedimenti in materia attraverso una proposta di legge che impedisca a tutti coloro che risultano eticamente e moralmente ineleggibili di poter proporre la propria candidatura. E sarebbe cosa buona e giusta che tutta questa opera moralizzatrice arrivasse anche ai più alti livelli della politica, per arrivare al punto massimo di etica con un Parlamento sgombro da personaggi indegni, scomodi e controversi.

FOTO via: http://www.sanatzione.eu; http://www.maremmaoggi.it; http://www.simonegrassi.net

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