Quando Amore ferma la Guerra

Roma - “Se per la città la sorte è segnata, perché dovrebbe essere Marte ad aprirgli le mura e non il mio amore? Meglio che vinca subito, senza stragi e senza versare una goccia del suo sangue…”. Questa la frase del poeta latino Ovidio (Metamorfosi, Liber Octavus , 60-63) che interpreta e fa da sfondo all’opera del  Guercino esposta a Castel Sant’Angelo a Roma, fino al 12 giugno 2011. Il dipinto, “Marte Furibondo Ritenuto da un Amorino”, il cui impeto bellicoso è trattenuto dal piccolo Eros, è ubicato proprio nell’ultima stanza del monumento di Roma, in alto, in corrispondenza della terrazza dove si trova la statua dell’Arcangelo Gabriele. Forse l’Amore non ferma la Guerra, ma crederlo possibile è sempre stato di enorme conforto e ispirazione per molti. A quanto pare lo è anche erper il dio della guerra della mitologia romana dipinto da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666), protagonista del Guercino Ritrovato.

Si tratta di un’ esposizione che ruota intorno a un quadro, il Guercino Ritrovato appunto, opera dispersa nei meandri del collezionismo internazionale e nel lungo disinteresse per l’arte del Seicento, ora rivelato al pubblico in questa rassegna curata da Federica Gasparrini e Maurizio Marini. Un grande lavoro, siglato e documentato, offerto allo studio e alla pubblica fruizione nella sede (Castel Sant’Angelo appunto) apparsa più idonea a esprimere le sue valenze espressive e concettuali. L’opera è così svelata al pubblico all’interno di una struttura di allestimento che segue il movimento della conchiglia di Venere e restituisce al contesto una narrazione visiva in divenire, come il Marte che, bandita la guerra, si muove al convegno amoroso. L’evento è patrocinato dal Ministero per i Beni Culturali, dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio e dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico del Comune di Roma.

Il Guercino è tra i pittori del Seicento, l’Età Barocca, uno dei protagonisti di questo secolo che esaltò al massimo i valori dei sensi, dalla pittura alla musica. Guercino, al pari di Guido Reni, Lanfranco e Domenichino, è tra i maggiori esponenti di quella “Scuola Bolognese” concepita quale asse di rinnovamento della pittura contemporanea, da tempo impegnata nell’imitazione della Maniera di Michelangelo e Raffaello (puri modelli ormai svuotati da ogni contenuto). Il Marte ritrovato risale, tuttavia, ad una fase più matura, rimanendo nel suo studio bolognese fino alla fine. Nondimeno il messaggio del Guercino vi è impresso nella più totale compiutezza.
La grande figura armata, del dio della guerra si staglia su uno sfondo di cielo offuscato dai fumi delle polveri esplose.
Il suo corpo possente, esaltato dai lustri del petto e dai cosciali d’acciaio, si muove dinamicamente verso un’ invisibile Venere. Sullo sfondo di un ideale Castel Sant’Angelo, un Amorino s’ingegna a distruggere un cannone, strumento di guerra e di morte che si vuole bandire.

La location dell’opera non poteva essere migliore di questa; quello che manca è uno spazio più ampio dedicato all’esposizione che avrebbe dato più enfasi al dipinto. Forse i visitatori avrebbero gradito maggiormente un allestimento con più opere, magari con lo stesso tema: amore e guerra.

 di Chiara Campanella

 

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