Ma quale violenza, con Pulp Fiction è nato il cinema postmoderno

Per il suo ventesimo compleanno torna nelle sale italiane il 7, 8 e 9 aprile Pulp Fiction, capolavoro di Quentin Tarantino

pulp fiction

Uma Thurman in Pulp Fiction

Sono già passati vent’anni dalla sua uscita e per il suo compleanno Pulp Fiction torna per tre giorni nelle sale italiane il 7, 8 e 9 aprile. Sarà un piacere gustarsi ancora una volta in sala il capolavoro di Quentin Tarantino, farsi trascinare nelle danze da Vincent Vega-John Travolta e da Mia Wallace-Uma Thurman, tifare per il pugile Butch-Bruce Willis nel suo ritorno dalla dolce amata tra un incidente d’auto e una sciabolata nello stomaco, capire con attenzione le mosse che fanno di Mr. Wolf-Harvey Keitel un uomo «che tutti rispettano». Gustarsi ancora un film che ha dato il là al cinema postmoderno proprio perché intriso della cultura postmoderna come mai prima sullo schermo.

CULTURA POSTMODERNA – Tutta la cultura che dagli anni settanta si è andata sviluppando manifestandosi a metà novanta, esplode al cinema con Pulp Fiction. Concepire la vita e i personaggi nella pellicola abbracciando quel senso materialista, indifferente, surreale, edonista che è proprio della cultura postmoderna e che con Pulp Fiction è entrata di prepotenza nel mondo del cinema andandola ad alimentare a sua volta. Circolo virtuoso, vizioso, pensatela come vi pare, l’unico punto sul quale non si possono avere pareri contrastanti è che Pulp Fiction sia stato uno spartiacque fondamentale nella storia del cinema. Forma e sostanza si fondono a livelli che sullo schermo non si erano visti prima, si è al godimento puro della simbiosi e viene mostrato tutto con purezza e nel suo completo divertimento.

VORTICE PULP – I personaggi figli di un’era consumista sono loro stessi immagini perfette di una società postmoderna dove cinismo e profonda umanità si mischiano, si scivolano addosso, proprio come accade tra lo spettatore e il film. Non ci sono significati univoci in Pulp Fiction e la circolarità degli episodi che lo compongono avvolgono tutto in una sorta di buco nero di piacere – ogni riferimento è puramente casuale – risucchiandoci dentro. E tra un desiderio di redenzione e una ricerca mistica e più in generale sul senso della vita, rimanere sempre bene all’erta perché «non è ancora il momento di farci i pompini a vicenda» avverte Mr. Wolf. In Pulp Fiction Tarantino gioca un sacco a farci affezionare ai suoi personaggi per vederli poi uccisi d’emblèe per esempio seduti sul cesso mentre leggono un libro.

pulp fiction

Uma Thurman e John Travolta in Pulp Fiction

GLI EROI DI TARANTINO – Seguire con la passione di un bambino le avventure dei nostri nel film è un po’ essere folgorati dalle gesta degli eroi; un bambino mica pensa se è giusto o sbagliato il comportamento del suo beniamino e nel racconto la volgarità e la violenza spariscono per lasciar spazio all’amore. L’amore per gli sgangherati, imperfetti, colpevoli eroi simbolo di una nuova era che ha trascinato via poi tutti noi, l’amore in fondo per noi stessi: «Non odi tutto questo? I silenzi che mettono a disagio…Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio? È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace». Trovare un proprio senso colmando il vuoto mai risolto del mistero della luce dorata che viene fuori dalla valigetta-perno del film sarà anche «una merdosissima realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista», ci ricorda Marcellus Wallace, ma la soluzione migliore alla fine resta sempre quella di farsi quattro risate: «Tre pomodori camminano per la strada…».

Gian Piero Bruno

@GianFou

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