Quadrophenia quarant’anni dopo: quel che ha reso gli Who una leggenda

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La cover di Quadrophenia raffigurante Jimmy, il protagonista dell’opera rock, in perfetto sile Mod
- Credits by abeatcitydiary

Quadrophenia, il sesto album studio della pietra miliare targata The Who, festeggia oggi i quarant’anni di nascita senza mostrare neanche una ruga. Prodotto il 19 ottobre 1973 in doppio disco dalle case Polydor inglese e Mca americana, Quadrophenia, metafora ideale di schizofrenia, trascende lo scorrere del tempo per vestire i panni di un mastodontico movimento generazionale che, seppur variato nei connotati, continua a instaurarsi nelle menti collettive giovanili di ogni luogo e periodo.

Le diciassette tracce del capolavoro classificatosi al numero duecentosessantasette nella classifica dei  500 Greatest Album of All Time stilata da Rolling Stone nel 2012, cristallizza uno squarcio di vita nella movimentata Inghilterra degli anni sessanta, tramite il racconto delle avventure di Jimmy, un tormentato ragazzo inseritosi  nella cultura modernista britannica, meglio conosciuta come Mod.

La complessa struttura musicale di Quadrophenia si snoda fra le turbe psicologiche, esacerbate dall’allora consueto abuso di stupefacenti, di un giovane in conflitto fra la ricerca di se stesso e di un proprio posto nel mondo e il legame con i Mods, gruppi di una subcultura modaiola, solita guidare ben vestita una Vespa al suon di beat e rivendicante la supremazia sociale sulla più aggressiva gemella, in pantaloni di pelle sulla moto fumante, interpretata dai Rockers. I due schieramenti giovanili, essendo agli antipodi per indole e costume, furono protagonisti di vari scontri fisici per alcuni anni, uno dei quali funge da sfondo tematico di Quadrophenia. Il disco che ha ispirato l’omonimo film del 1979, si divide in quattro sezioni, ognuna delle quali descrive una peculiarità caratteriale di un membro degli Who. Il gruppo nato a Londra nel 1964 e spesso identificato nell’intrigante figura del visionario chitarrista Peter Townshend, è considerato fra le punte di diamante del rock’n’roll di qualsiasi era, nonostante la prematura scomparsa di John Entwistle e Keith Moon, due dei quattro membri originari della fantomatica band.

My Generation, album d’esordio del 1965, apre le porte del successo al gruppo britannico sotto l’ala del beat più scanzonato: brani come La-la-la Lies e Can’t Explain sono la chiave di lettura di un neonato rock’n’roll i cui frutti erano stati saggiamente colti dagli ancora timidi Rolling Stones e Beatles che, alle prese con What a Shame e Ticket to Ride, coronavano il sogno di affermazione personale, con volti limpidi e spensierati, condiviso dai più della classe giovanile alla ribalta.

Dopo l’uscita di My Generation, Peter Townshend inizia a partorire il progetto di elevare la musica degli Who verso prospettive più articolate, ideando il concetto di opera rock, concept album retto da una storia teatralizzata e svelata da una serie di brani collegati diegeticamente in un disco. Seguendo l’ambizioso programma, A Quick one, secondo album del 1966, anticipa la perfetta concretizzazione del disegno di Townshend che si espleta nell’onirico e pregnante Tommy del 1969, considerato l’album padre dell’opera rock, per ritrovarsi ancora più stupefacente in Quadrophenia. Il filone dell’opera rock vanta molti egregi proseliti: dall’incomparabile The Wall pinkfloydiana alle perle di rara bellezza quali The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di David Bowie o The lamb Lies Down on Broadway degli ultimi Genesis con Peter Gabriel.

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Gli Who erano famosi per le sfrenate esibizioni live, spesso concluse con la distruzione degli strumenti
-Foto via rockheap.com

Quadrophenia fonde la sua storia con influenze che spaziano dal blues rock al folk, dal progressive all’hard rock, incontrando effetti speciali e sezioni orchestrali che confluiscono in una miscellanea sonora dalla ricchezza eterogenea e magistralmente assemblata. I nuclei ritmici creati dai virtuosismi dall’indimenticabile Keith Moon colorano Quadrophenia di quell’anima caratteristica che, assieme alla grintosa padronanza vocale di Daltrey, al groove incalzante dei riff di basso di Entwistle e agli assoli blueseggianti di Townshend, degli Who ha fatto la fortuna.

Dopo Quadrophenia, si chiude il periodo più emblematico degli Who pur lasciando ai posteri una fruttuosa eredità. Etichettati come i Godfathers of Punk, lo spirito ribelle e controcorrente degli Who ha ispirato quei ragazzacci della scuola punk inglese, dai Ramones ai Clash.

Il Mod Revival degli anni settanta che prosegue lo spirito Mod del decennio addietro, ha acquisito ampi consensi nella cerchia musicale inglese, aprendo le danze a quel britpop che dai The Jam si è evoluto sino ai giorni nostri con gruppi del calibro degli Oasis, per poi sfociare nell’indie rock che, dagli Strokes ai Killers, ha trasferito i tratti salienti del Mod in ambienti fruibili dal pubblico mondiale.

Il 1973 resta una delle annate d’oro della storia del rock che ha mutato in modo irreversibile le sorti della musica internazionale. Tra i coetanei di Quadrophenia spuntano i memorabili Dark Side of The Moon, Selling England by The Pound, Sabbath Bloody Sabbath, Mind Games e Houses of The Holy, straordinari capolavori che aprono una finestra su quel mondo extra-terrestre fatto di infinite bellezze dal sapore inarrivabile.

Quel che rende Quadrophenia leggendario non è solo da ricondursi alla eccellente plasticità dell’atto creativo, all’originalità del soggetto narrato o alla forma, allora innovativa, dell’opera rock. Quadrophenia getta le basi per un proliferare di nuove tendenze musicali trattando tematiche oggigiorno come non mai attuali. Il fenomeno dell’omologazione di una collettività giovanile alla strenua della moda del momento dà adito all’impressione di vivere in un ristagno concettuale.

Se nel 1973, gruppi come gli Who, i Led Zeppelin, i Black Sabbath o i Pink Floyd suscitavano sgomento e ammirazione per donare dignità e lustro a un genere musicale ognuno con la propria unicità, un discorso così poliedrico pare inattuabile fra le file dei negozi di dischi odierni. È svanita la sottile sfumatura che rendeva l’uomo musicale a sé stante, pur prendendo parte a un complesso univoco. Dopo quarant’anni, Quadrophenia è ancora ricco di significato, figlio di un passato glorioso che non concede al mondo di essere dimenticato.

Foto preview via magic1161.co.uk

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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