Pussy Riot: sciopero fame per denunciare condizioni carcerarie disumane

Le tre componenti delle Pussy riot condannate alla detenzione (www.europaquotidiano.it)

Le tre componenti delle Pussy riot condannate alla detenzione (www.europaquotidiano.it)

Mosca – Nadia Tolokonnikova, la più conosciuta tra le Pussy Riot, un gruppo punk rock russo, attivista e politicamente impegnato, ieri mattina ha smesso di mangiare, dando inizio a uno sciopero della fame per denunciare le disumane condizioni di vita e di lavoro della struttura dove sta scontando una condanna a due anni di detenzione, il campo di lavoro della Mordovia. Queste le sue parole:

«So che è un metodo estremo ma sono convinta che sia l’unico modo per uscire da questa situazione. E continuerò finché le autorità penitenziarie non rispetteranno le leggi e si comporteranno con le condannate come con esseri umani e non bestie».

La ragazza, madre di una bambina, è stata arrestata nel marzo 2012 con l’accusa di «teppismo e istigazione all’odio religioso» per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa, una esibizione non autorizzata contro Putin. La loro performance ha dato luogo a una condanna a due anni di detenzione per tre di loro ( il collettivo, in tutto, conta dieci artiste), ma ha fatto guadagnare al gruppo anche l’ostilità di una parte della società russa, che vi ha percepito un’ offesa alla propria sensibilità religiosa e alle proprie tradizioni: l’esibizione punita aveva messo in scena una sorta di canzone-preghiera punk rock affinché Putin venisse mandato via. Ciò ha provocato la condanna anche della massima autorità religiosa russa, il patriarca Cirillo I che ha considerato blasfemo il gesto delle Pussy Riot.

Durante il periodo di detenzione, Nadia ha raccontato più volte dei soprusi e delle violenze subite dalle detenute, denunciando i fatti al Comitato investigativo russo e al difensore civico per i diritti umani Vladimir Lukin: la giovane ha anche affermato di aver subito minacce da parte del servizio penitenziario. Ma, fino ad oggi, nulla sembra essere cambiato.

Intanto, in Italia, alla notizia dell’inizio dello sciopero della fame di Nadia, sono intervenuti sul caso due parlamentari del Pd, Michele Anzaldi ed Enzo Amendola:

«Dalle notizie diffuse dalla stampa internazionale si apprende che la giovane cantante denuncia condizioni al limite dello schiavismo e del campo di concentramento nella detenzione in un carcere russo. Si parla di massacranti turni di lavoro forzato, ritorsioni anche corporali sui detenuti e minacce di morte, motivo per cui Nadia Tolokonnikova avrebbe dato inizio ad uno sciopero della fame. In considerazione anche della lunga e riconosciuta esperienza – aggiungono i deputati Pd – nel campo dei diritti civili del ministro Bonino, in particolare nei confronti della Russia, il governo italiano chieda chiarimenti in sede internazionale alle autorità russe, per comprendere se quanto denunciato dalla cantante risponde al vero».

Nel frattempo, la ragazza è stata trasferita in una cella di sicurezza: il che, secondo le autorità penitenziarie russe, non sarebbe una forma di punizione, bensì di tutela della detenuta, che è anche stata esentata dal lavoro.

Mariangela Campo

Foto: www.pussyriot.blogspot.ru; www.europaquotidiano.it

 

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