Elezioni Tunisia: la Rivoluzione dei Gelsomini e il rischio terrorismo

La Tunisia sia avvia verso le prime elezioni dopo la primavera araba e la caduta di Ben Ali. Sullo sfondo, il pericolo di attacchi terroristici

tunisiaSono passati quattro anni dalla Rivoluzione dei Gelsomini, dalla scintilla che fece esplodere la Primavera Araba. Gli avvenimenti che sul finire del 2010 travolsero la Tunisia - terra di mezzo ai confini del mondo arabo e periferia dell’Europa – rovesciarono il presidente Ben Ali e diedero vita a una fase di transizione democratica culminata con l’approvazione della nuova Costituzione che ha ridimensionato i poteri presidenziali a favore del Parlamento. La stabilizzazione di questo processo passa per le elezioni legislative e presidenziali che si terranno rispettivamente il 26 ottobre e il 23 novembre.

IL POST BEN ALI – Sotto la guida di Ben Ali la Tunisia si era vista imporre dall’alto un’immagine laica e misurata che si è sgretolata insieme al regime dittatoriale. Sono così ritornati con forza alcuni di quei movimenti estremisti che già negli anni ’80 avevano provato a raggiungere il potere. Alcuni politici – redenti, ma pur sempre provenienti dalle file dei fondamentalisti islamici – sono alla guida del Paese maghrebino attraverso Ghannouschi e gli altri principali leader del partito Ennahdha (rinascita). Dopo aver ottenuto la più importante rappresentanza all’interno dell’assemblea costituente, l’Ennahdha ha però stretto importanti coalizioni con due dei principali partiti laici e ciò sembrava frenare le perplessità su una possibile svolta islamista della Repubblica tunisina.

NUOVE VOCI IN CAMPO – In questo fermento le forze in campo sono aumentate con la nascita di Ansar Al-Sharia, nuovo movimento politico religioso salafita, guidato da Abu Aiyadh al-Tunisi. Sotto la carismatica guida di questo veterano delle battaglie jihadiste nei Balcani e in Afghanistan, il neonato partito ha da subito giustificato l’uso della violenza in Siria e Iraq negando però di voler usare i medesimi metodi in patria. Nonostante questo, il Paese nordafricano è precipitato in un clima di tensione nel 2013 a seguito degli assassinii di dissidenti di spicco come il leader del Movimento dei Patrioti Democratici Chokri Belaïd e il leader del Partito Popolare Mohamed Brahmi.

tunisiaOMICIDI E SOSPETTI – I due omicidi hanno avuto dinamiche molto simili e forse addirittura sono stati compiuti con la stessa arma da fuoco ma le autorità non sono riuscite a individuare i colpevoli. I sospetti, indirizzati sui seguaci di Ansar Al-Sharia, hanno portato l’opinione pubblica – che aveva già fatto dimettere il neopresidente Larayedh – a spingere per l’espulsione dal territorio tunisino degli estremisti Salafiti. Le vicine Algeria e Libia hanno accolto molti di coloro che sono fuggiti all’estero fornendo delle nuove basi operative da cui programmare violenze politiche. Gruppi piccoli e poco strutturati che sembra siano legati ad Al Qaeda hanno allestito campi di addestramento ai confini con la Tunisia.

LE ELEZIONI – La tornata elettorale sarà fondamentale per misurare il grado di stabilità della società tunisina ma offre anche un’importante occasione di visibilità per gli jihadisti. Per questo il governo di Tunisi ha deciso di alzare il livello di allerta e ha reso disponibile l’esercito ad intervenire nelle aree urbane per garantire l’ordine pubblico. La tecnologia a disposizione però, così come la preparazione militare, potrebbe non essere sufficiente per respingere i sempre più organizzati jihadisti. Sarà dunque importante vedere in che modo il governo di Ennahdha agirà nei confronti dell’estremismo islamico ma anche supportare il piccolo Stato del Maghreb che ha le carte in regola per divenire il primo avamposto realmente democratico in queste zone difficili.

 Francesco Malfetano

@FraMalfetano

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