Germania 2013, elezioni politiche. Prospettive e nuovi scenari europei

BERLINO – Conto alla rovescia per il popolo tedesco che il 22 settembre 2013 andrà alle urne per il rinnovo del diciottesimo Bundestag, il parlamento federale tedesco, e dei suoi 598 rappresentanti. Si contendono la carica di Kanzler il primo ministro uscente Angela Merkel, leader dello Cdu/Csu – Centro Democratico Cristiano, appoggiato in Baviera dall’Unione Cristiano Sociale – e Peer Steinbrück esponente dell’Spd – Partito Social-Democratico Tedesco – seguiti da Rainer Bruederle, leader dell’ Fdp, il Partito Liberal Democratico. In corsa, in maniera autonoma, anche i Linke, la sinistra alternativa all’Spd, Alleanza ’90 – I Verdi, il Partito Pirata e Alternativa per la Germania, movimento anti-euro rappresentato dall’economista Bernd Lucke.

germania, elezioni politiche

Germania 2013, elezioni politiche. Prospettive e nuovi scenari europei

Stranamente pacati i toni, le opinioni e gli opinionisti, i sondaggi non rivelano e non danno certezze fino alla fine. Protagonisti di questa campagna elettorale – anomala per l’italian style in campo politico, basato su profezie e certezze fin dal primo minuto con un  tam tam di opinioni e proiezioni su ogni rete – sono sicuramente i colpi di scena. Per il momento la premiére dame uscente Angela Merkel sembra la favorita e, trainata dalla Csu bavarese e con il 66% nei sondaggi, rischia di diventare per la terza volta l’indiscussa cancelliera tedesca, seguita dall’Spd con il 28%. La situazione potrebbe però completamente ribaltarsi in caso di alleanza con i Verdi. Lo spettro di una “Große Koalition”, una grande coalizione – nonostante sia mal vista sia dalle frange più a sinistra dell’Spd, sia da alcuni esponenti della Cdu – non sembra a conti fatti così spaventoso, anche secondo i sondaggi sempre aggiornati del quotidiano Der Spiegel”.

Infatti, così come succede in tutte le elezioni, soprattutto in Italia, i partiti che son orientati tra la sinistra e il centrosinistra sono più divisi che non i partiti del centrodestra. L’alleanza tra Cdu e Csu, molto forte in Baviera con quasi il 50% dei consensi, è salda. La Csu infatti permette al partito della cancelliera di superare la soglia del 40% anche se nei singoli Land, mentre la Cdu oscilla tra il 20% ad Amburgo e a Brema e il 39%, ad esempio nel Baden o nell’Assia. Nella capitale, invece, l’Spd è il primo partito, come in tutta la ex Germania orientale e anche nella Westfalia. I partiti della sinistra radicale, i più conosciuti Die Linke, sono molto forti nella parte orientale della Germania, storicamente legata a politiche di sinistra, e inconsistenti nel Sud, cioè nella zona occidentale e più ricca del Paese – si passa da un 22% nel Brandeburgo, ad un 3% nella Baviera e nel Baden Wüttenberg. Per poter però comprendere meglio questa strana geografia politica tedesca, bisogna ripercorrere la storia tedesca fino ai tempi del muro e ovviamente pensare ai due blocchi principali: quello filosovietico e quello filoamericano. Sicuramente  il Sud resta ancora la parte più produttiva e ricca della Germania, una delle aree più economicamente avanzate del mondo.

L’ex blocco orientale continua,  invece,  ad essere poco sviluppato, tanto che la capitale stessa della Germania, Berlino, città tra le più dinamiche e frizzanti d’Europa, mantiene i tassi di disoccupazione più alti e i più bassi per quanto riguarda il reddito pro-capite. Partendo da questi presupposti è facile immaginare le tendenze e le divisioni interne politiche e sociali. Indipendentemente dal risultato di queste elezioni, la domanda che sorge spontanea, vista l’influenza e l’importanza della Germania sul destino dell’Unione Europea e sull’economia, principalmente sembra essere: che effetto avranno queste elezioni sul panorama europeo? Immaginandosi una possibile vittoria della Merkel, visti i sondaggi a favore e una solida maggioranza in molti Länder tedeschi, uno scenario consequenziale potrebbe essere un ritorno all’austerity nella periferia, con una rinnovata tensione sui debiti sovrani che invece in questo momento stanno vivendo un’eccezionale caduta dei rendimenti. Alimentata questa, principalmente, dalla liquidità iniettata dalle banche centrali e da grandi investitori a caccia di alti rendimenti in un contesto in cui altre economie influenti hanno tassi quasi azzerati e rischiano la stessa fine del Giappone agli inizi degli anni novanta a causa della troppa liquidità.

Se invece la Merkel non dovesse avere una maggioranza stabile, l’ipotesi è una mediazione tra rigore e politiche espansive, rinunciando alla minaccia di un rialzo dei tassi. Anche se il timore più grande rimane il rischio di ritrovarsi di nuovo con investitori pronti a colpire con i debiti sovrani dopo questo momento di stop elettorale. Dichiara il direttore degli investimenti Bnp Paribas Investment Partners, Giordano Beani, che, sebbene la cancelliera sia molto sensibile ai problemi dei Paesi periferici, questo altruismo non basta per placare il malcontento tedesco contro i Paesi in difficoltà, anzi. Questo atteggiamento potrebbe portare al partito anti europeista  Alternativa per la  Germania il 20% dei consensi.  La maggioranza dei tedeschi, infatti, è stanca di sacrificare gli interessi del proprio Paese per il bene dell’Europa e sono molti coloro ad essere timorosi sul loro futuro. Se Angela Merkel e gli interventi della Bce non avranno dato risultati positivi prima di settembre, la probabilità di un’avanzata anti-europeista scenderà. Il partito dell’economista Lucke, Alternative für Deutschland, ha già rapito il cuore dei tedeschi con un programma che potrebbe essere definito eurofobo.

Un primo punto di questo programma riguarda Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna, Italia e probabilmente anche la Francia, che dovranno essere cacciate fuori dall’Euro subito. Dopo questa fase, ne dovrebbe seguire una transitoria di quattro-cinque anni con l’Euro in parallelo alle monete nazionali. La fine globale della zona Euro, con il ritorno al Marco anche per la Germania, dovrebbe avvenire, in base a queste ipotesi, entro il 2020, al limite con un’unione monetaria con la Finlandia, l’Austria e l’Olanda. Il partito di Lucke potrebbe trovare sostegno, anche grazie al successo dell’Ukip (United Kingdom Indipendence Party) di matrice inglese, anche questo anti-Euro. David Cameron, premier conservatore, lo ha definito il partito dei clown, tanto per rendere l’idea. Nonostante questo, alle elezioni amministrative ha conquistato ben 140 seggi comunali, contro i 335 persi dai Tories.

Se l’Afd sembra più autarchico e punta all’uscita della Germania dall’Euro, d’altro parere è l’Spd, grande avversario della Merkel, che ha posizioni più espansive e guarda al progetto di possibili Stati Uniti d’Europa. Un altro ambizioso progetto sembra essere l’adozione di Eurobond, garantiti da riserve auree da destinare alla nascita di nuove infrastrutture in Europa che potrebbero dare una nuova spinta per l’occupazione gettando le basi per una maggiore integrazione e una ripresa economica di medio-lungo periodo. Sia Afd che Spd, dunque, rappresentano per la povera cancelliera uscente uno scoglio molto duro da superare, soprattutto considerata la probabile riproposizione di politiche europeiste pro austerity per aiutare i Paesi periferici. Inoltre è stata messa in pausa anche la proroga sul deficit/Pil della Commissione europea ai Paesi oltre il 3% e un taglio dei tassi della Bce ridotti allo 0,5%. Questa, secondo fonti autorevoli, pausa forzata, sembra sia stata voluta anche per evitare tensioni in vista delle imminenti elezioni e quindi non riaprire conti in sospeso con le Nazioni in difficoltà come Slovenia, Spagna, Portogallo, causando perdite di punti a partiti come la Cdu, contrari all’aiuto al sud Europa.

Intanto la battaglia continua, anche se celatamente, a colpi di propaganda e slogan che toccano tutti gli aspetti della vita, dai diritti civili, al senso di unione e condivisione, fino all’uguaglianza e ai diritti universali e fondamentali dell’uomo. La Fdp, al momento al governo con la Cdu della Merkel, abbraccia idee progressiste in questa sua campagna, mentre il partito della cancelliera ha come  motto  “Gemeinsam” (unione) per superare divisioni e difficoltà, l’Spd punta invece sul concetto di “Entscheidung” (scelta) e su quello di “Libertà”. Concetto di libertà che spazia dall’idea di mercato e di economia, fino ai diritti civili, soprattutto nell’uguaglianza tra eterosessuali e omosessuali, risultando così la forza meno conservatrice nel centrodestra. La Cdu si mantiene, invece, sui valori classici della famiglia tradizionale,  con qualche piccolo spiraglio su fronti più anticonvenzionali in cui si mette in evidenza il problema del debito con il presente e il futuro, temi non nuovi nelle propagande di Cdu e Spd. Di grande impatto è  l’immagine di una ragazza che salta allegra, sopra alla scritta “Starke Bürgerrechte. Weil es um ihre Freiheit geht” , ossia “Forti diritti di cittadinanza, perché ne va della vostra libertà”.

germania, elezioni politiche

Germania 2013, elezioni politiche. Prospettive e nuovi scenari europei

I Verdi, al contrario, sono più diretti e si rivolgono all’elettore senza troppi giri di parole e frasi ad effetto, chiamandolo in causa con una domanda lapidaria: Und du? (E tu?). Non ci sono particolari colpi di scena e chiaro è il messaggio che vogliono dare, anche loro sono per l’Entscheidung (la scelta), ma con meno retorica e più concretezza, portando avanti battaglie come quelle sulla sostenibilità, il commercio equo-solidale, gli animali, cercando di trovare una comunicazione con un pubblico giovane in generale e alle donne in particolare. Vicini a loro l’Spd, che accarezza da un pò di tempo l’idea di un nuovo governo di centrosinistra. Come si può notare dalle diverse tipologie di campagna elettorale, dal taglio e dalla scelta degli ideali, tutti i partiti convergono, però, sulla scelta di temi, principalmente di politica interna. Quasi assenti sono invece i riferimenti all’Eurozona o alla probabile introduzione di  eurobond, forse per evitare di risvegliare nei tedeschi la rabbia o il malcontento di dover pagare per debiti contratti da altri.

La questione europea, che sembra essere un tabù, all’inizio della campagna elettorale viene sollevata inaspettatamente dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble durante una manifestazione elettorale ad Amburgo, in vista di un altro pacchetto di aiuti alla Grecia. Da questa prima timida provocazione sull’eurocrisi, la questione greca e i problemi dell’Europa son diventati un nodo cruciale del dibattito politico a Berlino, guadagnando di diritto le prime pagine dei principali giornali tedeschi. Non ha perso tempo il quotidiano “Bild” che ha colto l’occasione per reinterpretare la propaganda di ogni schieramento politico adattandola al sentimento popolare e mettendo al centro la questione europea: «Mai più un centesimo alla Grecia. Così la Germania resta forte»(Cdu). «Non più miliardi alla Grecia» (Spd). «La Grecia non riceverà più nulla» (Fdp). «I Verdi non danno più nulla alla Grecia» (Verdi). Più sarcastico é il giornale economico istituzione della stampa tedesca, “Handelsblat” che dedica la sua copertina ad un’insolita Merkel nelle vesti di cameriera e con il naso da Pinocchio sotto la quale campeggia la scritta a caratteri cubitali: «Salvataggio dell’euro. Il conto, prego».

Acceso, quindi, appare il tono sulla guerra dell’Euro in Germania, ed essendo un nervo scoperto dell’attuale politica tedesca era inevitabile che si ripresentasse anche – sarebbe meglio dire soprattutto – in periodo elettorale, durante il quale, di solito, tutti i panni sporchi vengono esposti alla luce del sole. Non poteva non approfittarne il vecchio e navigato ex cancelliere della Spd Gerhard Schröder, il quale, durante un incontro per sostenere Steinbrück, ha colpito la  Merkel proprio sulla sua politica in Europa dandole filo da torcere e ridando anche un po’ di lustro al suo partito. Ma visti i malcontenti e il successo degli eurofobi, il rischio di un’inversione tedesca antieuropeista potrebbe essere un trauma per l’Europa e per il consolidamento della tanto problematica moneta unica. Gli euroscettici, infatti, sostengono che la politica di salvataggio dell’Euro portata avanti dal governo tedesco sia fallimentare e vogliono, o tornare al Marco o, più plausibilmente, creare un Euro forte del Nord Europa, abbandonando alla propria sorte i paesi del Sud del Vecchio Continente.

Dunque dissapori, malcontenti e debacles a parte, chi si aspetta che queste elezioni possano spodestare la solidissima Merkel dal comando della Germania, potrebbe rimanerci male. L’amata cancelliera, nonostante tutto mantiene un consenso molto alto che richiama i tempi dorati della Germania di Kohl e lascia sperare in un futuro migliore per i tedeschi. Anche se la battaglia è appena iniziata e alcuni sondaggisti prevedono che con una crisi di così grandi dimensioni come quella in corso, che non risparmia neanche la Germania, il restante 30% determinante potrebbe esprimere il suo consenso anche all’ultimo minuto. Le sorti della Germania ci lasciano col fiato sospeso.

Mariateresa Scionti

@marysha87

Foto: agi.it, polisblog.it

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews