Proposta M5s: Renzi, non battere un colpo

Renzi

Davvero non si capisce il perché di questo entusiasmo riguardo la lettera aperta che Beppe Grillo, a nome del Movimento 5 Stelle, ha scritto sul suo blog al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Politicamente parlando, si è davanti una cambiamento di strategia notevole. Dato interessante per politologi e affini. Ma si tratta, comunque, di una strategia quanto meno opinabile.

CHI SI RIVEDE - Anche se il comico genovese dice di voler fare sul serio, la proposta dei pentastelllati sembra fatta appositamente per farsi rispondere “tanti saluti e arrivederci” da Renzi e dal resto del Partito Democratico. Si tratta,infatti, di un sistema proporzionale, con collegi intermedi, preferenze e anche preferenze negative. Una legge elettorale semplicemente indecente. Ora, il fatto che a parlare con gli esponenti del Pd non ci andrà il leader spirituale del movimento – che probabilmente farebbe fare a questo secondo incontro la fine del primo, cioè un completo disastro – ma un parlamentare, è un ottimo punto d’inizio. Grillo, infatti, è un bravissimo comico e un eccellente megafono, ma non conosce il significato della parola compromesso. Finché la strategia del Movimento 5 Stelle era quella di non parlare con le altre forze politiche, non era un grosso problema. Ma adesso che, alla luce del risultato elettorale di fine maggio, hanno deciso di cominciare una nuova fase, si è sollevato un problema non indifferente. Il modo migliore per risolverlo, sia per il movimento che per il futuro della democrazia italiana, è mettere da parte Grillo e Casaleggio, visto che personaggi come Di Maio, Di Battista e Giulia Sarti sono molto più preparati e portano molti più voti.

Renzi

PARLANDO SERIAMENTE - Il problema principale, però, è quello della legge elettorale. Renzi o chi per lui farà benissimo a rifiutare la proposta uscita dalle consultazioni online fra gli iscritti al movimento. Se i (post) grillini vogliono sfidare il primo partito italiano, lo devono fare in ben altro modo. Per esempio, potrebbero proporre al Pd di votare l’Italicum se verranno fatte due modifiche. La prima: per vincere al primo turno non dovrebbe essere sufficiente il 37% ma il 50% più uno. Seconda: si elimini il problema delle preferenze e delle liste bloccate alla base introducendo i collegi uninominali. La legge elettorale che ne verrebbe fuori certo non sarebbe perfetta ma sarebbe senza ombra di dubbio migliore di quella approvata alla Camera nel marzo scorso. Prima però all’interno del Movimento 5 Stelle si dovrebbero mettere d’accordo e decidere cosa ne pensando della riforma del Senato. Tempo fa si dissero pronti a sostenere la proposta del senatore democratico Vannino Chiti. Il primo aprile, però, Di Maio in una lettera al Corriere della Sera scriveva: «Il bicameralismo perfetto rappresenta invece un virtuoso meccanismo tramite il quale il Parlamento è in grado di ponderare adeguatamente le scelte complesse e delicate che si trova ogni giorno ad affrontare». Insomma, che fine deve fare questo Senato? Lo si deve tenere, va abolito, vanno modificate le sue competenze? E va eletto direttamente oppure va bene l’impianto del cosiddetto patto del Nazareno?

ANDARE OLTRE - C’è un altro punto su cui il Movimento 5 Stelle potrebbe giocare una partita importante. Se una fetta sempre più grande di italiani non ne possono più della politica e dei politici – i recenti dati sull’astensione alle elezioni europee ed amministrative ne sono l’ennesima conferma – è anche perché gli istituti giuridici che disciplinano il rapporto fra istituzioni e cittadini non sono sufficienti. Ecco allora che i pentastellati potrebbero mettere sul piatto due importati novità. La Costituzione italiana prevede i referendum abrogativi e costituzionali. Sarebbe importante introdurre il referendum propositivo da effettuare dopo la raccolta firme e il controllo preventivo della Corte Costituzionale. Così facendo, potrebbero essere i cittadini a modificare la Costituzionale anziché intervenire solo quando in Parlamento non si arriva a una maggioranza dei due terzi. Inoltre, si dovrebbe rendere obbligatoria la discussione e la votazione in Aula delle proposte di iniziativa popolare. Renzi, così come tutto il Partito Democratico, difficilmente potrebbero rifiutare senza scatenare grandi polemiche.

Insomma, la decisione dei pentastellati di mettersi seduti davanti a un tavolo e discutere con il Pd è un ottimo primo passo che però non è assolutamente sufficiente.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: lindipendenza.com; polisblog.it

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