Pro Patria. Monologo di Ascanio Celestini su carcere e rivoluzione

Ascanio Celestini - locandina degli spettacoli al Teatro Vittoria 9-28 ottobre 2012

ROMA – Giuseppe Mazzini, chi era costui? Personaggio storico emblema del Risorgimento italiano, ma per gli spettatori di Pro Patria di Ascanio Celestini anche interlocutore immaginario e silenzioso, presenza costante, davanti al cui nome ripetuto mille volte, a ritmo serratissimo, in un monologo fiume (o «discorso» citando l’attore-autore) praticamente senza pause, non ci si può che domandare: «Ma come farà Celestini a parlare così in fretta, con così tanta chiarezza e senza dimenticarsi nulla?». Così è il suo teatro, diretto e senza mezze misure, rapido, incalzante, un teatro che approda a Roma, al Teatro Vittoria, con una rassegna di tre spettacoli dal 9 al 28 ottobre 2012.

Il primo è apunto Pro Patria, cento minuti di parole e concetti che ruotano attorno a due temi, capaci di alternarsi senza che il filo del discorso si disperda: la rivoluzione e la vita carceraria.

La prima è quella che Mazzini simboleggia e che Celestini racconta scegliendo la vicenda della Repubblica Romana, parentesi di democrazia e libertà che lo stesso genovese evocò – in una lettera ai cittadini romani – con queste parole: «Senza prigioni e senza processi». Il richiamo al carcere non è casuale e per questo la citazione mazziniana costituisce il sottotitolo dello spettacolo e più volte torna, scandita o mormorata dal protagonista. La seconda è quella che l’interprete-detenuto vive, ed è lui stesso a narrarci di episodi e personaggi conosciuti al “gabbio”. Il galeotto Negro Matto Africano, partito da un carcere (il cuore dell’Africa afflitto da fame e povertà), per attraversarne un altro (il mare periglioso dove molti amici sono morti) ed approdare in un terzo (il carcere capitolino, probabilmente Rebibbia, da cui tenta due rocambolesche evasioni); il secondino Intoccabile, che in occasione della visita di un ministro indossa impeccabile la giacca della divisa, ma si presenta in mutande perché, tra tagli e riduzione del potere d’acquisto dello stipendio, solo quella metà si può permettere.

 Mazzini non è tuttavia il solo compagno di cella virtuale del carcerato Celestini, insieme a lui – a tratti – Ludwig Wittegenstein, sant’Agostino di Ippona e anche una figura ben più vicina e reale, il padre, nei cui colloqui con il figlio in galera, evocati,  si parla un’altra idea di rivoluzione che negli anni Settanta ha assunto la sanguinosa maschera del terrorismo. È fallita quell’idea, come è fallita la base ideologica della Repubblica Romana del 1849, ma anche la lotta di resistenza partigiana. Perché? Perché troppo spesso gli stessi padri della rivoluzione hanno poi processato e condannato i propri figli quando, giunti al potere, hanno dimenticato di aver un tempo voluto agire «senza processi e senza carceri».

Ascanio Celestini in un momento dello spettacolo "Pro Patria"

Ma che cosa davvero accomuna tutti, grandi e piccoli personaggi della storia e di ogni tempo? La controvertigine, cioè l’istinto di gettarsi nel vuoto ogni volta che ci si sporge da una finestra, da un balcone, quando stringendo tra le mani il bordo della balaustra ci si domanda che cosa si provi a lanciarsi oltre. Anche la controvertigine fa parte del «discorso» di Celestini, apre lo spettacolo e accompagna il pubblico nell’intera narrazione, tornando a volte come parentesi comica (nel caso di Pio IX, pontefice al tempo della Repubblica Romana: che anche lui «affacciato alla finestra della storia» sia stato tentato dal grande salto…?), a volte come inquieto interrogativo esistenziale, paradigma dello spaesamento umano.

C’è però un luogo da cui spiccare questo salto verso l’ignoto, ma anche verso la libertà, è doveroso e auspicabile, ed è proprio il carcere, perché «non succeda più che si finisca in carcere, bensì che il carcere finisca». E così, quasi come un requiem, vorrebbe forse suonare quella litania con cui l’artista, smessi sul palco gli abiti del detenuto per indossare quelli “dimezzati” del secondino in mutande, congeda gli spettatori.

 

Propatria. Senza prigioni senza processi

di e con Ascanio Celestini – Suono di Andrea Pesce

Roma – Teatro Vittoria – Piazza Santa Maria Liberatrice, 10

dal 9 al 14 ottobre 2012

Info biglietti e prenotazioni www.teatrovittoria. it

Laura Dabbene

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