Primarie USA. Santorum trionfa. Più vicina la sfida a due: “Santo” contro Romney

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Rich Santorum

WashingtonRick Santorum conquista il Sud. Questo è quanto racconta l’inviato dell’agenzia di stampa ANSA, Marcello Campo, sull’ultima tournata elettorale per decidere chi sarà il leader repubblicano a presentersi alle prossime presidenziali americane contro il presidente uscente, Barak Obama. Ieri sera, il trionfatore è stato il nipote del minatore di Riva del Garda, Santorum, che ha guadagnato l’Alabama e il Mississippi superando di parecchie spanne il suo concorrente Newt Gingrich.

‹‹We did again›› ha commentato un Santorum molto emozionato rivolgendosi ai propri sostenitori e fan riuniti a Lafayette, in Lousiana. ‹‹La gente comune è capace di fare cose straordinarie››, ha continuato il repubblicano, certificandosi come il promotore dei valori della working class. Una scelta pensata perché con essa, Santorum, si pone apertamente contro l’establishment dell’upper class, i media e il “big money” finanziario incarnato dallo sfidante più temibile Mitt Romney. Temibile ma già sconfitto in precedenza.

Santorum (già ribattezzato dai suoi con il soprannome di “Santo”) , infatti,  non ha solo sbaragliato Gingrich ma ha anche già battuto Mitt Romney, il grande favorito e front-runner repubblicano, durante una delle tappe delle primarie. Tuttavia Romney, miliardario del Massachusetts, non pare particolarmente preoccupato dall’avanzata di Santorum poiché gode dell’appoggio degli elettori Tea Party, gente facoltosa che può garantire fondi e delegati per la convention di Tampa. Il Tea Party preferisce il “Moderato” al radicale Santo e non sembra intenzionato a rivedere le proprie posizioni anche perché Santorum riceve consensi dagli evangelici ultra-conservatori, la porzione più estrema dell’anima repubblicana, la quale può consentire al candidato di trovare agganci nel profondo Sud americano ma non il convincimento della fetta più estesa dell’elettorato.

Inoltre, Romney non ha motivo di sentirsi pressato dall’avanzata dell’avversario anche in ragione delle nuove regole di assegnazione seggi. Regole prevalentemente proporzionali che permettono a Romney di avere tra i 470 e i 480 delegati mentre Santorum, malgrado le vittorie, pare non riuscire a superare la metà: circa 240. E poiché vince chi arriva ai 1144 delegati, Romney sembra che continuerà la propria marcia verso la conquista del titolo repubblicano.

Rimangono i limiti del miliardario: poco accattivante, per nulla affascinante, non convincente. Questo penalizza Romney dalle prime battute delle primarie ed è un gap personale con gli elettori che, ogni giorno di più, dimostra di affrontare con difficoltà. Ora, spetta a Santorum e Gingrich la prossima mossa. Se il secondo deciderà di continuare la corsa, l’elettorato potrebbe disperdere i voti tra le due derive anti-Romney, favorendo quest’ultimo. Se, al contrario, Gingrich si ritirasse la sfida sarebbe a due: la passione di Santorum contro il pallore di Romney e, in tal caso, il front-runner dovrebbe stare attento.

Secondo John King, capo del politico della Cnn, con Gingrich in partita, Romney potrebbe conquistare la nomination già a fine maggio. Con Gingrich fuori, invece – sondaggi alla mano -, la storia cambia: Mitt e Rick potrebbero essere obbligati al testa a testa alla vigilia delle primarie in New Jersey e California, il prossimo giugno.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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