Primarie centrosinistra: Bersani trionfa, ma è presto per cantare vittoria

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Pierluigi Bersani

Roma – Le primarie del centrosinistra si sono concluse e la sentenza è stata emessa: sarà Pierluigi Bersani a presentarsi alle prossime elezioni politiche come candidato premier. Nessun colpo di scena finale, soltanto la vaga illusione venutasi a creare i giorni antecedenti al ballottaggio. I risultati parlano chiaro: più del 60% per il segretario del Pd. Come si dice: non c’è stata storia.

Ha vinto, per molti, la tradizione, l’affidabilità, l’esperienza. In fin dei conti sono queste alcune sensazioni da noi esperite nel guardare il caro Bersani, confermate in quei due confronti televisivi andati in questo periodo di primarie. Il segretario del Pd ha trionfato, però, anche per un altro motivo: l’astuzia di presentare Nichi Vendola tra i potenziali candidati. Quest’ultimo era consapevole della sua funzione in questo progetto fin da principio: nessuna possibilità di vittoria, ma convogliare la percentuale di voti dei suoi sostenitori verso Bersani per un eventuale ballottaggio. Ininfluenti fino alla fine le figure di Bruno Tabacci e Laura Puppato: i loro voti, che andassero su di una sponda o sull’altra, non avrebbero fatto la differenza, come la presenza dei due nel primo turno, lì tanto per fare numero e dare un’impressione di maggiore democraticità.

Bersani, paradossalmente, ha vinto anche grazie a Matteo Renzi. Probabilmente la sconfitta ha messo in evidenza lo scarso stimolo verso il nuovo da parte della maggioranza degli elettori del centrosinistra, però gli aspetti da analizzare sono altri. Il giovane sindaco di Firenze ha impostato (su sua iniziativa o su consiglio del suo spin doctor Giorgio Gori) uno stile comunicativo caratterizzato più sulla scenografia che sulla sostanza. Elemento questo che accomuna non pochi politici, però nel guardare Renzi in questo periodo, l’impressione era quella di vedere un personaggio politico made in Usa. Si potevano anche condividere molte delle sue dichiarazioni, però seguiva immediatamente una domanda: come ha intenzione di agire in termini concreti? Quesito che non ha avuto mai una risposta.

La sensazione è stata che il povero Renzi si fosse ormai fossilizzato su quella magica parolina che l’ha messo sotto i riflettori, consacrandolo da un punto di vista mediatico (se si esclude la sua esperienza giovanile alla Ruota della Fortuna): la rottamazione. Il motivetto del ricambio generazionale in politica è indubbiamente un’ottima idea per far presa sull’opinione pubblica, il problema sta nell’abusarne: non mancava occasione, da parte del giovane sindaco, di inserirla nelle sue dichiarazioni (sia esplicitamente sia sotto forma di battuta).

Per non parlare del suo intento di raccogliere i consensi di quella fetta dell’elettorato dei delusi del centrodestra, motivo che lo ha portato spesso a scontrarsi con alcuni esponenti del Pd. Pronto a criticare la potenziale alleanza di Bersani con Casini, ma non ha problemi ad accogliere tra le sue fila cittadini che, fino a qualche tempo fa, pendevano sulle labbra di Silvio Berlusconi e compagnia bella. È vero che si può cambiare idea nel tempo, ma la domanda da porsi è la seguente: se gli elettori del centrodestra avessero potuto votare Renzi, lo avrebbero fatto per un’improvvisa illuminazione spirituale, convertendosi così agli ideali del centrosinistra? Probabilmente molti sostenitori del Pd hanno interpretato la cosa in tutt’altra maniera, sentendosi così distanti dalle idee fin troppo innovative di quel giovane e dinamico politico, preferendo qualcuno che almeno dia l’impressione di credere agli ideali della sinistra.

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Matteo Renzi

Ora, però, tutto sta nelle mani di Bersani. All’interno del partito si festeggia per la vittoria del segretario: in molti possono dormire sonni tranquilli, visto che possono ancora sedere in Parlamento. Si esulta per la grande partecipazione del popolo alle primarie e perché, secondo i sondaggi, il Pd attualmente si ritroverebbe con circa il 34,6% dei consensi. Un buon risultato che, sommato al 6,1% e all’1,3% di voti che raccoglierebbero rispettivamente Sel e il Ps, decreterebbe un grande successo della coalizione alle prossime elezioni, soprattutto se dovesse passare la riforma elettorale del Porcellinum. Non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di sondaggi che cavalcano l’euforia delle primarie appena concluse: da qui alle elezioni possono cambiare moltissime cose, tra cui anche le preferenze. Altro aspetto da non sottovalutare: la stabilità di questa coalizione. Sarà in grado Bersani di tenersi stretto Vendola nel caso riuscisse a concludere un’intesa con Casini? Già in passato la sinistra ha cercato di risolvere problemi simili adottando strategie basate su compromessi scarsamente lungimiranti, causando un effetto boomerang che l’ha portata al collasso. E poi le elezioni si basano su una competizione fatta da avversari: in particolare il centrodestra e il Movimento 5 Stelle. Per quanto il Pdl sia alla deriva e la Lega Nord stia adottando un profilo basso, proprio la vittoria di Bersani alle primarie potrebbe rappresentare un aspetto da sfruttare: la famosa battaglia contro i vecchi nemici comunisti. Non c’è motivo di pensare che anche in questo caso non possa essere una carta vincente da giocare, visto che in passato ha aiutato parecchio Silvio Berlusconi. Riguardo il M5S, non si può negare la possibilità di ottenere altri voti provenienti dai delusi (perché ancora ci sono, forse anche di più dopo queste primarie) del centrosinistra, soprattutto ora che hanno dato il via alle loro “Parlamentarie”. Quest’ultima idea, strutturata chiaramente in antitesi rispetto a quanto fatto da Bersani & friends, ha l’esplicito scopo di aumentare il bacino di consensi e smorzare gli entusiasmi provenienti dagli esponenti della coalizione di centrosinistra.

Le primarie, quindi, si sono concluse: 3 milioni di cittadini sono andati a votare, ha trionfato la democrazia e ha vinto Bersani. Quest’ultimo deve fare attenzione: ha vinto una battaglia, non la guerra.

Giorgio Vichetti

@GVischetti

foto: corriereinformazione.it; milano.mentelocale.it; repubblica.it

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