Prigionieri (dei) politici: viaggio al centro del voto/1

ALLA RICERCA DELLA COERENZA PERDUTA: Dal caos liste PdL ai duri e non tanto puri dell’IdV. Il Pd formato-Silvan, gli equilibrismi di Casini e i tentativi di resurrezione di Destra e Federazione della Sinistra

di Francesco Guarino

“Venghino siori, venghino: lo spettacolo sta per iniziare”. Assisterete alla più grande rappresentazione dell’incoerenza, della farsa e dell’ipocrisia umana, in prima (e purtroppo non ultima) visione assoluta dal circo di Montecitorio. Dalla pista di destra entreranno in scena nani e ballerine, sputafuoco e divora decreti; dal tunnel di sinistra sfilerà una processione mistica di santi, santini e Santoro, mentre al centro si librerà a mezz’aria l’UDC (unione dei circensi), sospesa in perfetto equilibrio tra le due piste ed impegnata a non franare né sull’uno né sull’altro. Potreste persino trovare il tutto divertente, se non fosse che il palcoscenico dell’esibizione è la nostra Italia e gli spettatori siamo noi, non invitati, ma ovviamente paganti.

Parte oggi un viaggio in tre puntate nel cuore della tornata elettorale più avvelenata della Seconda Repubblica. Non sarà un percorso indolore, né per noi né per i nostri compagni di (s)ventura. Allacciate le cinture, sono previste turbolenze in volo.

Antonio Di Pietro, leader IdV

ITALIA DEI MALORI – Il tipo di tornata elettorale ha un peso relativo: che siano politiche, europee o regionali, come in questo caso, il canovaccio da recitare è sempre lo stesso. Soliti proclami di Berlusconi contro la magistratura colpevole di volerlo processare (illusi!), solite invettive di Di Pietro contro premier, governo, capo dello Stato, opposizione (già che c’è si critica anche da solo) e solito PD formato Silvan: il partito c’è, ma non si vede. Il primo passo falso, stranamente, lo fa l’IdV. Un’intera storia politica trascorsa nel segno della trasparenza, nel vanto della totale assenza di condannati o inquisiti tra le proprie liste e poi bum, il botto: appoggio alla candidatura di governatore della Regione Campania a Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Scelta mediaticamente ineccepibile, dati i consensi bipartisan ottenuti nella cittadina campana dallo sceriffo di centrosinistra.

Due piccole pecche: le altrettante richieste di rinvio a giudizio a carico di De Luca per truffa ai danni dello Stato e falso, in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali. Persino Marco Travaglio ha scomodato un editoriale del Fatto per scagliarsi contro l’avvenuta morte della coerenza nell’Italia dei Valori. Di Pietro, da buon vecchio pm, ha pensato bene di passare dall’altra parte della barricata ed appellarsi al principio di innocenza che vige su qualsiasi imputato fino a sentenza definitiva. Dimenticandosi che a quel punto, sempre per coerenza, dovrebbe fare lo stesso ragionamento anche per Berlusconi. «De Luca mi ha assicurato che, in caso di condanna definitiva, lascerà immediatamente l’incarico».

Bene, bravo, bis? Insomma. Non è il massimo candidare a governatore un soggetto politico su cui gravano due inchieste, per poi chiedergli di abbandonare tutto se venisse condannato. A pensarci bene, però, dovrebbe venirci fuori un mezzo sorriso: considerando che nessun condannato accetterebbe a cuor leggero una sentenza di condanna in Primo grado, si andrebbe come minimo in Appello e poi, forse, anche in Cassazione. Nella migliore delle ipotesi (varo della riforma della Giustizia e relativa applicazione rigorosa da parte dei magistrati) i tre gradi di giudizio si esaurirebbero in non meno di sei anni. La carica di governatore ne dura cinque. Fatevi un po’ voi due conti. E sforzatevi di sorridere.

SILVIO’S LIST – Palla al centrodestra. Quanto resisteranno senza fare una boiata? Poco. A Roma l’ormai celeberrimo Milioni va a mangiare un panino, mentre dovrebbe essere in fila da almeno 3 ore (e non dalle 11.30) a consegnare i faldoni della lista del PdL. Quando torna, i Radicali si sdraiano a terra e gli impediscono di rientrare, dice lui. Se non ci vedeva più dalla fame poteva mangiare una Fiesta, diciamo noi. E magari non portarsi appresso i documenti da modificare per colpa di una probabile telefonata dell’ultimo minuto, che voleva cambiare qualche carta in tavola (e qualche nome nel faldone). A quel punto il termine di consegna è bello e scaduto e la documentazione non viene accettata dagli addetti al controllo (che in realtà non avrebbero il potere di respingere nulla, ma vabbè…). Il PdL non può presentare candidati a supporto della Polverini. Il cui listino viene respinto a sua volta poche ore dopo. In Lombardia, invece, ci sono circa 300 firme irregolari sulle 3500 richieste per l’accettazione della lista civica a supporto di Formigoni. La cui validità quindi decade e, in mancanza di candidato a governatore e relativa lista a supporto, il PdL resta senza candidati anche in Lombardia. Tragedia.

Berlusconi "saluta" i fotografi

Berlusconi spara ricorsi a raffiche: «I tribunali mi daranno ragione». Picche. Silvio B. corre in ginocchio alla corte del capo dello Stato e lo coinvolge nella stesura di un Decreto Interpretativo, il cui sottotitolo dovrebbe essere “Tentativo di trasformare un autogol in un calcio d’angolo”. Napolitano si tura il naso e collabora. Il decreto, checché se ne dica, non è una porcheria totale. È semplicemente inutile: il primo comma chiarifica quali sono i confini spaziali entro i quali la documentazione si può considerare consegnata (caso Roma). Il secondo comma stabilisce l’autenticità dei dati dei sottoscrittori delle liste, purché desumibili da altra documentazione valida all’interno dei faldoni (caso Milano). A Roma, senza ricorrere al decreto, viene riammessa la Polverini, ma, a meno che Berlusconi non voglia ricorrere anche ad Amnesty International, rispondono e continuano a rispondere picche alla lista PdL. A Milano, dove la mancanza di autenticazione delle firme dovrebbe far propendere verso un’esclusione a dir poco ovvia, il listino di Formigoni è riammesso ancor prima che il decreto sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Forse anche perché il Giornale sfodera qualche giorno dopo, in prima pagina, un dossier in cui lo stesso vizio di forma contestato a Formigoni, non viene considerato causa di annullamento per altre liste dell’opposizione. Ce ne sarebbe per un’insurrezione popolare, ma tutto tace. O il Giornale ha sparato una cannonata a salve, o la Corte d’Appello, visti i classici controlli all’italiana, se n’è lavata le mani riammettendo Formigoni. In tutto il marasma, gli elettori di centrodestra ancora attendono una voce dal PdL che dica “chiediamo scusa, abbiamo fatto una cavolata”. Aspetta e spera… Continua a leggere

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4 Risponde a Prigionieri (dei) politici: viaggio al centro del voto/1

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    Nicola Gilardi 20/03/2010 a 11:15

    Complimenti per l’articolo, è molto divertente, oltre che ben scritto!

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    Francesco Guarino 20/03/2010 a 17:10

    Ci sarebbe poco da ridere, visto che ciò di cui si parla è la nostra Italia… :P Però, visto che la verità è così amara, si può anche riflettere con un sorriso stampato sul volto!

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  3. avatar
    Sergio 22/03/2010 a 16:04

    Bel pezzo veramente, complimenti a chi lo ha creato, sono daccordo praticamente su tutto, infatti non mi sottraggo mai alle critiche al PD, anzi sono il primo a farle, dico solo che tra una gamba rotta(PD) e un tumore al cervello (Berlusconi) sia meglio il primo. Purtoppo in questa Italietta di oggi dobbiamo scegliere tra il male minore….

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  4. avatar
    Francesco Guarino 22/03/2010 a 19:17

    Grazie Sergio. Il quadro, come avrai facilmente notato, è piuttosto desolante. Il Pd forse pecca un po’ troppo in carenza di contenuti e in scelte d’immagine. Ti consiglio, se ne hai l’occasione, di vedere a teatro o in dvd il Decameron di Daniele Luttazzi: nella parte dedicata alla politica, seppur incastonata a fatica tra gli immancabili eccessi dialettici del comico romagnolo, c’è una raffigurazione molto realistica della differenza tra Pd e PdL, che non si riduce solo all’ormai logoro mantra del controllo totale dei media da parte di Berlusconi. Non è bello ridursi alla ricerca del male minore, d’altra parte è anche difficile rendersi conto davvero di quale esso sia tra i tanti…

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