Pressione fiscale record. Davvero tutta colpa dell’evasione?

tasse

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Che le tasse in Italia fossero particolarmente elevate era cosa purtroppo già nota, che fossero le più opprimenti al mondo è invece il triste record sancito in questi giorni da uno studio di Confcommercio: 55%, è questa la pressione fiscale effettiva che attanaglia lo stivale, ma fra accise, bolli e gabelle di ogni tipo l’impressione – come confermato anche dal direttore generale di Equitalia Befera – è che la percentuale indicata venga in molti casi ampiamente superata.

Il dito viene come al solito puntato sull’evasione fiscale, fenomeno che nel nostro paese assume certamente dimensioni rilevanti (anche in questo caso sembra che ci spetti il primo posto in classifica), pur avendo contorni in realtà difficilmente definibili: sono in molti a ritenere infatti che il livello di tassazione sia così elevato proprio a causa dei soliti, “furbetti”, che evadendo ed eludendo il fisco finiscono col gravare sulle spalle dei contribuenti ligi ai propri doveri, costretti a pagare un conto sempre più salato. Un simile approccio appare tuttavia eccessivamente semplicistico, e finisce col banalizzare un fenomeno, quello dell’evasione fiscale appunto, che è in realtà ben più complesso e ricco di sfaccettature.

Il sistema italiano appare infatti come un cane che si morde la coda: se da una parte la pressione fiscale aumenta per compensare le minori entrate dovute all’evasione, quest’ultima è dall’altra fenomeno così diffuso perché risponde ad una tassazione che si è fatta tirannica senza fornire in cambio al cittadino servizi all’altezza. Dando un’occhiata ai regimi fiscali degli altri paesi, è facile notare come una maggiore “compliance fiscale” corrisponda di norma ad una tassazione meno asfissiante e a servizi di maggiore qualità: per spingere il contribuente ad adempiere serve anche la carota insomma, ed il solo bastone degli accertamenti e delle sanzioni non basta. Il problema in definitiva non è solo e soltanto culturale – con gli italiani che vengono sempre più spesso presentati come egoisti asociali e furfantelli – ma appare strettamente legato ad uno Stato che spende e spande senza freno alcuno tutto quello che riesce a rastrellare, finendo con l’assumere – lui sì – le sembianze del ladro, in una sorta di ribaltamento dei ruoli difficile da riconoscere ma spesso nei fatti.

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Per sbrogliare la situazione sarebbe necessaria anzitutto una drastica “spending review”, che non si limitasse a ridisegnare la spesa come quella tratteggiata dal governo Monti, ma la abbattesse davvero ed energicamente, seguita da quella riforma fiscale che il paese attende da venti anni ma che appare, ahinoi, sempre più lontana. E se parlare di un’unica aliquota ugualmente bassa per tutti (la cosiddetta flat tax perorata dal “Tea Party Italia”) è forse da utopisti, specie in una fase del genere, certo le due aliquote promesse dal primo governo Berlusconi potrebbero costituire, ancora oggi, la strada da imboccare. Le entrate dello Stato infatti non aumentano a suon di aliquote “monstre”, ma potrebbero farlo, paradossalmente, con un livello di pressione fiscale più basso, che rendesse meno conveniente evadere e attraesse capitali. L’esempio ce lo forniscono proprio in questi giorni le accise sulla benzina: oltre una certa percentuale di tassazione le entrate non aumentano più o addirittura diminuiscono, senza bisogno di scomodare curve di Laffer ed improbabili equazioni matematiche.

Meno Stato, meno spesa, meno debito, meno tasse: e vedrete che, come d’incanto, anche gli italiani sembreranno più onesti.

foto: it.123rf.com, economywatch.com, caffetteriadellemore.forumcommunity.net

Leonardo Butini

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4 Risponde a Pressione fiscale record. Davvero tutta colpa dell’evasione?

  1. Pingback: Anonimo

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    TaZ 25/07/2012 a 23:16

    Ok, ipotiziammo venga diminuito il carico fiscale, quanti anni servirebbero prima che si adegui il numero degli evasori? Lo stato nel frattempo sarebbe in deficit e il debito aumenterebbe, più aumenta il debito e più aumentano gli interessi da pagare. Come accoglierebbe tutto questo il mercato?? vorreste veramente rischiare di vedere l’ intera struttura pubblica “chiusa”? Se il bastone non funziona si da una carota a chi DENUNCIA gli evasori, come del resto fanno in molti altri paesi…

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      leobutini 29/07/2012 a 13:45

      beh, la letteratura disponibile su flat tax e affini mostra che nessuna struttura pubblica ha chiuso, anzi, casomai è divenuta più efficiente in quanto costretta a razionalizzare la propria spesa per timore che nel breve periodo vi fosse appunto una contrazione delle entrate. I problemi dello stato non nascono a causa dell’evasione, ma per la pretesa folle di mettere le mani su ogni aspetto della nostra vita. E non si risolvono certo con metodi da URSS.

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    Gustavo 18/08/2012 a 18:19

    Milton Friedman (un premio Nobel), che sul paese ITALIA ha sostenuto “che se il nostro paese (Italia, nda) si regge ancora è grazie al mercato nero ed all’evasione fiscale che sono in grado di sottrarre ricchezze alla macchina parassitaria ed improduttiva dello Stato per indirizzarle invece verso attività produttive”. In qualche modo, sostiene Friedman, «l’evasore in Italia è un patriota»”.

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