Preferenze: quando la sinistra era contraria

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Gli antirenziani del Pd farebbero di tutto per attaccare il loro segretario. Anche rimangiarsi le proprie parole.

MEMORIE DA DS - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cosiddetta minoranza del Partito Democratico sono di nuovo ai ferri corti. L’oggetto del contendere, questa volta, è la nuova legge elettorale. L’aspetto su cui gli oppositori dell’ex sindaco di Firenze sono più critici è quello dei listini bloccati con cui verranno eletti la maggioranza dei deputati. La minoranza Pd, infatti, vorrebbe che i membri della Camera fossero eletti con le preferenze. E pensare che proprio gli antirenziani le preferenze le volevano abolire. Non è certo un segreto che una buona parte della minoranza del Pd è quella che si rifà alla storia della sinistra, e quindi anche al Partito Democratico della Sinistra. Bene, guardate un po’ cosa recitava un manifesto dei Pds.

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BERSANI E LE PREFERENZE - L’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani è uno dei principali oppositori di Renzi. Nel dicembre del 2012, come riportò La Repubblica, disse: «Noi abbiamo la nostra proposta di doppio turno, della quale siamo convintissimi, dunque cominciamo da lì. Dopodiché, siamo sempre disposti a ragionare su altre soluzioni, a due condizioni: che la sera del voto si sappia chi governa e che gli elettori possano guardare in faccia il parlamentare», «Se uno mi dice che non ci vuole un premio o che bisogna andare alle preferenze io rispondo che non è che possiamo metterci tra Tangentopoli e la Grecia». Il 2 dicembre 2014, però, disse il contrario: «I cittadini debbono poter scegliere i loro deputati soprattutto in questo sistema che si sta delineando. Io su questo non intendo desistere: va bene la ditta e la fedeltà ma quando si arriva a temi di democrazia… se Berlusconi non è d’accordo se ne farà una ragione».

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Attenzione, il fatto che dentro al Pd ci siano soggetti in passato contrari alle preferenze che invece adesso vorrebbero introdurre nell’Italicum non significa che invece i listini bloccati siano un elemento positivo. Al contrario, il fatto che i candidati verranno scelti nelle oscure stanze delle segreterie di partito è sicuramente da condannare. La soluzione ideale per uscire dal dibattito preferenze-listi bloccati si chiama collegio uninominale. Ma essendo una proposta troppo ragionevole sicuramente non verrà presa in considerazione.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: lapoliticabellezza.org; fbcdn-sphotos-d-a.akamaihd.net

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