Porto Rico vota sì al referendum: vuole diventare il 51esimo stato americano

Il presidente Barack Obama a Porto Rico, giugno 2011

San Juan - L’isola di Porto Rico sarà il 51esimo stato americano? Il referendum del 6 novembre non lascia dubbi, i portoricani hanno scelto: vogliono entrare a far parte a tutti gli effetti della Federazione degli Stati Uniti d’America. Ma l’ultima parola spetta proprio al Congresso USA. Ci si domanda, allora, che aria tiri in America: quali sono le prospettive di concretizzazione del progetto portoricano? Diventerà realtà il sogno a stelle e strisce di Porto Rico?

Il referendum ed il suo esito. Porto Rico, dal 1952 Commonwealth state degli USA, è deciso a diventare stato americano. Il 6 novembre si è tenuto il referendum atto a stabilire il futuro status della piccola isola protettorato degli Stati Uniti. Il protettorato implica che alcune materie, quali giustizia o politica economica, siano demandate alla sola disciplina statunitense. Inoltre i portoricani, sebbene abbiano una loro rappresentanza al Congresso (limitata e non votante), autonomia fiscale, cittadinanza americana e dollaro quale valuta, se non residenti negli Stati Uniti sono impossibilitati a votare per le presidenziali.

Il referendum presentava agli abitanti dell’isola caraibica due domande:  la prima riguardante l’attuale status di associati degli USA; mantenere o no tale condizione? La seconda verteva invece sul cambiamento vero e proprio di “posizione” rispetto agli USA: si chiedeva di scegliere tra annessione, libera associazione o indipendenza. I votanti si sono espressi in questo modo: alla prima parte del referendum il 54% ha votato NO, protendendo dunque verso l’abbandono del protettorato. Il secondo quesito ha visto i voti così ripartiti: l’annessione ha raccolto il 61% delle adesioni, l’associazione con autonomie maggiori per Porto Rico circa il 33% e l’indipendenza dell’isola un misero 5%. Gli astenuti sono stati oltre 460.000.

I portoricani a larga maggioranza si sono espressi a favore dell’integrazione con gli USA: il paese caraibico ha scelto, e attende il verdetto di Washington.

Ma perché cambiare lo status attuale? Non è la prima volta che Porto Rico si trova a dover affrontare un referendum simile: già nel 1967, 1993 e 1998 il piccolo stato caraibico era stato chiamato a scegliere. Ed aveva sempre confermato lo status di Stato libero associato agli Stati Uniti, che gli appartiene fin dagli anni ‘50. Perché, allora, un cambio di rotta, e proprio adesso? Una delle ragioni potrebbe risiedere nella delicata situazione economica del paese, oltre che mondiale: la disoccupazione a Porto Rico è alta e molti dei suoi abitanti migrano verso gli USA a caccia di un’opportunità lavorativa.

Quali i segnali dagli Stati Uniti? La consultazione del 6 novembre ed i suoi esiti dovranno però aspettare conferma o smentita da parte del Congresso americano. Quale sarà la sua decisione? E’ noto che Barack Obama, oggi al suo secondo mandato, abbia già manifestato il proprio favore alla proposta di referendum del Porto Rico. Non è da sottovalutare, tra l’altro, la sua visita al paese caraibico, avvenuta nel 2011.

Da rilevare il fatto che in suolo americano molti elettori portoricani, tendenzialmente democratici, hanno sostenuto la sua seconda ascesa alla Casa Bianca. Eppure in casa USA non tutti concordano sulla soluzione federativa. Tra le fila repubblicane non mancano manifestazioni di malumore e cautela: gli oppositori denunciano le spese ingenti da sostenere per il cambio di status dell’Isola, mentre vengono sollevate anche argomentazioni prettamente nazionaliste. Si sottolinea, infatti, il problema linguistico, considerato che i portoricani parlano solo la lingua spagnola.

Resta ad ogni modo significativo l’ingente numero di schede lasciate bianche e il fatto che a Porto Rico non si parli di indipendenza. Tra le tre strade percorribili in un prossimo futuro in molti hanno infatti preferito annessione o associazione, con buona pace di tutti gli idealisti-indipendentisti dell’isola.

Valentina Medori

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