Ponte sullo Stretto, falla legislativa. Riparte l’iter?

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Uno dei progetti del Ponte sullo Stretto (strettoweb.com)

Sembrava essersi concluso con l’ennesimo – e definitivo – nulla di fatto. Alla fine di ottobre del 2011 il piano di investimenti della Commissione europea, che indica i trenta progetti prioritari fino al 2020, ignorò il mega-Ponte sullo Stretto di Messina, fulcro della campagna elettorale 2008 di Berlusconi. Il governo Monti non perse tempo e nella riunione di gennaio 2012 del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) dispose il definanziamento per 1,6 miliardi del Ponte, motivando la scelta con l’assenza, dopo tanti anni, di un progetto definitivo.

Adesso, però, sembra essersi aperta una falla. Non nella struttura, la cui prima pietra non è stata ancora posata, ma nell’iter legislativo. Fin dall’estate scorsa Pietro Ciucci, amministratore di Anas e Società Stretto di Messina (fondata negli anni Ottanta con il compito di progettare e realizzare l’opera) ha annunciato ricorso al Capo dello Stato.

Il ricorso è stato presentato pochi giorni fa e poggia su motivazioni apparentemente solide: si considera di fatto illegittimo il definanziamento del progetto, sostanzialmente perché la società rimasta senza soldi non può rispettare la convenzione originaria firmata con Stato. Convenzione che nessuno ha ancora abrogato.

Il ministero dell’Ambiente è stato praticamente costretto a riattivare, il 16 luglio scorso, la commissione per fornire il Ponte della Via (la valutazione di impatto ambientale). Inoltre, senza attenderne gli esiti, il 27 settembre, il ministero per le Infrastrutture e Trasporti (retto da Corrado Passera, che fu nel giugno scorso tra coloro che apertamente dichiararono che l’opera non rientrava tra quelle prioritarie) ha aperto la conferenza dei servizi, cioè l’organismo in grado di dare tutte le autorizzazioni necessarie sul progetto definitivo e far partire l’opera.

Il rischio è che la burocrazia – ed un errore grossolano nel definanziare la Società Stretto di Messina senza prima risolvere la convenzione che la legava allo Stato - porti ad una posa “obbligatoria” della prima pietra del progetto e all’avvio dei lavori. Il cui costo era stato all’epoca valutato in 8,5 miliardi di euro.

Francesco Guarino

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