Romania, Ponta e Băsescu: lo scontro istituzionale è servito

Bucarest - Victor Ponta e Traian Băsescu: gli attori principali della “guerra di palazzo” romena incappata nel preoccupato monito di Bruxelles. Il premier, installatosi al governo a maggio con la sua coalizione di centro-sinistra – Unione social-liberale (Usl) – si scontra col discusso presidente della repubblica semipresidenziale, sulla poltrona dal 2004. A colpi di empeachment e referendum.

L’apice della querelle tra le due massime cariche dello Stato era stata raggiunta a giugno, nel decidere chi, tra Ponta e Băsescu, avrebbe avuto il compito di rappresentare il proprio Paese al consiglio Ue, surriscaldando ulteriormente gli animi a palazzo. Arrivato alla corte costituzionale, il conflitto d’attribuzione avrebbe dovuto concludersi col risultato favorevole al presidente del Paese dell’Europa orientale. Non così secondo il premier romeno che ha contestato il verdetto della Corte, raggiunto Bruxelles, e richiesto a Băsescu la firma sul memorandum per rappresentare la Romania. Il tutto di fronte ad una sconcertata Europa, che già teneva gli occhi puntati sulla recente “democrazia” per ragioni di corruzione e indipendenza giudiziaria.

Già nei mesi scorsi, però, nel Paese si era osservato un crescendo delle tensioni tra il leader del governo e il suo presidente, costretto a nominare primo ministro il rivale Ponta dietro un voto di sfiducia che aveva fatto crollare il suo Mihai Răzvan Ungureanu. All’interno dello scandalo legato a tesi plagiate e cv gonfiati, il Presidente romeno aveva accusato il leader dell’opposione di esserne partecipe. Una bagarre  culminata con la minaccia di sospensione dalla carica di primo ministro da parte di Băsescu, e con la speculare risoluzione di Ponta e della sua maggioranza di sospendere l’attuale presidente.

Verso la resa dei conti. Infine la sentenza: a dare una svolta alla politica romena infuocata dalle fiammate di Ponta e Băsescu  è il Parlamento che, portato a votare sull’empeachment proposto dal premier Ponta, si è espresso favorevolmente circa la sospensione di Băsescu e delle sue funzioni presidenziali. Il mandato dell’autoritario presidente, emblema dal 2004 di malgoverno e corruzione, che avrebbe dovuto concludersi nel 2014 rischia di vedersi troncato in anticipo da un pesante voto d’accusa. Lo stesso che già segnò uno dei suoi lunghi anni alla presidenza, il 2007. Il referendum, però, lo aveva salvato. Una storia che si ripete. Medesima sorte oggi, dove cambia tutto per non cambiare niente. Il quorum del 29 luglio ha restituito indenne Traian Băsescu alla sua poltrona, nonostante la piazza ne avesse chiesto a gran voce la sospensione. Non sono bastati gli indignati romeni ed i cartelli a gridare «jos Băsescu, jos dictatura», «via Băsescu, basta dittatura», e a sostenere un totale rinnovamento della classe politica. Non è bastato l’85,7% dei voti pro destituzione.  Invalidato il referendum popolare,  scampata la sostituzione ad interim con Antonescu –alleato del Premier-, Băsescu può tirare un sospiro di sollievo. Oppure no?

Romania: divisa e “osservata speciale”.  Il critico e rapido succedersi degli eventi politici ha incrinato il profilo della Romania  dinanzi all’Europa: per l’osservata speciale si è reso addirittura necessario  un intervento da parte della Commissione UE. Che ha evidenziato, allarmata, il rischio dello stato di diritto. A colpire in negativo l’UE la rapidità e consequenzialità delle misure intraprese da Ponta, che ha  ignorato la Corte Costituzionale romena sul giudizio negativo al voto d’accusa nei confronti del presidente, e ha poi ottenuto di modificare in corsa la regola del quorum, in seguito ripristinata sotto pressione dell’Unione.
Lo scontro istituzionale e le procedure attuate da Ponta hanno destato grande apprensione anche fuori dall’eurozona: si teme un percorso parallelo a quello intrapreso in Ungheria dal premier Orban.

Se il clima internazionale appare teso e inquieto, entro i confini romeni si aggiunge anche uno spesso velo d’incertezza: se è vero che nessun uomo politico può permettersi di ignorare un 46% di elettorato contro, allora per Băsescu la strada verso le elezioni in autunno si fa decisamente più ripida.

Valentina Medori

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