Politica, la Lega minaccia la stabilità delle giunte del Nord

CONGRESSO FEDERALE DELLA LEGA NORDMilano – Scandali interni ai partiti, scandali interni ai consigli regionali. Non c’è pace per la politica italiana: dopo la disastrosa fine della giunta di Renata Polverini nel Lazio, ora a tremare paurosamente è la poltrona di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia sin dal lontano 1995, rieletto per quattro mandati (un record) e scosso dagli scandali delle vacanze pagate dal faccendiere Daccò, condannato per la vicenda San Raffaele a dieci anni di reclusione.

Dopo la minaccia di dimissioni in blocco dei consiglieri da parte della Lega Nord, che partecipa insieme al PdL alla giunta di Palazzo Lombardia, sono intervenuti nel dibattito politico sia il governatore Formigoni che il segretario del Popolo della Libertà, Angelino Alfano, il quale ha nei fatti invitato Formigoni ad un segnale di cesura, per scongiurare sin dal nascere una possibile nuova crisi politica che rappresenterebbe il suicidio definito per la formazione politica dell’ex-premier Silvio Berlusconi.

Per Alfano, quella di Formigoni «non è una minaccia ma un patto politico. Noi crediamo che Formigoni debba fare un gesto forte, molto forte. Crediamo davvero che il presidente Formigoni dirà e farà cose talmente forti per rimettere in marcia la Regione Lombardia. Penso che debba azzerare tutto e debba ricominciare».

«Serve dare un segnale di censura», ha aggiunto poi in merito all’arresto di Domenico Zambetti, assessore accusato di compravendita di voti (avrebbe versato 200.000 euro in mano alle cosche mafiose per ottenere 4.500 preferenze alle elezioni regionali del 2010), per il quale il giudice Boccassini ha parlato di «inquinamento della vita democratica».

Per il governatore lombardo, «se i leghisti vogliono il dialogo devono ritirare le dimissioni» e decidere  «se vogliono far parte dell’alleanza in Lombardia, Veneto e Piemonte. In caso contrario andremo a elezioni con una giunta guidata da Formigoni e assessori completamente nuovi e ovviamente tutto ciò avrà conseguenze anche in Veneto e Piemonte, perché le tre giunte sono figlie dello stesso accordo politico».

Nelle altre due grandi regioni, il presidente è espressione della Lega Nord, primo partito in Veneto alle elezioni di due anni fa sotto la guida di Luca Zaia (con il 35,15% dei voti) e secondo in Piemonte (16,74%) con la presidenza di Roberto Cota.

Nella Lombardia, dunque, se la situazione rimarrà allo stato attuale, con le dimissioni dei leghisti, il presidente Formigoni procederà al ritiro delle deleghe e degli assessorati (Industria, Territorio, Agricoltura e Sport) e alla ri-assegnazione immediata, «perché non si possono lasciare senza presidio assessorati importanti», paventando comunque l’ipotesi di elezioni anticipate (sarebbero le terze in ordine di tempo, dopo Sicilia e Lazio) ad appena 30 mesi dall’ultima tornata elettorale.

Stefano Maria Meconi

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