Più Libri Più Liberi: il Gruppo ’63 si racconta

Vi raccontiamo il dibattito di Più Libri Più Liberi con alcuni esponenti della neoavanguardia nota come Gruppo '63 a 50 anni di distanza

gruppo 63

Il gruppo ’63 ( Rai Educational)

Roma – Tra i vari incontri proposti da Più Libri Più Liberi, questa edizione ha visto anche quello dedicato ad alcuni protagonisti della neoavanguardia Gruppo ’63, con la partecipazione di Furio Colombo, Carla Vasio e Andrea Cortellessa. Grande assente Nanni Balestrini, fermato da un malanno imprevisto.

LA NASCITA – Il Gruppo ’63 è un movimento letterario nato a Palermo nell’ottobre del 1963, attraverso cui una cinquantina di giovani intellettuali (tra cui Umberto Eco) iniziò a confrontarsi sulla situazione del mondo letterario di quegli anni e  decise di intraprendere una «rivisitazione critica della modernità, un ripercorrerla senza pregiudizi e con molta volontà di capire» cercando  nuove strade creative, il più possibile lontane dai canoni ben definiti e limitanti della letteratura dell’epoca. Di fatto, dietro a quella sigla, c’era un movimento spontaneo suscitato da una insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: scritti per lo più privi di vitalità e di rilievo stilistico che sviluppavano prolungati dibattiti critici all’interno dei salotti letterari. In un periodo in cui l’Italia si trasformava da paese agricolo a paese industriale, le opere che vi nascevano faticavano a entrare nella modernità: gli artisti del Gruppo ’63 , che non ebbero mai un manifesto vero e proprio, condividevano la voglia di sperimentare in piena libertà le possibilità linguistiche e narrative della poesia e della prosa a cui affiancare nuovi temi e contenuti, lontani soprattutto dal neorealismo. Ad accomunarli, inoltre, le idee vicine al marxismo di lotta e impegno sociale. Una comunione di intenti che si sviluppò, però, in piena autonomia nelle opere di ogni singolo autore, con differenze anche sostanziali.

VITA PRIVATA DI UNA CULTURA – A fare da pretesto per incontrare alcuni protagonisti storici della neoavanguardia è stata la presentazione di due libri. Il primo, Vita privata di una cultura, proposto dalla casa editrice Edizioni Nottetempo e scritto da Carla Vasio, è un romanzo che ripercorre gli anni d’oro del Gruppo ’63 attraverso i ricordi di una delle poche donne che presero parte al movimento e che, con lucidità e ironia, traccia una panoramica di quegli anni di fermento e dei divertenti ritratti dei suoi protagonisti.

IL ROMANZO SPERIMENTALE – L’altro volume proposto, Il romanzo sperimentale, a cura di Nanni Balestrini e Andrea Cortellessa e prodotto da  Edizioni dell’Orma, è un saggio a due facce. La prima parte del volume è la riproduzione fedele dell’introvabile libro del ’66 di Nanni Balestrini, la seconda, un resoconto Col senno di poi che cerca di tirare le somme su ciò che è vivo e ciò che è morto 50 anni dopo e che vede tra i vari critici del movimento scrittori e critici delle generazioni successive quali Luperini, Ferroni e altri.

UN MOVIMENTO INTEGRATO – Carla Vasio racconta al pubblico di come il Gruppo ’63  fosse supportato sia dall’industria editoriale sia dal mondo universitario. Questo appoggio permise la creazione di un movimento integrato che non fu solo letterario ma anche artistico e musicale. Tra i partecipanti, che fossero scrittori, musicisti o artisti, c’era una concomitanza di interessi e la volontà non tanto di distruggere i canoni della cultura predominante, ma quello di sostituirli con un nuovo linguaggio basato su presupposti completamente differenti.

L’ASPETTO INTERNAZIONALE – Cortellessa ha poi spostato l’attenzione su un altro punto importante legato alla post-avanguardia, quello della sua internazionalità. Erano anni in cui c’era la necessità imperante di uscire dai confini italiani e scoprire altre realtà. Furio Colombo, che in quegli anni era in America, incarna un po’ questo desiderio e ha raccontato, durante l’incontro a Più Libri Più Liberi, che la sua percezione della cultura italiana al tempo era quella di una struttura chiusa, intoccabile e fortemente gerarchizzata. La sua formazione e quella dei suoi compagni, tra cui Edoardo Sanguineti, il continuo scambio di idee e la commistione con il mondo del cinema, della musica e dell’arte internazionale, li portò a intuire che il futuro sarebbe stato la globalizzazione con una grande apertura verso l’esterno e contro la chiusura fortissima dell’allora società italiana. Tuttavia, in Italia, la globalizzazione arrivò solo e strettamente a livello economico.

Furio Colombo, uno dei protagonisti (Tiscali news)

Furio Colombo, uno dei protagonisti (Tiscali news)

LEGGENDE SUL GRUPPO – Prima di lasciare la sala, Cortellessa ha inoltre colto l’occasione per chiarire che alcune critiche riguardo al gruppo non trovano alcun riscontro nella realtà dei fatti.  In primo luogo, il gruppo era fonte di scandalo e i rapporti con la loro controparte artistica erano spesso fucina di scontri vivaci e a volte violenti. In secondo luogo il Gruppo ’63 non ebbe mai un leader, anche se la figura di Balestrini era il collante che li teneva uniti,  né un elenco di iscrizione o un manifesto. E, in ultimo, il dissenso e i contrasti tra gli stessi membri erano all’ordine del giorno e davanti agli occhi di tutti nei vari incontri, dove non era difficile assistere a vere a proprie liti feroci.

COSA RIMANE – La presentazione si è chiusa, infine, con Carla Vasio che, vedendo in sala il professore Francesco Muzzioli, che ai tempi era poco più che un ragazzino ma partecipava agli incontri dell’avanguardia, gli ha voluto chiedere cosa lui ricordasse di quegli anni, come figura esterna e giovane. Muzzioli ci ha quindi regalato il suo punto di vista sul perché a distanza di mezzo secolo il Gruppo continua a suscitare curiosità e i suoi protagonisti hanno ancora la necessità di ricordare quel periodo. La cultura ha fatto un giro di 180° e, se da un lato, strutture rigide dell’allora apparato culturale italiano sono crollate a favore di una cultura di massa, è pur vero che il Gruppo ’63, che in qualche modo ha anticipato il futuro, a distanza di mezzo secolo è rimasto fuori dai nuovi meccanismi della narrativa, insieme alla cultura d’élite che tanto aveva criticato e questo straniamento ha di certo lasciato in tutti i suoi protagonisti la sensazione che ci sia ancora qualcosa da dire.

Elisabetta Tirabassi

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