Pitecus: le irriverenti macchiette umane di Antonio Rezza

Pitecus - Rezza

Pitecus

Sono passati quasi vent’anni, era il lontano 1995, da quando Antonio Rezza presentò al suo pubblico teatrale lo spettacolo Pitecus ma, a distanza di tempo, questo si rivela essere ancora attuale e moderno. Questo perché Rezza pone al centro del suo spettacolo l’uomo e i suoi difetti primordiali, eterni ed irrimediabili e, quindi, sempre contemporanei; il performer, «il più grande di tutti i tempi» come lui stesso dice, racconta la mediocrità e l’incoerenza umana, senza posizionarla in un luogo o in uno specifico contesto storico, segnalando come questa abiti nella mente e nell’animo degli uomini e delle donne di tutti i tempi.

UNA SINGOLARE NON-TRAMA - Per far questo Rezza si serve di una piéce rigorosamente eccentrica e non lineare, una vera e propria non-trama, dove lui stesso interpreta numerosi e differenti personaggi dando al suo camaleontico corpo forme sempre diverse, realizzabili solo grazie alla sua variegata espressività visiva, fisica e vocale, che altro non fanno che divertire lo spettatore continuamente spiazzato dagli incessanti cambi di prospettiva. La scenografia è anch’essa singolare ed è fatta di lenzuola e tende colorate con buchi e strappi, che fungono da habitat ai protagonisti inventati dall’attore, mostrando ancora una volta come le circostanze e gli spazi non siano fondamentali per dipingere i vizi e i difetti dell’uomo; allo stesso tempo questo palcoscenico vuoto ma variopinto consente di giocare con la fantasia dello spettatore che si ritrova, obbligatoriamente, a dare ad un lenzuolo diverse forme abitative.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella

Antonio Rezza e Flavia Mastrella

Nonostante lo spettacolo sia estremamente divertente e dissacrante, Antonio Rezza affronta ogni tema con aggressività e forza ostile; la sua non è una simpatia pura, ma una satira spietata che si accanisce con l’uomo, senza risparmiare il pubblico presente in sala che è vittima stessa dello showman, ma che non può fare a meno di apprezzarne lo spirito e la schiettezza. Non esiste moralismo in questo spettacolo, le parole vengono dette e lanciate come coltelli, senza badare alle antipatiche regole del politically correct; così facendo la realtà umana, esasperata, diviene protagonista assoluta.

L’UOMO RITRATTO COME UNA SCIMMIA - Il limite dell’uomo è ciò su cui Antonio Rezza vuole accendere la luce ed è evidente che anche il titolo dello spettacolo, Pitecus, sia riferito a questo, richiamando il nome di un simpatico gruppo di scimmie. L’intento è quello di mostrare il fallimento dell’evoluzione dell’uomo, limitatasi alle sembianze fisiche ma rimasta nulla per ciò che riguarda sentimenti ed intelligenza reale. Non c’è via di uscita quindi all’interno di questo spettacolo, non esiste una redenzione e nemmeno un’interpretazione vagamente positiva poiché la critica pervade ed invade tutti, nessuno escluso, probabilmente nemmeno Rezza stesso. Si trova di tutto all’interno di queste irresistibili caricature, dai giovani agli anziani, dai laureati ai perditempo, personaggi all’apparenza differenti ma tutti accomunati da una piattezza morale e da un dilagante qualunquismo ma, nonostante questo, narcisisti e vanitosi, quasi compiaciuti della loro banalità.

Rezza pone al centro del suo spettacolo l’uomo e i suoi difetti primordiali

Rezza pone al centro del suo spettacolo l’uomo e i suoi difetti primordiali

UNA PRESUNZIONE NECESSARIA - È indubbio che ci si ritrovi di fronte ad una divertente e palesata presunzione, che mette tutto e tutti in uno stesso calderone, ma questa ampia critica sociale è talmente forte e diretta da risultare necessaria, nonostante ci si possa infervorare perché convinti di essere diversi dalla mediocrità di massa. Ma evidentemente Rezza si convince dell’uguaglianza umana perché sono pochi coloro che davvero riescono ad approfondire le macchiette che egli interpreta, limitandosi a riderne per la stranezza e la simpatia. Da sempre, d’altronde, i critici della società che si affidano alla spietata ironia del teatro si trovano davanti un’immensa varietà di pubblico e critica, i quali, non sempre, sono disponibili ad approfondire e andare oltre al riso superficiale; basti pensare a quel che accadde a Totò, uno dei più grandi interpreti del cinema comico e satirico, attaccato aspramente ad inizio carriera per il suo stile surreale ed esasperato.

Alessia Telesca

foto: eventinellemarche.it; cronachemaceratesi.it

 

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